Intestino e alimentazione
Trattiamo bene il nostro intestino

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Intestino, organo troppo attivo o, al contrario, “pigro”. Iniziamo a capire quali sono le cause e i pochi accorgimenti che servono per vincere questi problemi una volta per tutte. Senza farmaci

I problemi intestinali sono oggi molto frequenti ed esercitano un discreto richiamo mediatico. Anche in autogrill ormai, tra un toast e una brioche, fanno capolino libri che trattano di questo spinoso argomento. Così tanto interesse è scatenato dal fatto che ciò che disturba l’intestino ha un ruolo centrale per il benessere e per la qualità della vita in generale. Lo sanno bene coloro che soffrono di morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa e anche noi medici che ci occupiamo di queste persone. Ma anche solo chi accusa crampi dopo aver mangiato, o deve correre in bagno più volte al giorno, sa bene quanto invalidante possa risultare un disagio di questo genere. Ma perché i problemi intestinali si stanno così tanto diffondendo? Forse, provando a capirne meglio l’origine, potremo dare una spiegazione al fenomeno… e magari anche una cura!

Una reazione di difesa

In un’ottica olistica, in cui l’organismo viene considerato nella sua interezza, la diarrea è spesso solo la naturale conseguenza all’ingestione di sostanze che il nostro apparato digerente non è in grado di “gestire”. È quindi, per il medico dalla mente aperta, una reazione difensiva. Questo è il caso degli intolleranti al lattosio, lo zucchero del latte, che, rimanendo indigerito nell’intestino, richiama acqua e ci spinge in bagno. Ma il meccanismo funziona anche per molte altre molecole più o meno sgradite o che, per diverse cause, restino non digerite: ciò che permane nell’intestino e non può essere assimilato richiama acqua per osmosi. Si tratta dunque di un meccanismo di difesa collaudato che, salvo pericolo di vita o di disidratazione, come nel caso del colera, non dovrebbe essere mai interrotto. Pur sembrando dunque ragionevole che l’intestino si liberi delle scorie tossiche o indigerite, un gran numero di pazienti, in tale situazione, non resiste alla tentazione di “fermare” il flusso con rimedi di ogni genere. Spesso si tratta di farmaci che non risolvono il problema alla radice.

No ai “tappi” farmacologici

Mettere un “tappo” farmacologico in fondo al canale digerente non pare essere una buona idea, soprattutto se lo sforzo che il corpo sta facendo è proprio quello di liberarsi da una tossina. Troppo spesso vediamo persone con la scatolina di pastiglie in borsa, così da poter andare a lavorare, a ballare o a fare sport anche se stanno male. Il sintomo sparisce ma l’infiammazione dovuta alla sostanza indesiderata che il corpo si trova a gestire permane, e continua a fare danni all’organismo. Leggendo bene cosa contiene quella pastiglia, scopriremo che tra i principi attivi più usati vi sono in realtà degli oppiacei morfinosimili (Loperamide), di cui si sfrutta l’attività di blocco della peristalsi intestinale. Questi principi attivi sono molecole oppioidi (il loro effetto è bloccare l’intestino) che hanno una lieve preferenza nella specificità d’azione verso l’apparato digerente invece che verso il cervello. In una condizione di forte infiammazione come quella che spesso accompagna un fenomeno dissenterico, tuttavia, la barriera ematoencefalica (quel “filtro” che impedisce a sostanze nocive di raggiungere il cervello) potrebbe essere molto più permeabile che in condizioni normali. Ciò può esporre a un rischio consistente chi faccia un uso frequente di questi farmaci, purtroppo molto diffusi. Lasciare fare alla natura, spesso, è davvero la via migliore, anche se questo significa cambiare abitudini alimentari.

Prima cosa: cercare le cause

Come aiutare dunque un intestino che fa le bizze? La prima cosa da fare è senza dubbio quella di identificare la causa più probabile della “scarica”, che può dipendere da un colpo di freddo dopo aver mangiato, dall’ingestione di un cibo avariato, da un ciclo di antibiotici piuttosto che da un virus intestinale. Vi sono però molte situazioni in cui una causa non è visibile, e sono purtroppo le più frequenti: quelle legate a un ripetuto sovraccarico alimentare di allergeni specifici. I nomi per questo tipo di patologie si sprecano: colite irritativa, ipermotilità intestinale, dispepsia, colon irritabile, dissenteria idiopatica, sindrome dissenterica...

I gruppi di alimenti critici e la flora intestinale

Una soluzione efficace per il controllo naturale di un colon irritabile è quella che disinfiamma gradualmente l’intestino attraverso una rotazione degli alimenti che, da un’attenta anamnesi alimentare, siano risultati più problematici per il paziente (anche prima dell’aggravarsi del problema). Attraverso tale rotazione si induce di nuovo tolleranza nei confronti di quegli alimenti, in un tempo di solito abbastanza breve, ottenendo tra l’altro una stabile guarigione e remissione del problema. Gli alimenti più frequentemente disturbanti sono all’interno del gruppo alimentare dei latticini (latte, burro, yogurt, formaggi), del glutine (frumento, segale, orzo, farro, kamut), dei lievitati (prodotti da forno, formaggi, alcolici), del nichel (cacao, pomodoro, kiwi, mais), del sale (salumi, salse, scatolame, condimenti). Consentendo il consumo a rotazione dei gruppi alimentari verso i quali il paziente ha mostrato sensibilità si ha spesso una piena remissione dei sintomi e una guarigione definitiva da tutti i fastidi intestinali che da tempo accompagnavano le vostre giornate. Una seconda importante attenzione, che facilita un rapido recupero, è il ripristino di un’adeguata flora batterica intestinale, con probiotici selezionati. Ricreare il proprio “bosco” intestinale naturale con batteri buoni protegge l’intestino dagli effetti irritanti del cibo e difende da possibili alterazioni future. Rotazioni alimentari volte al ripristino della tolleranza e il reinnesto di una flora microbica adeguata sono i rimedi principali per la buona funzionalità e l’equilibrio dell’intestino.

E se l’intestino è pigro?

Nei casi di stipsi, invece, il problema è opposto. Ma qui la soluzione è alla portata di tutti (con l’esclusione di quelli, rarissimi, il cui intestino sia gravemente occluso, che devono immediatamente recarsi in Pronto soccorso): occorre mangiare fibra, in grande quantità. Quelli che protestano perché si chiede loro di mangiare (sempre) integrale, di scegliere spesso legumi e di consumare almeno le cinque porzioni di frutta e verdura consigliate dall’Oms, devono ricordare che l’uomo primitivo assumeva quantità elevatissime di fibra (si parla addirittura di 100 grammi/giorno contro i 10-12 della dieta odierna dell’americano medio), e che quindi il nostro tubo digerente è ottimizzato per quelle quantità e non per le nostre, talvolta ridicole. Ricordarsi che l’apparato digerente esiste, che legge il mondo esterno con efficienza e che risponde agli stimoli che l’hanno costruito centinaia di migliaia di anni fa, può essere un piccolo passo verso una salute più completa. Senza una dieta ricca di fibre, grassi e liquidi, senza l’abitudine al movimento e senza una masticazione prolungata non è ragionevole credere che l’intestino possa funzionare alla perfezione. Molto importante è anche la componente psicoemotiva. Diarrea e stipsi sono dunque segnali di malessere che il medico non deve in alcun modo sopprimere, ma solo controllare, rimuovendo prima possibile le cause alla base del disagio stesso.

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