Ridurre la dose di zuccheri in cucina è un facile obbiettivo per chiunque


Imporre una riduzione forte della percentuale di zuccheri alle industrie alimentari è un obbiettivo difficile e ambizioso che però diventa molto facile se realizziamo da noi biscotti, torte, creme e tanto altro controllando con intelligenza e sapienza le materie prime utilizzate.

Dove fallisce l’industria alimentare ci sono ampi margini e opportunità per segnare personalmente grandi progressi di salute utilizzando in cucina in maniera opportuna le tante materie prime che abbiamo a disposizione e che spetta a noi saper usare con cognizione di causa se ci teniamo a stare bene.

La riflessione prende spunto dal sostanziale insuccesso di una sorta di imposizione data dal governo inglese alle aziende alimentari operanti sul territorio, l’obbiettivo molto ambizioso riguardava una importante riduzione delle percentuali di zuccheri nei prodotti realizzati.

Il tutto nell’ambito prevalente della produzione dolciaria o similare, quindi i classici biscotti, muffin, torte o merendine pronte fino ad arrivare a cioccolati e derivati, caramelle, gelati e così via.
L’idea del governo era quella di ipotizzare un taglio del 20% delle dosi di zuccheri da realizzarsi entro il 2020 con un primo taglio importante del 5% entro il 2017.

I dati del resoconto di controllo che ha monitorato l’andamento delle lavorazioni produttive uscito alcune settimane fa ha però evidenziato un quadro molto lontano dagli obbiettivi prefissati.

Del resto per chi conosce bene il mondo dell’industria alimentare si tratta di una riduzione drastica e irrealistica se considerata dal punto di vista delle aziende le cui dinamiche di realizzo e l’appeal che si ostinano a voler dare ai prodotti consentono ben pochi margini.

Per questo l’obbiettivo nobile del governo è apparso a molti abbastanza difficile, non perché non sia giusto (anzi probabilmente bisognerebbe andare oltre il 20% complessivo), ma perché manca probabilmente di un elemento preliminare teso al cambiamento del concetto di dolce non solo per le aziende, ma anche per i consumatori.

Eppure come dicevo noi personalmente mentre cuciniamo dolci in casa, prassi sempre altamente raccomandabile rispetto a comprarli già pronti per quanto comodi, possiamo facilmente andare ben oltre i tagli immaginati dal governo inglese.

Ci aiutano in questo elementi sensoriali e aromatici come le spezie e le erbe, le bucce degli agrumi piuttosto che tutta la frutta fresca in generale, per non parlare della frutta secca che è un concentrato naturale di dolcezza con il supporto anche di quella secca in guscio.

Poi abbiamo a disposizione una collezione di dolcificanti da modulare e dosare con intelligenza sfruttando quelle che sono le loro cariche aromatiche di base.

Escludendo lo zucchero bianco del tutto neutro e cominciando dai mieli, ma andando molto più in la in fatto di validità nutrizionale e minore impatto glicemico, abbiamo veramente tanto su cui contare.

E di questo vedrò di darvi al più presto una dimostrazione valida presentandovi un dolce di base con la sua metamorfosi di benessere che nulla ha tolto alla bontà, ma molto all’impatto delle componenti più deleterie come gli zuccheri!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome