Pance sottosopra
Intestino irritabile: alla ricerca della dieta perfetta

Dieta low-FODMAP, modello mediterraneo o senza glutine? Un ampio studio clinico ha messo a confronto i risultati a lungo termine di diversi trattamenti nutrizionali per la cosiddetta colite, valutandone l'efficacia e la sostenibilità nel tempo. E i risultati sono molto interessanti

foto: Unsplash
Vota post

Una fitta improvvisa alla pancia o un gonfiore che rende difficile allacciare i pantaloni, o giornate in cui l'intestino sembra non trovare mai pace. Sono sintomi che quasi tutti hanno provato almeno una volta, ma quando diventano cronici si tratta di una condizione chiamata Sindrome dell'intestino irritabile (IBS), o più comunemente colite. Questo disturbo dell'interazione tra asse intestino-cervello colpisce in Italia il 5% delle persone con una maggiore frequenza in generale tra le persone di età inferiore ai 45 anni. Tuttavia, in ogni fascia d'età, si registra una netta e costante disparità di genere: le donne ne soffrono in misura doppia rispetto agli uomini. Va detto che la colite non è una patologia pericolosa ma a seconda della sua “invadenza” può minare la qualità di vita nonché il benessere psicologico.

Fino a oggi, la gestione a tavola si è basata su consigli generici: mangiare a orari regolari, evitare pasti troppo abbondanti, ridurre i grassi, il caffè, gli alcolici e i cibi piccanti o ricchi di zuccheri semplici. Negli ultimi anni, tuttavia, l'attenzione di medici e nutrizionisti si è concentrata sulla riduzione dei FODMAP, un acronimo inglese che indica piccoli carboidrati a catena corta altamente fermentabili. Questi zuccheri richiamano acqua nel canale digerente e vengono fermentati rapidamente dalla flora batterica, provocando gas e tensioni addominali nei soggetti più sensibili.

Advertisement

La nuova ricerca: quattro strategie a confronto

Per capire quale sia il trattamento più efficace, una imponente ricerca scientifica pubblicata da poco sulla rivista Clinical Nutrition ha messo a confronto l'efficacia, la sicurezza e la facilità di gestione di quattro diversi approcci dietetici, analizzando i risultati di 10 trial clinici controllati randomizzati per un totale di 939 pazienti adulti. Questi i quattro modelli dietetici esaminati nel dettaglio dallo studio.

  • Dieta a basso contenuto di FODMAP (Low FODMAP Diet). Prevede la drastica riduzione temporanea di cibi ricchi di zuccheri fermentabili, tra cui latticini (lattosio), frumento, legumi, e specifici frutti e ortaggi come mele, pesche, prugne, cipolle, cavoli e funghi.
  • Diete basate sul modello mediterraneo (Mediterranean-based dietary interventions). Include la classica dieta mediterranea (ricca di olio extravergine d'oliva, pesce, cereali integrali, frutta e verdura) e la sua variante specifica MED-LFD (Mediterranean Low-FODMAP Diet), che unisce le proprietà antinfiammatorie della cucina mediterranea a una selezione di vegetali a basso tenore di FODMAP (come agrumi, mirtilli, banane, carote, patate, zucchine e melanzane).
  • Consigli dietetici tradizionali (Traditional Dietary Advice). Basati sulle linee guida ufficiali, non eliminano intere categorie di cibi ma si concentrano sulla regolarità dei pasti e sull'esclusione dei principali irritanti della mucosa intestinale, come i cibi eccessivamente grassi, le spezie piccanti, la caffeina e l'alcol.
  • Diete emergenti (Starch- and sucrose-reduced diet e Gluten-free diet). Comprendono la dieta a ridotto contenuto di amido e saccarosio (SSRD), che limita gli alimenti a base di cereali raffinati e i dolci per ridurre i deficit di digestione enzimatica, perché in alcuni la carenza di specifici enzimi impedisce di digerire questi zuccheri, facendoli arrivare interi nel colon dove fermentano. E la dieta senza glutine (GFD), orientata a eliminare i cereali e tutti gli alimenti contenenti questo complesso proteico.

L’efficacia è diversa

I risultati del confronto tra i diversi approcci potrebbero essere il primo passo per cambiare o, quanto meno, arricchire i consigli dietetici per affrontare l’intestino irritabile.

  • La dieta Low-FODMAP. Conferma un beneficio costante nel breve periodo sulla riduzione immediata dei sintomi, ma non mostra una superiorità statisticamente significativa rispetto agli altri approcci sul lungo termine.
  • Stile mediterraneo a basso contenuto di FODMAP (MED-LFD). Questa particolare variante della dieta mediterranea  ha mostrato i dati più promettenti per ottenere un controllo stabile e duraturo della patologia nel tempo, facendo registrare i tassi di risposta terapeutica più elevati (tra il 70% e l'81% nei dati di follow-up dei singoli trial) e un netto miglioramento della qualità della vita rispetto al modello mediterraneo classico o ai consigli tradizionali.
  • I consigli tradizionali. Pur avendo un'efficacia complessiva inferiore rispetto ai protocolli rigidi, restano uno strumento prezioso grazie alla massima accettabilità, ai costi nulli e alla facilità di gestione.
  • La dieta ridotta in amido e saccarosio (SSRD). È emersa come la vera alternativa alla Low-FODMAP. Ha dimostrato la stessa efficacia nel controllo dei sintomi, ma con un grande vantaggio pratico: i pazienti riescono a mantenerla molto più facilmente nella vita quotidiana.
  • La dieta senza glutine. Ha mostrato i risultati più altalenanti e insoddisfacenti. È utile solo in un ristretto sottogruppo di persone (circa il 30% dei pazienti, probabilmente soggetti con sensibilità al glutine non celiaca) e non va considerata una soluzione universale.

La conclusione della ricerca è un messaggio di libertà per i pazienti: non esiste una dieta perfetta universale, ma il percorso va cucito dallo specialista su misura per ogni persona in base ai sintomi, alle abitudini e alla possibilità di sostenere la dieta nel tempo.

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome