Meglio prevenire
Non solo verde: anche il tè nero fa bene

Buone notizie per gli amanti di questa bevanda: una grande ricerca cinese ha riconfermato i possibili benefici del tè nero, ma oltre alle dosi contano anche la forza dell'infuso e la temperatura

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Sorseggiarsi una bella tazza di tè per riscaldarsi e tirarsi un po' su è uno dei piccoli piaceri che ci regalano le temperature autunnali e invernali. E in effetti, secondo la FAO, il tè è la bevanda più consumata al mondo dopo l'acqua. Quasi tutti i tè che beviamo nascono dalla stessa pianta, la Camellia sinensis, e cambia solo il trattamento delle foglie. Quelle del tè nero sono lasciate ossidare a lungo, cioè a contatto con l'aria, e diventano scure e di gusto deciso. Per il tè verde l'ossidazione è limitata, e per questo resta chiaro e delicato.

Il tè verde e il tè nero

Di solito consigliamo il verde, considerato il più salutistico perché meno lavorato. Lo abbiamo scritto anche in un nostro pezzo di febbraio, dove una rassegna degli studi pubblicata su Beverage Plant Research lo indicava come il più studiato. Quella stessa rassegna notava però che anche il nero, il più bevuto in Europa, ha risultati favorevoli nei grandi studi di popolazione. Ma è proprio così? Entrambi contengono polifenoli, sostanze di origine vegetale con proprietà antiossidanti, che interessano molto i ricercatori per il loro possibile effetto sui vasi sanguigni.

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Cosa dice la ricerca

La risposta arriva da uno studio di un gruppo cinese, pubblicato sul Journal of Internal Medicine. I ricercatori hanno seguito quasi 486 mila adulti in Cina per oltre nove anni. In quel periodo si sono registrati quasi 15 mila casi di malattie cardiovascolari e chi beveva tè con regolarità ha avuto un rischio più basso dell'11% rispetto a chi non lo beveva.
Il tè nero ha dato risultati più costanti del verde. Però è importante sottolineare che non vanno messi in competizione i due tipi, ma ricordare che anche il consumo abituale di tè nero può dare dei benefici.

Conta anche come si beve

Tra chi beveva tè almeno una volta alla settimana, il rischio più basso era intorno alle 6-8 tazze al giorno. È un dato dello studio, non una quantità da raggiungere. Contava anche la forza dell'infuso: i valori migliori sono stati associati al tè di forza media, non a quello molto carico. Pesava poi la temperatura: chi lo beveva bollente mostrava un rischio più alto, anche se i ricercatori non hanno chiarito il motivo né indicato da quale temperatura il rischio aumenti. Infine, il rischio più basso è risultato nei bevitori abituali di tè, non fumatori e che fanno attività fisica: cioè il tè sembra proteggere meglio all'interno di uno stile di vita sano. Va ricordato che lo studio è osservazionale e quindi può fare solo delle associazioni, a differenza degli studi clinici che possono mettere in relazione una causa con gli effetti.

In conclusione, il consiglio è quello di restare sulle 2-4 tazze al giorno. Conviene alternare tè nero e tè verde, per esempio il nero al mattino (in genere più ricco di teina, ossia la caffeina del tè) e il verde nel pomeriggio, senza lasciare le foglie troppo a lungo in acqua. Meglio aspettare che si intiepidisca, ed evitare di berlo abitualmente durante i pasti, perché può ridurre l'assorbimento del ferro dei vegetali.

 

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