E se la dieta degli antenati fosse amica del cuore?


La cosiddetta Paleo diet è basata sugli alimenti ritenuti a disposizione dei nostri progenitori durante il Paleolitico, ossia prima del consumo di latte e derivati o dei cereali coltivati e trasformati. I risultati preliminari di un piccolo studio Usa dedicati al rapporto tra salute del cuore e questo regime dietetico sono stati appena presentati durante la Conferenza dell’American Physiological Society dedicata, appunto, alle malattie cardiovascolari.

"Pochissimi studi hanno esaminato gli effetti della dieta Paleo in persone apparentemente sane, nonostante venga per lo più seguita da salutisti e  appassionati di fitness”, ha commentato Chad Dolan, autore dello studio nonché ricercatore dell'Università di Houston. I ricercatori hanno quindi chiesto a otto persone in salute, che consumavano una tradizionale dieta occidentale-statunitense, ossia ricca di alimenti trasformati, di passare alla Paleo dieta per otto settimane, scegliendo solo cibi al naturale o minimamente trasformati. Tutti i partecipanti hanno ricevuto menu, ricette (ma le porzioni sono state lasciate libere) e una consulenza iniziale su come incorporare la dieta paleolitica nella vita di tutti i giorni. Quali i primi risultati? Nei partecipanti si è assistito a un aumento del 35% dei livelli di interleuchine-10 (IL-10), composti prodotti dal sistema immunitario con funzione antinfiammatoria (ad esempio, inibiscono la sintesi delle citochine, che sono mediatori del processo infiammatorio). Un valore basso di IL-10 è considerato un  fattore di rischio per la salute del cuore in chi ha anche un elevato grado di infiammazione. Al contrario, alti livelli di IL-10 possono contrastare le infiammazioni, fornendo un effetto protettivo per i vasi sanguigni. Infine, anche se lo studio non è stato progettato per promuovere la perdita di peso,  i soggetti coinvolti sono dimagriti: in media hanno ”spontaneamente” ridotto il loro apporto calorico del 22% e del 44 % i grammi di carboidrati.

Tuttavia, è bene ricordare che questo studio non ha incluso un gruppo di controllo con persone non a dieta, il che rende difficile determinare se i cambiamenti osservati nei biomarcatori dell'infiammazione è il risultato di scelte alimentari, della riduzione calorica o dei carboidrati. Nell’attesa di scoprirlo, il suggerimento di basare la propria alimentazione su alimenti naturali – e non inventati dall’industria - resta sempre e comunque valido!

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