L'ingrediente da scoprire
Alchechengi: la bacca nello scrigno


Da settembre incominciano a maturare i vitaminici frutti dell'alchechengi, dall'aspetto e dal sapore inconfondibili. Un piccolo tesoro!

Più che in natura siamo abituati a vederle nelle vetrine delle pasticcerie, candite o ricoperte di cioccolato. Sono le colorate bacche dell’alchechengi, una pianta molto comune, tossica in ogni sua parte a eccezione dei frutti (le bacche, appunto) che si raccolgono a partire dal mese di settembre. Le bacche mature assumono una tinta arancio e hanno un sapore rinfrescante che ricorda quello del pompelmo ma anche del pomodoro. Nelle zone soleggiate possono diventare molto dolci. Contengono sostanze antiossidanti, tanta vitamina C e in più svolgono un’azione foto di Laila Pozzo diuretica, antisettica e sedativa.

Alchechengi sotto vetro

Ricavate una quarantina di bacche fresche di alchechengi e lasciatele a bagno in acqua con un cucchiaino di bicarbonato per una decina di minuti. Scolatele, risciacquatele bene e sistematele in un grande barattolo di vetro per conserve, già sterilizzato. Preparate una salamoia di acqua pura (ossia senza cloro) e sale (non iodato). La salamoia deve contenere il 2% di sale rispetto al peso di acqua necessaria. Coprite le bacche con la salamoia, chiudete ermeticamente il barattolo e conservatelo in un luogo buio e a temperatura ambiente per un periodo massimo di 6 mesi. Usatele per insaporire e colorare insalate, antipasti e verdure miste.

Carta d’identità

Che cos’è: la pianta dell’alchechengi fa parte della famiglia delle solanacee come le patate e i pomodori. Oltre a crescere selvatica in tutta Italia, viene coltivata a scopo decorativo e per la sua resistenza alle temperature molto basse.
Dove si raccoglie: l’alchechengi vegeta in territori pianeggianti o collinari fino a circa 1000 metri di altezza sul mare. Generalmente colora i prati incolti o le rive dei fiumi preferendo terreni calcarei e umidi.
Caratteristiche particolari: i frutti maturano all’interno di un bel rivestimento a forma di lanterna dapprima verde e poi arancione. Pian piano quest’ultimo. Seccando, assume l’aspetto e la consistenza di una rete.
Il suo uso in cucina: come qualsiasi frutto, è buono al naturale e da solo. Oppure può essere aggiunto per colorare macedonie e insalate oppure frullato per dolci, gelati e sorbetti. Essiccato, si conserva fino a un anno e va consumato come una sorta di uva passa.
Il consiglio: l’alchechengi è ricchissimo di pectina ed è quindi utilissimo aggiunto alle marmellate o alle gelatine grazie all’effetto addensante di questa sostanza. Inoltre può prendere il posto del limone regalando al composto un tono piacevolmente acidulo.


Alchechengi: la bacca nello scrigno - Ultima modifica: 2020-09-09T08:00:00+02:00 da Redazione
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