Che cosa fai per aiutare l’ambiente?

Mani che proteggono piantina su terra arida
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Che cosa faccio, di piccolo, piccolissimo o un po’ più grande, per evitare di finire tutti arrosto?

“Oggi tra i climatologi si stanno diffondendo disturbi tipo quelli dei reduci del Vietnam”. Da quando a un convegno su cibo e sostenibilità che si è avuto in maggio a Milano un relatore (persona dall'aria seria e competente) ha pronunciato questa frase, non me la sono più tolta dalla testa. Mi sono immaginata questi severi scienziati che vedono nel futuro e si preoccupano per il pianeta, su quello che sarà il destino nostro, e ancor più dei nostri figli. Sarà forse perché sono madre, perché mi considero ecologista da sempre, perché amo la natura, perché sono di mio ansiosa - non so cosa pesi di più - insomma questa frase su di me ha avuto un effetto notevole, e mi ha stimolato una riflessione che voglio condividere con voi, per invitarvi a pensarci un po’ su: che cosa faccio, di piccolo, piccolissimo o un po’ più grande, per aiutare l'ambiente, per evitare di finire tutti arrosto?

SCELTE PIÙ O MENO OBBLIGATE

In realtà, il problema è che la consapevolezza, almeno a me, talvolta fa vivere male certe scelte più o meno obbligate. Per esempio, prendere un aereo per una vacanza: ho sempre la coscienza di quanto inquina.  Acquistare in giro l’acqua in una bottiglietta di plastica, ogni volta mi dico che devo portarmi dietro la borraccia, ma ancora non ho iniziato a farlo. Devo dire che invece uso l’auto il meno possibile: guadagnerei un’ora di vita al giorno rispetto al lungo itinerario coi mezzi verso il lavoro, ma riguardo a queste alternative – l’auto oppure mezz'ora a piedi più due tragitti in treno – la scelta l’ho fatta da subito. E per quanto possa essere pesante la vita da pendolare, un poco è alleggerita dalla coscienza di non contribuire all'inquinamento della città.

CIBO: VEGETALE, VICINO, SENZA SPRECHI

Ma veniamo al cibo. Alcune scelte di consumo che ho, in particolare il fatto di preferire in prevalenza alimenti di origine vegetale, è già un buon presupposto. Limitare i prodotti non italiani a quelli che non possono che arrivare da lontano, tipo caffè, cacao, certe spezie, evitando, per esempio, di mangiare le pere in primavera, quando in genere sono argentine. Superare l’infantile soddisfazione da “frigo pieno” e fare la spesa piuttosto un po’ di meno che di più, così da evitare gli sprechi (in questo mi aiuta mio marito, fautore da sempre del frigo vuoto o quasi). E scegliere, a parità di qualità, alimenti confezionati che non esagerano con gli imballaggi.

A questo proposito, mi riprometto di visitare uno di quei negozi di prodotti sfusi, non solo di cibo, che si stanno moltiplicando nelle città. Spesso hanno un’aria un po’ pauperistica, una sensazione che certo nasce da decenni di pubblicità televisiva e infatuazioni da belle etichette colorate ed accattivanti. Ma siamo grandi abbastanza per concentrarci sulla sostanza delle cose.

Che cosa fai per aiutare l’ambiente? - Ultima modifica: 2019-05-28T17:23:34+00:00 da Venetia Villani

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