Bere un semplice cappuccino al bar o concedersi un gelato alla panna può provocare in alcune persone dei fastidiosi disturbi alla pancia. Quando si manifestano queste reazioni, significa che si è sviluppata l’intolleranza al lattosio, lo zucchero presente nel latte e nei suoi derivati. Alla base di questa intolleranza c’è una condizione biologica chiamata ipolattasia (o malassorbimento), che consiste nella ridotta capacità dell’organismo di produrre la lattasi, l’enzima necessario per digerire questo zucchero. Si tratta di una condizione molto comune, visto che in Italia questa tipologia di malassorbimento riguarda la maggioranza degli adulti, con una quota stimata addirittura tra il 50% e il 70% della popolazione. Va detto che non tutte le persone con ipolattasia hanno anche la classica intolleranza al latte, ma solo il 30-50% ne soffre, anche se le ragioni non sono state del tutto comprese. Meglio, allora, fare un po’ di chiarezza tra le due condizioni, che sono collegate ma non del tutto sovrapponibili.
L’ipolattasia o malassorbimento. Rappresenta uno stato di base e indica la scarsa presenza o l’assenza dell’enzima lattasi sui microvilli che ricoprono l’intestino tenue, sede della digestione. La conseguenza è la ridotta capacità dell’organismo di scindere il lattosio nei suoi due componenti fondamentali, ovvero il glucosio e il galattosio, che perciò arriva al colon non digerito (o solo parzialmente digerito).











