Adipe localizzato, un cerotto “bruciagrassi” ce ne libererà?


Ammettiamolo, l’idea che oltre alla dieta e all’attività fisica ci possa essere un aiuto esterno per smaltire più velocemente gli “odiatissimi” depositi di grasso a livello di cosce, fianchi  o addome, può piacere a molti.  E anche se il cerotto in questione è stato studiato per scopi più seri, come il trattamento dell’obesità e del diabete, gli  effetti collaterali “estetici” saranno apprezzati.

Più nel dettaglio, su ACS Nano è stato da poco  pubblicato uno studio dove un gruppo formato da più centri universitari Usa ha sperimentato su animali di laboratori  un cerotto medicato che può trasformare il grasso bianco in grasso bruno. Mentre il grasso bianco ha il compito anche di fare da deposito di energia in eccesso stoccata sotto forma di trigliceridi, il tessuto adiposo bruno consuma energia aumentando il metabolismo complessivo del corpo. E se i neonati hanno una relativa abbondanza di grasso bruno, che li protegge dall'esposizione alle temperature fredde (consentendo di mantenere un equilibrio termico) purtroppo nell'età adulta, la maggior parte è perduta.

Non per niente sono anni che gli studiosi stanno cercando  delle terapie in grado di trasformare nell’adulto il grasso bianco  in tessuto adiposo bruno,  un processo che può succedere naturalmente quando il corpo è esposto alle temperature basse (vedi “la linea del freddo”). Tuttavia, fino a ora i farmaci che promuovono il brunimento dell’adipe devono essere somministrati come pillole o iniezioni, esponendo uttto l’organismo alla loro azione, con pericolosi effetti collaterali. Il cerotto sembrerebbe aver risolto questo problema  per la sua azione localizzata.

Nello studio in questione, i cerotti, attraverso farmaci di due tipi racchiusi in nanoparticelle, sono stati applicati ogni tre giorni per un totale di quattro settimane su gruppi di topi obesi oppure di controllo. Alla fine del periodo i topi trattati con uno dei due farmaci testati hanno avuto una riduzione del 20% di grasso sul lato trattato rispetto al lato non trattato. Hanno anche avuto significativamente livelli di glucosio più bassi rispetto ai topi non trattati. Inoltre le analisi genetiche hanno rivelato che la parte trattata conteneva più geni associati al grasso bruno rispetto al lato non trattato, suggerendo che sia i cambiamenti metabolici osservati, sia la riduzione del grasso bianco erano dovuti all'aumento di tessuto adiposo bruno.

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