Quando decidiamo di metterci a dieta, il consiglio che sentiamo ripetere più spesso è sempre lo stesso: meglio fare le cose con calma. Dimagrire in modo graduale, senza stressare l’organismo, e adottando uno stile alimentare più salutare viene considerato un approccio più sicuro per non riprendere subito tutti i chili persi con gli interessi, evitando il famoso effetto yo-yo. Tuttavia, secondo certe tendenze attuali, potrebbe convenire seguire delle diete fortemente ipocaloriche per accelerare i tempi. Prima di parlarne, però, facciamo una premessa fondamentale: stiamo parlando di percorsi mirati a persone con problemi di obesità (cioè con un Indice di Massa Corporea uguale o superiore a 30) e non di chi vuole semplicemente smaltire due o tre chiletti per la prova costume. Per chi ha solo un po' di pancetta, l'approccio moderato a zero stress resta sempre consigliabile.
Due velocità diverse
Le certezze sul ritmo ideale del dimagrimento sono state scosse durante il recente Congresso Europeo sull'Obesità (ECO 2026) di Istanbul, grazie a uno studio norvegese condotto dai ricercatori del Vestfold Hospital Trust. L'indagine ha coinvolto quasi trecento adulti (precisamente 284 partecipanti, di cui il 90% donne) con obesità, divisi in due gruppi sottoposti a regimi alimentari differenti nel ritmo, ma basati sugli stessi cibi raccomandati dalle linee guida di sana alimentazione. Il primo gruppo ha seguito un programma d'urto molto restrittivo per 16 settimane, partendo da meno di 1.000 calorie al giorno per le prime 8 settimane, per poi risalire per gradi (fino a meno di 1.500 calorie). Il secondo gruppo ha invece adottato il classico approccio graduale, con un deficit calorico più morbido (assestandosi su un consumo medio di circa 1.400 calorie al giorno). Entrambi i percorsi prevedevano poi un identico periodo di mantenimento (36 settimane) altamente supervisionato per prevenire le ricadute.
Uno studio italiano ha dato lo spunto
Per comprendere il valore di questa ricerca, bisogna guardare a un importante studio italiano su larga scala (pubblicato su Obesity Science & Practice) che ha fissato i veri traguardi clinici del dimagrimento. L'obiettivo medico, infatti, non è semplicemente far scendere l'ago della bilancia, ma raggiungere parametri precisi capaci di abbattere il rischio a 10 anni di malattie cardiovascolari, diabete e problemi articolari. Questi parametri di sicurezza corrispondono a un Indice di Massa Corporea sceso a un valore pari o inferiore a 27 e a un rapporto tra la circonferenza della vita e l'altezza uguale o inferiore a 0,53. I ricercatori norvegesi volevano proprio capire quale dei due metodi, quello rapido o quello lento, fosse più efficace per portare i pazienti a tagliare questo traguardo salvavita.
Che risultati dopo un anno?
I dati emersi dopo 12 mesi dall’inizio dello studio sono stati sorprendenti. Il gruppo sottoposto al dimagrimento rapido non solo ha perso più peso nella fase iniziale a 16 settimane (-12,9% del peso corporeo totale contro l'-8,1% del gruppo lento), ma a distanza di un anno ha mantenuto un calo ponderale decisamente superiore (-14,4% contro -10,5%). Ancora più importante, una percentuale nettamente maggiore di persone nel gruppo rapido è riuscita a centrare i famosi parametri di sicurezza: il 28,3% ha raggiunto un BMI sotto il 27 (contro appena il 9,7% del gruppo lento) e il 33% ha ottenuto il giusto rapporto vita-altezza (contro il 18,4%). Il dimagrimento veloce, insomma, non ha innescato il recupero dei chili, dimostrando un'ottima stabilità sul lungo periodo.
Le prime reazioni sono positive
Di fronte a questi dati, le reazioni da parte degli esperti sono state incoraggianti, seppure con qualche cautela. C'è un generale interesse per questi risultati, che dimostrano come una forte restrizione calorica iniziale non comporti automaticamente una perdita sproporzionata di massa muscolare o un rallentamento metabolico capace di sabotare il mantenimento futuro. Tuttavia, gli studiosi sottolineano con fermezza un aspetto cruciale: il successo di questo approccio è indissolubilmente legato all'ambiente clinico in cui è stato condotto. I pazienti non sono mai stati lasciati soli con una dieta drastica, ma hanno ricevuto un supporto continuo, sia nutrizionale che comportamentale, per l'intero arco delle 52 settimane. Questo conferma che le terapie d'urto possono funzionare in modo eccellente per trattare l'obesità, ma richiedono sempre una rigorosa supervisione professionale, allontanando in modo categorico l'idea di poter ricorrere al fai da te.





