Più un dessert che un frutto!


La sua stagione è breve e conviene approfittarne. E poi il suo colore arancione - al pari della zucca - ci fa capire da subito la sua ricchezza di betacarotene. Sto parlando, ovviamente, del cachi, ossia il frutto di una varietà del diospiro, un albero che cresce spontaneamente in alcune zone della Cina e che da secoli viene coltivato anche in Giappone. In Occidente è arrivato relativamente da poco: nel XIX Secolo, prima negli Stati Uniti, poi in Francia e, infine, a fine Ottocento anche da noi, dove si è ambientato benissimo. Personalmente lo trovo fantastico, una sorta di dessert al cucchiaio che conclude con dolcezza un pasto ma senza appesantire (100 grammi forniscono 65 calorie) e fornendo preziose sostanze - oltre agli antiossidanti "arancioni" - ad esempio la vitamina C e la vitamina B, e le fibre. Il suo tenore zuccherino è simile a quello della frutta dolce come uva e banane: per questo degustarlo a fine pasto presenta l'ulteriore vantaggio di "diluire" i suoi zuccheri  (comunque naturali e meno aggressivi sulla glicemia di zucchero & Co) con gli altri alimenti consumati, a tutto vantaggio dell'impatto glicemico. Mica male, no?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome