I derivati poco noti delle carote

carote

Dalle carote si ottengono prodotti davvero versatili, a partire dalla farina fino al succo, che aggiungono colore, gusto e salute a tantissime ricette. Scopriamoli insieme

Quasi onnipresenti in cucina, dai brodi ai soffritti, dalle insalate agli spuntini fino ai dolci, le carote si possono considerare l'ortaggio per eccellenza. Gradite praticamente a tutti, grazie alla loro notevole ecletticità possono assumere forme golose e differenti, adatte per ogni momento della giornata, a partire dal colorato succo da bere a colazione, vitaminico ed energizzante. Ecco perciò alcuni dei suoi derivati più interessanti, alcuni meno conosciuti come la farina, il miele oppure i semi, e i loro impieghi a tavola e in cucina.

Il succo

Ricavato dalle carote fresche, si può preparare con una centrifuga o un estrattore. Oppure acquistare già pronto scegliendo tra quello a breve scadenza presente nel banco frigo, oppure il tipo pastorizzato tra gli scaffali. Oltre che berlo, il succo di carota si può utilizzare anche in cucina, ad esempio per colorare e insaporire gli impasti di pasta fresca, le salse come la besciamella e i dolci. Oppure come sostituto del brodo per zuppe e minestre oppure per cuocere un risotto, la pasta o altri cereali. Si presta, inoltre, come base o insolita aggiunta di sorbetti e cocktail. Da provare, ad esempio, un sorbetto al limone e zenzero con succo di carota come rinfrescante fine pasto. Oppure per l’aperitivo - al posto del tradizionale succo di pomodoro - in un originale Bloody Mary, anche analcolico. O, ancora, si può utilizzare al posto del latte per un sorprendente chai, il té indiano speziato.

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I semi

Della carota si possono utilizzare anche i semi, che si possono reperire in erboristeria o addirittura autoprodurre. Come? Facendo rispuntare le foglie dalle cime di carota che normalmente si eliminano: non ricrescerà la radice, ma, con un po’ di cure, le foglie prospereranno fino ad andare a fiore e poi a seme. Alla pari di altre piante delle ombrellifere, la famiglia botanica delle carote, ad esempio cumino, carvi, anice, liquirizia, finocchio e aneto, con i semi si preparano tisane dalle proprietà digestive e si possono aromatizzare piacevolmente liquori e grappe. Ma dai semi si ricava anche un olio essenziale dalle proprietà lenitive, antiossidanti e detossinanti, sia per uso cosmetico che fitoterapico. Questo olio essenziale non va confuso con l’oleolito di carota, che è invece ricavato dalla macerazione della radice in olio e si usa principalmente per la cura di pelle e capelli.

Il miele

Le api lo ricavano dai fiori di carota, soprattutto di piante selvatiche. Assolutamente da provare per le sue caratteristiche particolari e interessanti, anche se non si trova comunemente: alle nostre latitudini è prodotto principalmente in Sicilia e nel centro-sud della Francia. Il colore è quasi biscottato, la consistenza è ricca, pastosa e fondente, come un caramello. Il gusto è intenso, dolce, richiama il mou, il cioccolato bianco e il latte di cocco, tuttavia ha una nota leggermente erbacea con un finale balsamico e persistente, come di menta o eucalipto. Si abbina benissimo ai formaggi saporiti a pasta cremosa come taleggio, brie o camembert, ma anche al tempeh o ai funghi arrostiti. Infine è delizioso per arricchire vinaigrette, glasse e marinate, oppure per insalate di frutta, anche tropicale.

La farina

Dalla polpa di carote essiccate e macinate finemente, si ottiene una farina profumata, di un colore arancione delicato, naturalmente priva di glutine ma ricca di fibre e proteine. Questa farina si può impiegare in numerose preparazioni dolci e salate, come torte e frolle, pastelle per fritture, pancake e crespelle, pane e pasta fresca, farinata, e come addensante e insaporitore per besciamelle, creme e vellutate. Il suo utilizzo da sola, o abbinata ad altre farine, dipende ovviamente dalla ricetta. Essendo una farina di ortaggi è preferibile mescolarla alle farine di cereali negli impasti che richiedono una struttura. Inoltre, in commercio si trova anche miscelata ad amido di mais. Questa combinazione è particolarmente indicata da utilizzare come legante-addensante o per ottenere torte e dolci soffici. Un’avvertenza: cercate di acquistare farina di carote il più fresca possibile (leggete la data di produzione e quella di scadenza sulla confezione), poiché, invecchiando, tende a perdere fragranza, per acquisire un aroma più erbaceo, simile al fieno secco, e in effetti meno gustoso.

Il purè surgelato

Le carote si trovano nel banco dei surgelati in varie forme, pronte da utilizzare per i piatti più svariati, già ridotte in rondelle lisce o a zig-zag, cubetti, carotine baby, e così via. Tuttavia il formato certamente più versatile è il purè. Si tratta di semplicissima polpa di carote lessata, o cotta al vapore, e passata, che si presta a moltissimi usi. Ad esempio per cucinare rapidamente minestre, risotti e condimenti per la pasta, oppure come contorno, per arricchire di salute un purè di patate. Ancora, per rendere più morbidi e delicati polpette e polpettoni (anche vegetariani e vegani) e per preparare gnocchi, pasta fresca, pane e torte, sia salate che dolci. Attenzione all’etichetta per non confondere la purea in purezza con le vellutate pronte di carote a altri ortaggi, già condite e insaporite, che comunque, volendo, si prestano per alcuni degli usi salati elencati.

 


I derivati poco noti delle carote - Ultima modifica: 2021-06-16T07:46:56+02:00 da Sabina Tavolieri
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