Basta fare una passeggiata nei centri delle grandi città per accorgersi che i locali di bubble tea sono ormai ovunque. Con le loro vetrine color pastello e le code di giovanissimi, queste "boutique del tè" hanno trasformato una bevanda orientale in un vero e proprio fenomeno pop, altamente instagrammabile. Nato a Taiwan negli anni ’80 – frutto delle sperimentazioni di un proprietario di una sala da tè con sciroppi e palline di tapioca – il bubble tea (chiamato anche boba) è oggi un mix di tè freddo, latte o creme, sciroppi e le celebri perle scure, le “bubbles”, appunto. Il successo di questa bevanda risiede nella sua doppia natura: si sorseggia con una cannuccia extra-large, ma allo stesso tempo si mastica, grazie alla consistenza gommosa delle perle.
Com’è fatto il bubble tea
La struttura del bubble tea è piuttosto complessa e declinata in numerose varianti. La versione classica prevede l'uso di latte vaccino, ma l'offerta si è evoluta includendo versioni con frutta fresca, gelato, polvere di matcha o rinfrescanti granite. Si parte da una base di tè, solitamente nero o verde al gelsomino, shakerata con ghiaccio per creare la schiuma superficiale. La parte cremosa è spesso ottenuta da preparati in polvere composti da sostituti del latte, glucosio e grassi vegetali come quelli di palma o cocco, che garantiscono una consistenza vellutata ma incidono sul contenuto di grassi saturi. Nei locali più attenti si trovano invece bevande liquide di avena o soia, o latte condensato (spesso di cocco). Il tocco finale è dato dai topping: le perle di tapioca, bollite in uno sciroppo di zucchero bruno, o le "popping boba", sfere nate da tecniche di sferificazione che racchiudono succhi di frutta.
Il bubble tea non è un semplice tè
Dal punto di vista nutrizionale, il bubble tea deve essere considerato un dessert più che una bevanda. Come pubblicato sulla rivista scientifica Food Science & Nutrition, queste preparazioni rientrano a pieno titolo nella categoria delle bevande zuccherate (Sugar-Sweetened Beverages). Lo studio ha analizzato la composizione degli zuccheri presenti – tra cui saccarosio, fruttosio e glucosio – rilevando che spesso vengono utilizzati sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio. Una porzione media contiene dai 20 ai 50 grammi di zucchero: perciò un singolo bicchierone da circa 470 ml può da solo superare il limite massimo di zuccheri aggiunti raccomandato per un'intera giornata. Questo elevato apporto, unito alle calorie dell'amido delle perle, rende il bicchiere uno spuntino molto energetico, capace di oscillare tra le 300 e le 500 calorie.
Altre indagini scientifiche hanno inoltre sollevato punti di attenzione riguardo alla qualità delle materie prime, degli additivi e dei coloranti. Alcune analisi hanno segnalato la possibile presenza di tracce di metalli pesanti nelle radici di manioca da cui si estrae la tapioca, poiché la pianta tende ad assorbire sostanze dal suolo. Inoltre, l'elevata densità delle perle e la presenza di additivi come gli addensanti possono rallentare i tempi di digestione in persone predisposte. È dunque importante guardare a questo drink con occhio critico, evitando di considerarlo un sostituto del semplice tè.
E per chi volesse provarlo…
Il consiglio è di trattare il bubble tea come uno sfizio del tutto occasionale, da concedersi una volta ogni tanto proprio come si farebbe con un dolce elaborato. Quando si ordina, è preferibile personalizzare la ricetta per renderla più leggera, ad esempio riducendo il livello di zucchero. Scegliere una base di tè verde o nero senza l'aggiunta di creme aiuta a eliminare la presenza di grassi, permettendo di apprezzare le note aromatiche dell'infuso. Infine, è bene sorseggiare la bevanda con molta calma e masticare accuratamente le perle per facilitarne la digestione ed evitare che diano problemi di pesantezza allo stomaco.





