Come evitare gli ingredienti nascosti?


Editoriale pubblicato sul numero di giugno, in vendita in edicola, nei negozi specializzati in prodotti biologici, in molti supermercati, per abbonamento (se linkate scendete nella pagina, le offerte sono in basso!) e, in formato digitale, online  

Negli anni, con il susseguirsi delle normative, prima nazionali e poi europee, la trasparenza delle etichette dei prodotti alimentari è andata sempre crescendo. Con gli ultimi Regolamenti, per esempio, è aumentato il corpo minimo dei caratteri stampati, per favorire la lettura; si è imposta l’evidenziazione degli ingredienti potenzialmente allergizzanti; la tabella nutrizionale è diventata un obbligo per tutti i cibi. Ma resta ancora una parte in ombra: sono gli ingredienti nascosti, i cosiddetti coadiuvanti tecnologici, in pratica additivi utilizzati nella preparazione e che non dovrebbero più avere una funzione nel cibo pronto per la vendita, per esempio additivi di un ingrediente.

Ci si può chiedere perché non venga scritto tutto, ma proprio tutto, sia entrato nella preparazione di un alimento, visto che poi verrà ingerito. La risposta è che, in una legge, se si impone qualcosa lo si deve anche poter verificare, e spesso questi “additivi di ingredienti” non sono più rintracciabili. Più o meno.

Per parecchi anni ho curato test comparativi per il periodico il Salvagente. Quando feci analizzare note marche di aranciate scoprii che in diversi casi residuavano nella bibita quantità notevoli di anidride solforosa. Si tratta di un conservante, una sostanza tossica per cui l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito limiti massimi giornalieri di assunzione. Insomma, per una marca – famosa - un bicchiere di aranciata era sufficiente a far raggiungere il limite a un bambino. Ma l’anidride solforosa non compariva nell’elenco degli ingredienti, perché era considerata conservante del succo d’arancia usato per prepararla. L’articolo fece scalpore e ci beccammo anche una querela per diffamazione, ma, come per altre volte, il giudice ci diede ragione.

Oggi l’anidride solforosa, ancora molto usata per esempio per sbiancare la frutta essiccata o i carciofini in barattolo, a causa della sua tossicità deve essere dichiarata in etichetta anche quando si tratta di un residuo di lavorazione, e viene segnalata sulle bottiglie di vino, per il quale non è obbligatorio l’elenco degli ingredienti. Ma sono molto numerose le sostanze che si possono ingerire senza saperlo, e non è detto che acquistare gli ingredienti base, come la farina o lo zucchero, e poi rielaborarli da sé sia la risposta per evitarli. L’unico modo è scegliere prodotti biologici che, per legge, possono contenere solo pochissimi additivi, selezionati tra quelli naturali, e nessun colorante, neanche quelli a base vegetale.

 

Cucina Naturale è disponibile anche nella versione con il libro allegato.

Frutta da scoprire

di Claudia Renzi

Quante cose si possono fare con la frutta, oltre a mangiarla così com'è! Lo scoprirete in questo libro che prende in esame alcuni dei frutti più comuni, raccontandone la storia, le proprietà nutrizionali e proponendo ricette di cucina, di conserve e di prodotti per l'igiene e la bellezza, freschi e pronti all'uso, ricchi delle loro vitamine, sali ed enzimi.

In primavera potrete contare su fragole, limoni e ciliegie, mentre in estate sono protagonisti la pesca, l'albicocca, il melone, il lampone e le mandorle. L'autunno è la stagione più ricca con mele, fichi, uva, cachi, melograni e noci. D'inverno trionfano le arance e i kiwi, ma anche l'avocado e la rosa canina. Imparerete a fare le maschere per il viso con i frutti morbidi; gli scrub con le mandorle, il melograno e i kiwi; i detersivi e i detergenti con il limone o le arance. Avrete anche modo di cimentarvi con le operazioni per essiccare la frutta, trasformandola in succhi, infusi, marmellate e liquori...

L'autore

Claudia Renzi si occupa di cucina naturale e di erbe selvatiche. Romana di nascita, vive da diversi nella campagna senese, dove lavora nell'ambito della filiera corta e della piccola distribuzione locale e conduce corsi e laboratori alla scoperta delle piante spontanee e dei loro utilizzi in cucina e in fitoterapia. Dal 2012 scrive di cucina naturale, autoproduzione, erbe e sostenibilità del cibo sul suo blog Granosalis.org. È collaboratrice fissa di Cucina Naturale con la rubrica "Vita in Campagna".

 

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