Che la dieta mediterranea seguita in modo corretto sia uno degli stili alimentari più protettivi e anti-age è noto da tempo. Ma da qualche anno stanno aumentando le evidenze scientifiche che seguire questo stile alimentare risulti efficace anche per la longevità del cervello e le capacità cognitive. In effetti la mediterranea abbonda di antiossidanti, flavonoidi e composti bioattivi che riducono l'infiammazione e lo stress ossidativo a livello neuronale. Queste sostanze, presenti per lo più negli alimenti vegetali, sono fondamentali per sostenere i processi di apprendimento e la memoria. Ma ora sappiamo che oltre a mangiare regolarmente cereali integrali, legumi o ortaggi, anche il modo in cui vengono conditi può influenzare la salute del cervello.
A sostenere che l’utilizzo abituale dell'olio extravergine d'oliva – e non degli oli di oliva raffinati – sia una delle cause per l’azione sulla longevità mentale della dieta mediterranea è un’interessante ricerca spagnola pubblicata su Microbiome: la prima ad analizzare specificamente il ruolo dell'olio d'oliva nell'interazione tra microbiota intestinale e funzione cognitiva. Se fino a oggi dell’extravergine si conoscevano gli effetti sulla salute cardiaca e metabolica, quelli sul sistema nervoso sono ancora poco investigati.
Una ricerca lunga due anni
Il team di studiosi ha seguito un gruppo di 656 partecipanti (con un’età media di 65 anni, di cui il 47,9% donne) per un periodo di due anni. I soggetti, già reclutati in un grande studio spagnolo sulla dieta mediterranea (PREDIMED-Plus), presentavano condizioni di sovrappeso o obesità e sindrome metabolica, fattori che aumentano statisticamente il rischio di declino cognitivo. I ricercatori hanno incrociato le informazioni raccolte tramite campioni organici e questionari alimentari con i risultati di una batteria completa di test neuropsicologici effettuati sia all’inizio che alla fine della ricerca. Questo monitoraggio ha permesso di osservare con precisione come la varietà dei microrganismi intestinali si modificasse in risposta al tipo di olio consumato, influenzando direttamente le prestazioni della memoria e del ragionamento.
I dati raccolti hanno mostrato una realtà inequivocabile: i partecipanti che hanno consumato abitualmente olio extravergine hanno ottenuto punteggi migliori nei test cognitivi e hanno mantenuto un microbiota molto più diversificato. Al contrario, un consumo elevato di olio di oliva raffinato è risultato associato a una perdita della biodiversità batterica e a un peggioramento delle funzioni mentali più veloce rispetto alla media. Questo significa che l'impatto sulla salute del cervello dipende in modo determinante dalla tipologia di grasso scelta per condire e cucinare.
Il link tra microbiota e cervello
Il cuore di questa interazione risiede nell'asse intestino-cervello. Il microbiota, ovvero l'insieme di microrganismi che popola il nostro intestino, agisce come un centro di elaborazione: trasforma i componenti della dieta in molecole che possono raggiungere il sistema nervoso. Quando la qualità dei grassi ingeriti è elevata, come nel caso dell'olio extravergine ricco di polifenoli, si favorisce la crescita di batteri che producono sostanze protettive per i neuroni. Al contrario, l'uso abituale di grassi ultra-processati o raffinati altera questa popolazione batterica, inviando segnali che possono accelerare l'invecchiamento cerebrale.
La qualità dell'olio conta
Come già ricordato, il punto cruciale emerso dal lavoro dei ricercatori è che non tutti gli oli d'oliva hanno benefici per la funzione cognitiva ed esiste una differenza netta tra l’extravergine e l'olio d'oliva raffinato. Il primo, ottenuto esclusivamente con spremitura meccanica, mantiene intatto il suo patrimonio di polifenoli, antiossidanti e altri principi attivi. Tutte sostanze che fungono da vero e proprio nutrimento per alcuni batteri intestinali, tra cui spicca il genere Adlercreutzia. Questo microrganismo aumenta sensibilmente in chi consuma olio extravergine e la sua presenza è risultata direttamente proporzionale a una migliore tenuta delle funzioni cognitive globali.
Gli oli raffinati di oliva, al contrario, subiscono processi industriali che ne impoveriscono il profilo nutrizionale. Privando così gli oli, secondo i ricercatori, degli elementi necessari per interagire positivamente con l'intestino. “La nostra ricerca rafforza l'idea che la qualità del grasso che consumiamo sia importante quanto la quantità”, conclude Jordi Salas-Salvadó, autore principale dello studio, “l'olio extravergine d'oliva non solo protegge il cuore, ma può anche aiutare a preservare la funzionalità del cervello durante l'invecchiamento”.





