Il legame tra il riposo notturno e il controllo del peso è ormai un fatto ben noto. Una cronica carenza di sonno, infatti, altera i delicati meccanismi ormonali che regolano la fame e la sazietà, spingendo quasi inevitabilmente verso un'alimentazione disordinata durante il giorno, ricca di fuori pasto e di cibi ipercalorici, con il chiaro risultato di favorire il sovrappeso. Ma c'è di più: un riposo insufficiente influisce negativamente anche sulla regolazione della glicemia, come ha già dimostrato uno studio dell'Università di Uppsala in Svezia, secondo cui dormire cinque ore o meno a notte aumentava il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 indipendentemente dalla qualità della dieta (ne abbiamo parlato qui). Tuttavia, si tende spesso a pensare che per subire questi effetti sia necessario soffrire di una forma grave di insonnia. In realtà, la ricerca scientifica sta dimostrando che non è affatto così: anche una riduzione minima e apparentemente innocua delle ore di riposo rispetto alle proprie abitudini è già in grado di produrre effetti misurabili sulla bilancia. Un recente studio è riuscito a individuare quanti minuti di sonno sottratti alla notte bastino per attivare questo meccanismo e influenzare la composizione corporea.
Il sonno cala e il peso aumenta
L'indagine scientifica in questione è stata pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine ed è stata condotta da un team di ricercatori della Columbia University di New York. Per comprendere meglio l'impatto del sonno nella vita di tutti i giorni, gli studiosi hanno deciso di superare i limiti delle ricerche passate, incentrate su privazioni estreme e poco sostenibili (come dormire solo quattro ore a notte). Hanno così reclutato 95 adulti che normalmente godevano di un buon riposo, compreso tra le 7 e le 8 ore per notte, e li hanno seguiti in due fasi distinte, ciascuna della durata di sei settimane: in una fase i partecipanti hanno mantenuto i loro normali orari, mentre nell'altra hanno posticipato l'ora di andare a letto di 90 minuti, riducendo il sonno effettivo di circa 80 minuti.
Durante tutto il periodo, ogni volontario è stato monitorato attraverso dispositivi da polso per verificare la reale durata del riposo e i livelli di attività fisica, mentre l'équipe medica ha misurato regolarmente parametri precisi quali il peso, la circonferenza della vita, la composizione corporea e i valori ormonali a digiuno. I dati raccolti hanno rivelato che questa lieve ma costante riduzione del sonno ha portato i partecipanti a guadagnare in media mezzo chilo in sole sei settimane. Inoltre, la carenza di riposo ha spinto i soggetti a diventare sensibilmente più sedentari, aumentando il tempo trascorso inattivi di circa 17 minuti al giorno, con picchi che hanno sfiorato la mezz'ora negli uomini e nelle donne in post-menopausa.
I ricercatori hanno spiegato che, sebbene mezzo chilo in sei settimane possa sembrare una variazione modesta, questo cambiamento è avvenuto in un lasso di tempo molto breve e rispecchia un'abitudine diffusa, dato che moltissimi adulti dormono regolarmente un'ora e mezza in meno del necessario. Pensando agli effetti a lungo termine, la perdita di meno di un'ora e mezza di sonno a notte nell'arco di un anno già potrebbe provocare un aumento di peso clinicamente significativo. Come ha sottolineato Marie-Pierre St-Onge, responsabile dello studio: “Concentrarsi solo sul seguire una dieta più sana e sul fare più attività fisica per compensare l'aumento di peso è semplicistico e può essere difficile da mantenere”.
In conclusione, se non si dorme a sufficienza i soli sforzi fatti a tavola e in palestra rischiano di non bastare perché il sonno è a tutti gli effetti una componente fondamentale per restare sia in salute che con un peso corretto.





