A proposito della carne e della scelta vegetariana


Oggi mi sono imbattuta in una piccola raccolta di bei racconti di Raffaele La Capria “La lezione del canarino”, un personalissimo bestiario dello scrittore napoletano. Mi piaceva postarvi il primo breve racconto, perché l’ho sentito molto vicino alle scelte e alla sensibilità nostre e dei nostri amati lettori,  vegetariani e non. E per rendere il tutto un po’ leggero, una bella ricetta vegana come quella della foto, ci cade ...a fagiolo!

Il peccato originale

Le leggi emanate dal re Coetzee II quando salì al trono di Amerindia erano ispirate ad onesti principi che non tutti sentivano ma che la sua autorità imponeva. Egli credeva che "non si può fare quel che si vuole a chi è in nostro potere", fosse pure un animale. E perciò invocava non solo umanità verso gli schiavi e i prigionieri di guerra, ma invocava altresì un'etica che non riguardasse esclusivamente l'uomo. Sapeva bene che la sistematica e silenziosa uccisione degli animali ai pubblici macelli era una necessità per la sopravvivenza del suo popolo, e sapeva che a causa di ciò si rinnovava il peccato originale, anche se non era percepito come tale.

Perciò fece emanare l'editto che avrebbe dovuto rendere ciascuno consapevole e responsabile della carne che mangiava e dello strazio da cui proveniva. I banditori, per suo ordine, proclamarono in tutte le regioni del regno questo editto: “Chiunque voglia mangiare un pollo, una lepre, un fagiano, un coniglio eccetera può farlo a questa condizione: che non si limiti a farselo servire in un piatto, non si limiti a considerare dopo averlo assaggiato se è cucinato bene e con i giusti sapori, ma sia obbligato ad uccidere l'animale che mangerà. Uccida il suo pollo, la sua lepre, il suo fagiano, il suo coniglio, ne veda scorrere il sangue, ne senta il fremito del corpo e l'agitarsi delle penne mentre usa il coltello, e poi potrà pure mangiarselo. Era questo il costume dei nostri avi cacciatori, così si procuravano il cibo e il diritto di mangiarlo, e così sapevano quel che mangiavano”.

Ci fu chi invece del pollo, della lepre, del fagiano o del coniglio, preferiva una bistecca al sangue, e si rivolse al giudice per risolvere il suo caso. Il giudice decise: “Si faccia il calcolo di quanto pesa un bue e di quanto pesa la bistecca, ossa comprese. Si veda quante bistecche debbano essere mangiate per arrivare al peso di un bue, e dopo cento, mettiamo, o mille bistecche, chi le ha mangiate sia obbligato dalla legge a uccidere il suo bue con le proprie mani, con l'attrezzo che si usa nei macelli, un cuneo di ferro sparato in mezzo alla fronte, tra i due occhi che guardano terrorizzati, perché ogni animale sa quel che gli vien fatto”. E fu così che anche essi seppero quel che mangiavano.

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