Peperoncino: un diavoletto rosso dal cuore buono

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Una buona notizia per chi ama la cucina piccante: secondo una ricerca appena presentata dall’American Heart Association, i consumatori abituali di peperoncino vivrebbero più a lungo e sarebbero più protetti dalle malattie cardiache rispetto a chi non ne mangia. Capiamone, allora, un po’ di più e anche se sono necessari ulteriori studi

Anche quest’anno l’American Heart Association, ossia l’associazione dei cardiologi Usa, ha organizzato le “Scientific Session” dal 13 al 17 novembre, che però saranno virtuali per i noti motivi. Tra i primi studi presentati in questi giorni di convegni, certamente quello sul peperoncino è quello tra i più interessanti in tema di nutrizione.

Dai risultati preliminari della ricerca, che ancora non è stata pubblicata, sembrerebbe proprio che chi consuma abitualmente il peperoncino – a prescindere dal regime alimentare seguito - sia più protetto dall’insorgenza di malattie cardiovascolari, ma non solo. Un effetto protettivo sulla salute probabilmente dovuto alle diverse proprietà del diavoletto rosso – o meglio del suo principio attivo, la capsaicina - come quelle antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali e di controllo sulla glicemia.

Amare il piccante ha fatto la differenza

Per analizzare gli effetti del peperoncino sulla mortalità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno esaminato 4.729 studi presi da cinque database sanitari (Ovid, Cochrane, Medline, Embase e Scopus). E alla fine la loro scelta è ricaduta su quattro ampi studi di popolazione, che avevano il merito di includere sia i risultati sulla salute dei soggetti testati che i dati sul loro consumo di peperoncino. Più nel dettaglio, sono stati presi in considerazione i dati di oltre 570mila persone viventi negli Stati Uniti, Italia, Cina e Iran, mettendo a confronto i risultati di chi consuma regolarmente il peperoncino con chi ne mangia raramente o con chi non ne consuma mai. L'analisi ha rilevato che gli abituali consumatori di peperoncino, rispetto agli altri due gruppi di consumatori scarsi o assenti, presentavano:

  • una riduzione relativa del 26% della mortalità cardiovascolare;
  • una riduzione relativa del 23% della mortalità per cancro;
  • una riduzione relativa del 25% della mortalità per tutte le cause.

Va detto che questi risultati provengono da studi osservazionali, nei quali si individuano delle associazioni ma non un rapporto tra causa e effetto. Di conseguenza, serviranno degli ulteriori studi - ma di tipo diverso - per individuare sia il rapporto diretto causa-effetto, che anche le eventuali dosi di capsaicina considerate terapeutiche.

D'altro canto, non si può negare che questa nuova analisi abbia confermato i risultati emersi da altri importanti studi. Come quello del 2017 condotto dall'Università del Vermont (Usa) e pubblicato su PLoS ONE, nel quale il consumo abituale del peperoncino risultava associato a una riduzione del 13% della mortalità, per lo più a decessi dovuti a malattie cardiache o a ictus.  Anche allora i dati utilizzati, relativi a oltre 16mila soggetti, erano stati ricavati dal NHANES (National Health and Nutritional Examination Survey) un importante studio di popolazione Usa, e coprivano un arco di tempo di 23 anni. Da ricordare che gli autori avevano ipotizzato che l’effetto protettivo della capsaicina potesse essere dovuto anche alla sua azione sulla circolazione a livello coronarico o a quella antimicrobica, in grado di influenzare la composizione del microbioma intestinale.

Insomma, in attesa che sperimentazioni future ci forniscano maggiori certezze, chi ama il peperoncino sarà ancora più contento di metterlo nel piatto. Ad esempio, con le tante ricette disponibili nel sito di Cucina Naturale ma anche, se si bada alla linea, con la mia Dieta al peperoncino per una settimana di menu very hot! 😉

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Peperoncino: un diavoletto rosso dal cuore buono - Ultima modifica: 2020-11-16T07:55:29+01:00 da Barbara Asprea
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