Dimagrire con le bustine: capiamone un po’ di più


Da dietista, il mio approccio prevede solo l’utilizzo di alimenti. Ma mi è stato chiesto di parlare delle “diete con le bustine”, come vengono comunemente chiamate, in vendita nelle farmacie e che ultimamente stanno riscuotendo un certo successo a livello mediatico e, immagino, commerciale.

Si tratta di una nuova interpretazione (con differenze a seconda del produttore) delle diete chetogeniche, ossia di diete che inducono la chetosi allo scopo di dimagrire, perfezionate negli anni Settanta negli Usa principalmente grazie al lavoro di George L. Blackburn dell’università di Harvard. La chetosi è una condizione metabolica che si verifica quando un soggetto a digiuno (o che non assume più carboidrati) ha esaurito anche i depositi di zuccheri nel fegato e nei muscoli. Per sopravvivere, l’organismo comincia allora a utilizzare gli aminoacidi delle proteine endogene per produrre glucosio tramite un processo chiamato gluconeogenesi. Questo processo produce delle sostanze di scarto, ovvero i corpi chetonici (acetone, l'acetoacetato e il 3-idrossibutirrato) che normalmente vengono prodotti in piccole quantità e smaltiti per lo più dal rene e dai polmoni. Se però la loro produzione diviene molto elevata questi si accumulano mandando un soggetto in chetosi, ossia uno stato di acidosi metabolica. Una condizione che se non trattata può portare a gravissime conseguenze, come il coma, tipico dei diabetici scompensati. C’è da dire, che i corpi chetonici hanno un effetto anoressizzante ed eccitante sull’individuo, che perciò si sente tonico e non ha fame. Tradizionalmente, in ambito terapeutico, la dieta chetogenica classica (non integrata cone nelle bustine in vendita) è prescritta ai bambini molto piccoli sofferenti di epilessia (la chetosi riduce la frequenza degli attacchi epilettici). Le nuove diete chetogeniche “in bustina”, di competenza esclusivamente medica, inducono la chetosi nel paziente però la controllano, tramite integrazioni quotidiane sia di proteine (per evitare la perdita muscolare) che di altre sostanze utili per limitare al massimo i disturbi e le conseguenze della chetosi, dalla stipsi dall’emicrania, alla decalcificazione ossea. Tali diete in genere hanno un periodo stretto di chetosi di 3 settimane, al quale segue un periodo di mantenimento con durata variabile durante il quale si continua a perdere peso (sempre sotto controllo del medico).

Ovviamente, se poi il soggetto dimagrito (anche se con una decisa forzatura metabolica) ricomincerà con le vecchie (e scorrette) abitudini alimentari, il riacquisto del peso è garantito.

1 COMMENTO

  1. Vorrei provare questa dieta chetogenica,con l’aggiunta di un multivitaminico e l’alga spirulina per la durata di tre settimane,premetto ,mai fatta in vita mia,ho sempre associato proteine e carboidrati.Da quando ho preso 10 kg non sono riuscita a smaltire neanche un solo chiogrammo,per questo motivo vorrei provare.Mi può dare qualche consiglio utile ?Grazie.

    • Gentilissima Silvia, il mio post su questo tipo di dieta era solo a scopo informativo e non mi è possibile darle dei consigli specifici. Io mi occupo, difatti, solo di alimentazione naturale e bilanciata. Le faccio comunque tanti auguri e la ringrazio per avermi scritto, Barbara

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