Dieta e microbiota
Provate l’accoppiata kefir + fibre (e l’infiammazione si spegne)

A tavola l’unione fa la forza: quando il kefir si combina con fibre prebiotiche, il microbiota produce più sostanze antinfiammatorie rispetto a quando vengono assunti separatamente. Capiamone qualcosa di più

Kefir e fibre proprietà: riduce l'infiammazione?
foto: Unsplash
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Da prodotto di nicchia, conosciuto soprattutto dagli appassionati di alimentazione naturale, il kefir è diventato negli ultimi anni sempre più diffuso, fino a comparire stabilmente nei banchi frigo dei supermercati. Questo crescente interesse non dipende solo dal suo gusto fresco e leggermente acidulo, ma anche per la connessione tra alimenti fermentati – denominati probiotici se contengono microrganismi con attività, appunto, probiotica – e la salute del microbiota intestinale.

Conosciuto da secoli nelle regioni del Caucaso, il kefir si ottiene aggiungendo al latte particolari “grani”, piccole strutture naturali che ospitano una comunità complessa di batteri e lieviti. Dal loro lavoro nasce una bevanda naturalmente ricca di fermenti, oltre che di proteine di buona qualità, calcio e vitamine del gruppo B. Accanto alla versione tradizionale esiste anche il kefir d’acqua, ottenuto con zucchero e aromi, ma il principio della fermentazione resta lo stesso.

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Come ormai è abbastanza noto, il microbiota non è coinvolto solo nella digestione, ma partecipa alla regolazione di funzioni molto più ampie. Tornando al kefir, si è visto che il suo consumo, influenzando la composizione della flora intestinale, potrebbe essere in grado d’influenzare la risposta glicemica dopo i pasti (se ne parla qui), mentre altre ricerche hanno evidenziato un legame tra kefir, microbiota, infiammazione cronica e rischio metabolico (se ne parla qui).

Tuttavia, si sa anche che per l’equilibrio della flora intestinale non basta introdurre microrganismi benefici: è fondamentale nutrirli con le fibre vegetali (ossia i cosiddetti prebiotici), che rappresentano il loro principale substrato energetico e ne determinano l’attività. Quando le fibre vengono fermentate, i batteri intestinali producono sostanze bioattive che contribuiscono alla salute della mucosa intestinale e alla regolazione delle risposte immunitarie. È proprio su questo meccanismo che si è concentrata una nuova ricerca dell’Università di Nottingham (Gran Bretagna), valutando l’effetto combinato di kefir e fibre prebiotiche sull’infiammazione sistemica.

La ricerca in breve

Pubblicata sul Journal of Translational Medicine, la ricerca ha previsto un intervento nutrizionale controllato della durata di sei settimane che ha coinvolto solo adulti sani. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi. Il primo ha assunto quotidianamente una combinazione definita synbiotic (ossia che contiene sia probiotici che prebiotici) composta da 170 ml di kefir fermentato e 10 g di fibre prebiotiche. Il secondo gruppo ha ricevuto solo fibre prebiotiche sotto forma di inulina (20 g al giorno). Il terzo integratori di omega-3 (500 mg al giorno), mentre il quarto non ha ricevuto alcun supplemento, fungendo solo da gruppo di controllo.
Per valutare gli effetti dell’intervento, i ricercatori hanno analizzato nel sangue una serie di proteine coinvolte nei processi infiammatori (considerate perciò dei marker infiammatori), confrontando i valori prima e dopo le sei settimane.

Kefir e fibre, proprietà e risultati

Tutti e tre gli interventi nutrizionali hanno determinato una riduzione significativa dei marker infiammatori rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, la combinazione di kefir e fibre ha prodotto l’effetto maggiore, con una diminuzione sia più marcata che più estesa delle proteine coinvolte nella regolazione dell’infiammazione e delle risposte immunitarie, tra cui interleuchine e altre molecole chiave. Questo risultato suggerisce che l’associazione tra microrganismi vivi e fibre fermentabili può esercitare un’azione più completa rispetto all’assunzione isolata di uno solo di questi componenti.

Il ruolo del butirrato

Un elemento particolarmente interessante emerso dallo studio riguarda il butirrato, una sostanza prodotta dai batteri intestinali durante la fermentazione delle fibre. I ricercatori hanno osservato che l’aumento dei livelli di butirrato era associato a una riduzione significativa di alcune molecole pro-infiammatorie, in particolare l’interleuchina-6, indicando un possibile meccanismo attraverso cui il simbiotico esercita i suoi effetti.
Il butirrato è noto per il suo ruolo nel sostenere la salute intestinale. Rappresenta infatti la principale fonte di energia per le cellule del colon, contribuisce a mantenere l’integrità della barriera intestinale e partecipa alla regolazione delle risposte infiammatorie.
Del butirrato ne avevamo già parlato quando uno studio (qui l’articolo) aveva mostrato che il consumo regolare di mandorle ne aumentava la produzione. Questo conferma che non è solo la presenza di microrganismi benefici a essere importante, ma anche la disponibilità delle fibre che ne sostengono l’attività metabolica.

L’importanza delle fibre prebiotiche

Tra le fibre utilizzate nello studio vi era l’inulina, una fibra solubile naturalmente presente in alimenti come cicoria, topinambur, cipolle, porri, asparagi e carciofi. La fermentazione di questa fibra da parte dei batteri intestinali nel colon dà vita ad acidi grassi a catena corta, tra cui il butirrato, associati a effetti favorevoli sull’integrità della mucosa intestinale e sulla regolazione delle risposte infiammatorie.
Anche altri alimenti ricchi di fibre fermentabili, come legumi, cereali integrali e frutta a guscio, contribuiscono a sostenere questo processo, favorendo un microbiota più attivo dal punto di vista metabolico.

Una sinergia da ricordare a tavola

In conclusione, i risultati dello studio confermano che l’effetto degli alimenti fermentati dipende in larga parte dalla loro interazione con le fibre alimentari. Il kefir introduce microrganismi vivi, mentre le fibre forniscono il substrato necessario perché possano produrre composti benefici. Questo rafforza l’idea che la salute intestinale non dipenda da un singolo gruppo di alimenti ma dall’equilibrio complessivo della dieta e dalla presenza regolare di alimenti di origine vegetale.

 

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