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Ma il tè ci fa bene? Dipende anche da quale scegliamo

Il tè, soprattutto quello verde, è associato a diversi benefici per la salute. Una recente review scientifica ha fatto il punto sulle virtù di questa amatissima bevanda, mostrando però che non tutte le tipologie sono ugualmente efficaci

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Che il tè sia salutare è un’opinione ormai diffusa, soprattutto quando si parla di tè verde. Ma quanto sono solide le prove scientifiche e cosa sappiamo davvero sui suoi effetti a lungo termine? Una recente review pubblicata sulla rivista Beverage Plant Research ha messo insieme decenni di studi sull’uomo, affiancati da ricerche sperimentali, per capire quali benefici del tè siano ben documentati, quali ancora promettenti e, soprattutto, in quali casi il modo di consumarlo rischia di ridurne o annullarne gli effetti. Il quadro che emerge è articolato: il tè, in particolare quello verde, si conferma una bevanda interessante per la salute, ma non tutte le versioni in commercio sono equivalenti.

Il tè è amico del cuore (e del metabolismo)

Tra gli effetti meglio documentati del consumo di tè ci sono quelli sul sistema cardiovascolare (e anche qui ne avevamo parlato). Le prove più solide riguardano una riduzione del rischio di malattie cardiache e della mortalità complessiva nelle persone che bevono tè con regolarità. Secondo i dati analizzati nella review, quantità moderate – in genere una o due tazze al giorno – sono associate a benefici su pressione arteriosa e livelli di grassi nel sangue. Il tè verde è il più studiato, soprattutto nei paesi asiatici, ma anche il tè nero, consumato più frequentemente in Europa, mostra associazioni favorevoli nei grandi studi di popolazione.

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Accanto al cuore, il tè sembra avere un ruolo anche nel metabolismo: diversi studi indicano un’associazione con un minor aumento di peso nel tempo e con un rischio più basso di diabete di tipo 2, anche se su questo fronte i risultati non sono sempre univoci e dipendono molto dal contesto e dalle abitudini alimentari complessive.

Effetto anti-age del tè sul cervello

Un capitolo interessante della review riguarda il nostro organo più prezioso. In questo blog avevamo già affrontato il tema del tè verde e salute cerebrale, commentando uno studio giapponese che segnalava un miglioramento della concentrazione e della gestione dello stress già con una-due tazze al giorno (ecco il link all’articolo). Tornando a oggi, la review riporta che i bevitori abituali di tè, in particolare di tè verde, mostrano in diversi studi una minore probabilità di declino cognitivo con l’avanzare dell’età.

Una meta-analisi (considerata tra le forme più robuste di analisi statistica) citata nelle review che ha coinvolto quasi 60mila persone, suggerisce un’associazione tra consumo di tè verde e migliori prestazioni cognitive, soprattutto nella fascia tra i 50 e i 70 anni. Secondo gli autori, responsabili di questi effetti potrebbero essere non solo i polifenoli, ma anche la teanina, un amminoacido tipico del tè, capace di attraversare la barriera emato-encefalica e associato a effetti rilassanti e di supporto alle funzioni cognitive.

Altri benefici meno noti del tè

Accanto a cuore e cervello, la review prende in considerazione altri effetti potenzialmente rilevanti, soprattutto nell’invecchiamento. Alcuni studi suggeriscono che il consumo di tè possa essere associato a una minore perdita di massa muscolare negli anziani e a una migliore funzionalità fisica, anche se in questo caso le prove nell’uomo sono ancora limitate.

Più convincente appare invece l’azione antinfiammatoria: diversi studi riportano livelli più bassi di alcuni marker infiammatori nelle persone che consumano regolarmente tè, un effetto che potrebbe contribuire indirettamente ai benefici osservati su cuore e metabolismo.

Come scegliere il tè giusto

È uno dei punti più originali di questa review: tutti i prodotti a base di tè non offrono gli stessi benefici. Il tè preparato al momento, a partire dalle foglie, conserva una quota significativa di composti bioattivi. Al contrario, molti tè industriali – in bottiglia o in versione bubble tea – subiscono lavorazioni che ne riducono il contenuto di polifenoli e, soprattutto, aggiungono ingredienti che ne cambiano completamente il profilo nutrizionale.

I tè in bottiglia contengono spesso zuccheri aggiunti o dolcificanti, aromi e conservanti. Anche quando sono “senza zucchero”, possono includere edulcoranti artificiali che, secondo la letteratura, non sono neutrali dal punto di vista metabolico. In questi casi, il rischio è che i benefici del tè vengano attenuati o del tutto compensati da altri effetti indesiderati. Il caso del bubble tea è ancora più emblematico. Questa bevanda, a base di tè ma arricchita con perle di tapioca, latte o creme vegetali e sciroppi zuccherini, apporta quantità significative di calorie, grassi saturi e zuccheri. In questo contesto, il tè diventa un ingrediente marginale, lontano dalla bevanda salutare descritta negli studi scientifici.

Effetti collaterali del tè

Gli autori della review affrontano anche alcuni timori ricorrenti, come la presenza di residui di pesticidi o metalli pesanti. Tuttavia, considerando le quantità che effettivamente passano nell’infuso, il consumo regolare di tè non rappresenta un rischio per la popolazione generale. Resta invece sensato variare le fonti e privilegiare prodotti di qualità.

Un ultimo aspetto da considerare riguarda l’assorbimento di alcuni nutrienti. Questa bevanda, in effetti, può ridurre l’assorbimento del ferro di origine vegetale, un’informazione utile soprattutto per chi segue un’alimentazione plant-based.  In questo caso è consigliabile evitare di pasteggiare abitualmente sorseggiando tè.

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