Ridurre lo zucchero
Dolcificanti? Meglio soli che (mal) accompagnati

4.8 | 4 voto/i

Dalle bibite a zero calorie alle bustine per il caffè, durante la “stagione delle diete” l'utilizzo dei dolcificanti acalorici può aumentare. Perciò tornano particolarmente utili i risultati di un recente studio che ha trovato una relazione tra modalità di assunzione ed effetti sul metabolismo

Lo sappiamo: il primo consiglio resta sempre quello di ridurre lo zucchero, abituando il gusto a cibi naturalmente meno dolci. Tuttavia, non sempre ci riusciamo e allora cerchiamo di tagliare le calorie (o controllare la glicemia) con l’ausilio dei dolcificanti. Da tempo, in effetti, sono oggetto di studio gli effetti metabolici dovuti al consumo degli edulcoranti industriali aggiunti per ridurre – o azzerare – le calorie di bibite gassate, gomme, caramelle… In particolare, è stata dibattuta la loro effettiva utilità sul controllo del peso e della glicemia: ossia le due principali cause del loro consumo. Tra gli edulcoranti a zero calorie, il sucralosio è molto utilizzato, sia da solo che mescolato con altri dolcificanti calorici come le maltodestrine, allo scopo di ridurre le calorie e di modulare meglio il sapore dolce nel prodotto finale.

Se avete problemi di glicemia, fate attenzione

Ebbene, in un nuovo studio Usa pubblicato su Cell Metabolism, i ricercatori hanno monitorato in un gruppo di 45 persone (normopeso e senza problemi di glicemia) gli effetti del sucralosio, consumato da solo, come quando accade per una bibita priva di sostanze nutrizionali, oppure associato ad altri zuccheri, sia artificiali che naturali. Scoprendo che il sucralosio, assunto senza altri cibi contenenti carboidrati, non ha creato alterazioni metaboliche. Al contrario, quando abbinato ad altri dolcificanti – o a cibi contenenti carboidrati (la classica abbinata bevanda light più panino o patatine) – nei partecipanti veniva alterato il metabolismo dell’insulina-glicemia e anche la percezione del gusto, incrementando il desiderio di mangiare alimenti dolci.

Insomma, anche se i meccanismi non sono ancora chiari, sembra ormai abbastanza certo che il nostro cervello, quando “sente” il sapore dolce, mette comunque in moto delle reazioni metaboliche che sarebbe meglio evitare, ancor di più se si deve stare attenti alla glicemia.

 

Dolcificanti? Meglio soli che (mal) accompagnati - Ultima modifica: 2020-05-21T17:09:16+00:00 da Barbara Asprea

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome