Prevenire a tavola
Ecco perché cucinare è tutta salute (anche per la mente)

Una ricerca giapponese lo ha appena confermato: mettersi ai fornelli è un'ottima ginnastica per la mente. Scopriamo perché, a partire dai giovanissimi, questo gesto è tanto importante per il benessere e anche che, per fortuna, non occorre trasformarsi tutti in chef

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I mesi estivi, con la chiusura delle scuole e il tempo libero delle vacanze, offrono un’opportunità perfetta per dedicarsi a quelle attività che spesso si rimandano durante l’anno. Come passare del tempo in cucina insieme ai figli per insegnare dei piatti basic della nostra cucina tipo gli spaghetti al pomodoro. Sapersi destreggiare ai fornelli, infatti, è un'autonomia fondamentale per la propria vita. E saperlo già da ragazzi ha un impatto concreto che va ben oltre la preparazione di un pasto: migliora la qualità dell’alimentazione e aumenta l'autostima.

A confermarlo è stato anche un originale studio australiano di qualche tempo fa, nel quale è stato seguito un gruppo di universitari durante un corso di cucina: i ragazzi hanno mostrato un aumento della vitalità e del benessere mentale che persisteva ancora dopo sei mesi, indipendentemente dal fatto che avessero o meno modificato radicalmente i loro ingredienti a tavola (per un approfondimento sul tema, si può leggere questo articolo).

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Saper cucinare protegge il cervello degli anziani: il nuovo studio

Ma sapere cosa mettere nel piatto e come prepararlo è un patrimonio di competenze che ci si porta dietro per sempre e che continua a proteggerci anche quando l'età avanza. Una recente ricerca giapponese, pubblicata sul Journal of Epidemiology & Community Health, ha infatti gettato una nuova luce sul valore cognitivo della cucina per la popolazione anziana. Gli studiosi hanno seguito per sei anni quasi 11.000 persone di età pari o superiore a 65 anni che all'inizio del monitoraggio non presentavano segni di demenza. Attraverso questionari dettagliati, è stata valutata la frequenza con cui cucinavano a casa e il loro livello di competenza pratica. Al termine del periodo di osservazione, i dati hanno rivelato che chi preparava da sé almeno un pasto alla settimana mostrava un rischio di sviluppare demenza inferiore di circa il 30% rispetto a chi non cucinava affatto. Ma il dato più sorprendente riguarda chi si definiva poco esperto: in questo gruppo di anziani, il rischio di demenza è risultato fino al 70% inferiore. Questo dimostra che il beneficio non deriva dalla complessità o dalla perfezione della ricetta, ma dall’atto stesso di cimentarsi nella preparazione del cibo.

I motivi di questa protezione risiedono nella complessità stessa dell'atto culinario. Cucinare è a tutti gli effetti un esercizio mentale completo, una forma di stimolazione cognitiva accessibile e quotidiana. Richiede di ricordare procedure, pianificare i tempi, coordinare i movimenti e correggere gli imprevisti in tempo reale. In altre parole, un’ottima ginnastica mentale.

Tuttavia, i dati epidemiologici europei evidenziano che la progressiva perdita delle abilità culinarie di base è un fenomeno preoccupante che ormai non risparmia nessuna fascia d'età. Non si tratta più soltanto di giovani che non apprendono le basi in famiglia, ma di un trend generalizzato che spinge l'intera popolazione verso una crescente dipendenza da piatti pronti industriali e cibi ultra-processati, con inevitabili riflessi negativi sulla qualità della dieta.

Un patrimonio da salvare e da rivisitare (quando serve)

In Italia abbiamo la fortuna di avere come modello di riferimento quello mediterraneo, ricco di frutta e verdura, cereali, legumi, quantità limitate di cibi di origine animale e olio extravergine d’oliva. Proprio quest'anno, la nostra cucina è diventata patrimonio immateriale dell'umanità dell’UNESCO, a testimonianza della solidità di basi culturali e gastronomiche che non andrebbero disperse. Questo patrimonio, tuttavia, va rielaborato per andare incontro alle moderne esigenze nutrizionali: non significa rinunciare alla tradizione, ma adattarla a uno stile di vita più sedentario rispetto al passato, imparando a calibrare i condimenti e magari confinando i piatti più ricchi della domenica, come la parmigiana di melanzane della nonna, alle occasioni speciali.

Cucinare mediterraneo fa bene a corpo e mente

Mettersi ai fornelli non solo stimola il cervello e rafforza l'autostima a tutte le età ma quando si seguono modelli alimentari sani, come la dieta mediterranea, i benefici sul benessere di corpo e mente aumentano. E se i vantaggi dello stile mediterraneo su longevità o salute cardiaca sono molto noti, quelli sul benessere psicologico sono ancora poco conosciuti, sebbene da tempo siano stati individuati dalla ricerca scientifica. In soldoni: portare in tavola cibi di qualità riduce in modo concreto il rischio di soffrire di disturbi dell'umore. Questo impatto positivo è evidente sia negli adulti che nei più giovani. Ad esempio, uno studio italiano condotto sulla popolazione lombarda ha dimostrato che una forte aderenza al modello mediterraneo dimezzava le probabilità di manifestare sintomi depressivi (per approfondire, vedi questo articolo sulla popolazione adulta). Un risultato simile è emerso anche tra i ragazzi: una sperimentazione clinica ha provato che aumentare il consumo di cibi freschi e ridurre i prodotti industriali migliora sensibilmente il tono dell’umore in sole dodici settimane (l'analisi si può leggere in questo post sui giovani). Si pensa che tra le cause di questo effetto ci sia l'asse intestino-cervello: la flora batterica, nutrita da un'alimentazione equilibrata, produce la maggior parte della serotonina, il neurotrasmettitore che regola la felicità.

Insomma, approfittare della pausa estiva per trasmettere ai più giovani le basi della cucina significa fare un investimento per il loro futuro. Ma anche per il futuro di noi adulti, visto che gli anni passano per tutti…

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