Dieta e cefalea
Stare a casa vi fa venire mal di testa? Ecco gli alimenti da evitare e i consigli per prevenirlo

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In questo periodo di vita al chiuso la cefalea può diventare più frequente del solito e interessare anche i giovanissimi. Le ragioni sono tante e l’alimentazione può giocare un ruolo. Qui trovate i sei fattori scatenanti più comuni – i cosiddetti trigger – che è meglio conoscere, più qualche suggerimento pratico

La sveglia in orari diversi dal solito, la giornata trascorsa in ambienti chiusi, le lunghe sessioni davanti agli schermi, la diminuzione dell’attività fisica, le preoccupazioni dovute al lavoro, una dieta disordinata… Insomma, sono tante le ragioni che in questo periodo - ovviamente nei soggetti più sensibili - possono rendere più frequente la comparsa del mal di testa. Le condizioni o le sostanze che più comunemente contribuiscono alla cefalea vengono chiamati trigger, ossia grilletto in inglese. Il primo consiglio, forse il più importante, quando si parla di prevenzione è proprio quello di individuare i propri trigger individuali (ogni persona ha i suoi) e, possibilmente, evitarli il più possibile. Forse li trovate in questi sei qui sotto?

I trigger che accendono il mal di testa

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1. Istamina & Co. Esistono tante sostanze naturalmente presenti negli alimenti che possono dare fastidio come l’istamina, la tiramina e le altre amine vasoattive contenute nei formaggi stagionati, nel vino rosso o nella cioccolata, ma anche in banane e avocado. Oppure che aumentano a seguito della lavorazione industriali come nel caso del pesce in lattina. La maggior parte delle volte queste sostanze provocano – con meccanismi anche molto diversi - la cefalea per il loro effetto costrittore o dilatatore sui vasi sanguigni della testa. In effetti i cibi ricchi di istamina (oltre al vino formaggi stagionati, crostacei, crauti, salumi, conserve) o con proprietà istamino-liberatrici (fragole, pomodori, cioccolato) sono in grado di produrre reazioni avverse classificate come pseudo-allergiche: l’istamina, infatti, è il mediatore che provoca i tipici sintomi infiammatori delle risposte allergiche. Tuttavia, va ricordato che gli emicranici possono avere una bassa concentrazione di un enzima che serve a neutralizzare l’azione delle amine vasoattive presenti in molti alimenti, come i formaggi stagionati e il vino rosso.

2. Meglio non darsi all’alcol. Bere è una causa comune di cefalea ma anche della temibile emicrania a grappolo. Come sempre dipende dalla sensibilità individuale: per alcuni può bastare solo un calice di vino o un bicchierino di un distillato. Ancora non è chiaro se la colpa sia dell'alcol stesso o di altre sostanze presenti. Oppure, di entrambi. Alcuni studi, ad esempio, suggeriscono che la vodka e i vini rossi, in particolare i tipi con il più alto contenuto di istamina, siano i più problematici.

3. Meno caffè del solito? La riduzione o l’astinenza di caffeina (che può colpire i forti consumatori di caffè) è considerato un trigger: la caffeina, infatti, grazie al suo effetto vasocostrittore è una sostanza efficace nel prevenire e nel contrastare quelle forme di cefalea dovute a vasodilatazione (mentre altre forme di mal di testa possono peggiorare grazie alla caffeina). Una forma tipica di chi si alza al mattino con la testa leggermente dolente e ha bisogno subito del caffè per sentirsi meglio. Detto questo, va anche ricordato che troppo caffè può risultare pericoloso: secondo gli studiosi la dose massima di caffeina da non superare è di 400 mg al giorno (una tazza di caffè americano contiene 125 mg, una tazzina di espresso 80 mg, una tazza di tè 40 mg). Troppi caffè, oltre a problemi fisici, possono causare ansia e sintomi depressivi che peggiorano ulteriormente le condizioni psicologiche di un emicranico. La dose ideale da non oltrepassare è quella di 2-3 tazzine al giorno: così facendo non si rischiano né crisi di astinenza né gli effetti da sovradosaggio e ci si può giovare dell’azione antidolorifica del caffè.

4. Il glutammato che esalta. Usato nell’industria alimentare come esaltatore di sapidità e utilizzato in una varietà di alimenti, dai dadi da brodo fino ai cibi surgelati o in scatola, a salse e alle specialità internazionali. Nelle ricerche è risultato più aggressivo se consumato in liquidi come le zuppe. Oggi, in quanto considerato ingrediente poco salutare da parte dei consumatori, la sua presenza per fortuna è stata ridotta in alcuni prodotti italiani. Un tempo si pensava fosse l’unico responsabile del cosiddetto mal di testa da ristorante cinese, ma probabilmente ci sono anche altre sostanze coinvolte. Come i solfiti e i nitriti.

5. Occhio ai conservanti. I nitriti sono comunissimi conservanti alimentari particolarmente presenti nelle carni lavorate (wurstel, salsicce ecc.) e salumi vari. Ebbene il 5% delle persone che soffrono di emicrania hanno un attacco proprio nel giorno in cui consumano alimenti ricchi di nitrati. Uno studio pubblicato qualche tempo su mSystems ha scoperto che le bocche degli emicranici ospitano un numero significativamente maggiore di microbi con la capacità di modificare i nitrati rispetto a chi non soffre di emicrania. Di conseguenza si è fatta larga l’ipotesi che questa possa essere una delle cause della maggiore sensibilità degli emicranici per questo tipo di sostanze. In pratica, nei soggetti sensibili, una modesta assunzione di nitrati si amplificherebbe dando un marcato effetto vasodilatatore. Insomma, la responsabilità non sarebbe degli alimenti ma di questa caratteristica degli emicranici.

6. Meno sale è meglio. Al pari degli ipertesi, e specie se di una certa età, anche gli emicranici dovrebbero salare poco a tavola. In uno studio pubblicato sull’American Journal of public Health effettuato su quasi mille cefalalgici tra i 60 e gli 80 anni, chi riduceva il sale andava meno soggetto al mal di testa rispetto a chi non lo faceva e indipendentemente dalla pressione del sangue. Sono state fatte varie ipotesi sul rapporto inversamente proporzionale tra mal di testa e sale: l’aumento della pressione o della contrattilità a livello della muscolatura liscia dovute al sodio. Oppure di un’interferenza tra il sodio presente nel liquido extracellulare e ipereccitabilità dei neuroni.

E infine 4 consigli pratici

  1. Seguite un’alimentazione antinfiammatoria, evitando il consumo abituale dei cibi “a rischio” che non tollerate, e ricca di ortaggi, frutta e cereali integrali che contengono minerali come magnesio e potassio la cui carenza può facilitare il mal di testa.
  2. Compilate un diario alimentare dei pasti precedenti ogni volta che esordisce un attacco mal di testa e verificate i possibili collegamenti con qualche alimento.
  3. Evitate i cali di glicemia che possono scatenare il dolore, non saltate i pasti e a metà mattina e pomeriggio prendete l’abitudine di mangiare almeno un frutto.
  4. Anche bere serve. Assicurarsi una corretta idratazione è importante per prevenire la cefalea: resta valido l’usuale consiglio di assumere 1-1,5 litri di liquidi al giorno. E per cercare di evitare l’aumento del dolore o di ridurne l’entità assumere caffè o te, oppure infusi con zenzero in polvere (o fresco a fettine), dall'effetto antalgico, possono aiutare.
Stare a casa vi fa venire mal di testa? Ecco gli alimenti da evitare e i consigli per prevenirlo - Ultima modifica: 2020-04-04T09:58:19+02:00 da Barbara Asprea

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