Quando si parla di salute della bocca e alimentazione, il primo pensiero corre subito allo zucchero e al suo ruolo ben noto nello sviluppo delle carie. Ma la dieta influenza profondamente anche i nostri tessuti di sostegno, in particolare le gengive. La parodontite è un'infezione gengivale severa che colpisce milioni di persone: si stima infatti che oltre il 40% della popolazione nei paesi industrializzati mostri segni clinici di malattia parodontale e oltre il 10% manifesti forme gravi di questa malattia. Un problema che va ben oltre la bocca, essendo strettamente collegato ad altre patologie sistemiche come il diabete e le malattie cardiovascolari.
Oggi, per contrastare questo problema, la scienza ha individuato un nuovo possibile approccio: la dieta mima-digiuno. Ideata dal Professor Valter Longo (qui trovate un articolo dove viene spiegata in modo chiaro), si tratta di un protocollo nutrizionale che prevede 5 giorni di regime ipocalorico e vegano, da intraprendere ciclicamente durante l'anno. Il principio è quello di mimare gli effetti del digiuno fornendo comunque al corpo un apporto calorico e proteico ridotto: in questo modo si attivano processi di pulizia e rigenerazione cellulare e si abbassano drasticamente gli indici infiammatori.
Meno calorie, gengive più sane
Partendo proprio da questa forte azione antinfiammatoria, i ricercatori del prestigioso King's College di Londra hanno deciso di testare i benefici della dieta mima-digiuno su un gruppo di 28 persone in cura per parodontite. E i risultati del lavoro sono stati appena pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology.
Il campione è stato diviso in due gruppi: il primo ha proseguito con la propria alimentazione abituale, mentre il secondo ha seguito la dieta mima-digiuno per cinque giorni (consumando 1.100 calorie i primi due giorni, e 750 calorie nei successivi tre). Questo ciclo di cinque giorni è stato ripetuto tre volte nell'arco di sei mesi, affiancandosi alla normale pulizia dentale professionale.
Dopo sei mesi, le analisi hanno rivelato dati molto promettenti. I partecipanti che avevano seguito il protocollo mima-digiuno mostravano livelli di infiammazione nettamente inferiori rispetto al gruppo di controllo. La riduzione dei marcatori infiammatori è stata registrata sia a livello sistemico (nel sangue), sia a livello locale, analizzando il fluido crevicolare gengivale, ovvero il liquido che si trova nel solco tra dente e gengiva. In condizioni di salute, questo liquido sieroso svolge un'azione protettiva e antibatterica, ma in presenza di infiammazione (gengivite o parodontite), il suo volume aumenta e la sua composizione si modifica.
Il commento dei ricercatori
Ma in che modo questa restrizione calorica mirata riesce a spegnere l'infiammazione orale? Il professor Luigi Nibali del King's College London lo spiega così nell’articolo di presentazione dello studio: "Potrebbero esserci molteplici ragioni per cui il digiuno è benefico per i pazienti con malattie gengivali. Il digiuno riduce lo stress ossidativo nel corpo, una causa comune di infiammazione, che può danneggiare le cellule e il DNA. Anche l'assunzione di cibi altamente calorici e carboidrati raffinati, presenti ad esempio in torte e biscotti, può causare infiammazione: limitare questi alimenti riduce quindi lo stress ossidativo nell'organismo. È anche possibile che il digiuno abbia effetti benefici sul microbiota, la comunità di batteri del corpo che aiuta a mantenerlo in salute".
In sostanza, quello che mettiamo nel piatto ha un peso quasi equivalente a come usiamo lo spazzolino. "Il nostro studio suggerisce che le modifiche allo stile di vita potrebbero essere importanti per i pazienti, parallelamente a un corretto spazzolamento dei denti", ha aggiunto il dottor Giuseppe Mainas, primo autore dello studio.
Tuttavia, è fondamentale ricordare che la dieta mima-digiuno non è un rimedio fai-da-te. Come precisa lo stesso Mainas: "Potrebbero esserci pazienti per i quali la restrizione alimentare può essere pericolosa, come quelli con diabete, quindi i consigli dovranno essere mirati a gruppi di pazienti specifici".





