Farmaci e cibo: un rapporto da conoscere (ultima parte)


Attenzione a cosa si beve

L’acqua a temperatura ambiente è senza dubbio il liquido ideale col quale ingerire i medicinali. Tra l’altro mandar giù pillole senza bere è  un errore poiché i liquidi svolgono varie azioni utili: impediscono l’eventuale adesione tra il farmaco e le mucose di esofago o stomaco e facilitano il suo dissolvimento e il passaggio all’intestino. Meglio, inoltre, evitare acqua o bevande troppo calde o fredde, in quanto alterano la velocità di transito gastrico (calde lo rallentano, fredde lo accelerano), e le acque alcaline se si assumono farmaci, come alcuni antibiotici, che possono legarsi ai minerali.

Le bevande che - al contrario dell’acqua - creano più problemi sono quelle alcoliche: generalmente l’accoppiata alcol-farmaci è imprevedibile, e di conseguenza può essere piuttosto pericolosa, meglio evitarla. Un consiglio che diventa però un divieto quando si assumono farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale: tranquillanti, antidepressivi, sonniferi, perché l’alcol ne potenzia gli effetti sedativi. Inoltre è provata anche l’interazione tra alcol e farmaci anticoagulanti orali (warfarin): questo interferisce con l’attività farmacodinamica. Tra l’altro anche porzioni abbondanti di alimenti ricchi di vitamina K (verdure a foglia verde, fegato, avocado) possono ridurre l’efficacia del trattamento anticoagulante e perciò se ne sconsiglia il consumo.

Inoltre, per varie ragioni sono sconsigliabili: tutte le bevande acide (succhi di frutta, pomodoro, bevande gassate tipo cola), specie se si assumono penicilline; il latte per gli antibiotici che legano il calcio; le bevande nervine contenenti caffeina, che possono aumentare o contrastare l’effetto terapeutico; tè o tisane e infusi per il loro contenuto di tannini in caso si assumano integratori minerali che possono legarsi ai sali e impedirne l’assorbimento. Restando in tema di tisane, spesso si tende a trascurare l’interferenza tra piante medicinali e farmaci, non solo prodotti fitoterapici titolati con una certa attività terapeutica, ma anche tisane o infusi, che possono avere delle molecole attive capaci di interferire coi medicinali. Ad esempio potenziandone l’effetto, come può essere il caso dell’iperico e gli antidepressivi o i prodotti di erboristeria per favorire il sonno (biancospino, kawa-kawa) con gli ipnotici veri e propri. Infine, da almeno una decina di anni è stata scoperta l’interazione  tra succo di pompelmo e farmaci. Questo agrume contiene delle sostanze che potenziano l’effetto del farmaco ed è meglio non assumerlo con alcune categorie di farmaci. Per non correre rischi, è sempre bene chiedere consiglio al medico...

 

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