A trenta o quarant’anni si pensa raramente alla salute del cervello a lungo termine, eppure già a questa età impostare una corretta alimentazione (ma anche uno stile di vita in generale) può risultare importante per il futuro. Tra i nutrienti da tenere d'occhio spicca la vitamina D. Questa vitamina è essenziale prima di tutto per l’assorbimento del calcio e la salute dello scheletro, però le sue funzioni vanno ben oltre, come suggerisce una ricerca appena pubblicata su Neurology Open Access, l'organo ufficiale dell'American Academy of Neurology.
Sale la D e cala il rischio
Questa ricerca ha gettato una nuova luce sul legame tra vitamina D e cervello. Lo studio, condotto dalla University of Galway in Irlanda, ha seguito quasi 800 adulti per ben 16 anni, iniziando le osservazioni quando i partecipanti avevano un'età media di 39 anni. I ricercatori hanno scoperto che chi aveva livelli di vitamina D nel sangue superiori a 30 ng/mL durante la mezza età, mostrava molti anni dopo livelli inferiori di proteina Tau nel cervello. La Tau è un biomarcatore chiave che, se presente in eccesso, è strettamente legato allo sviluppo della demenza.
Attenzione però: non c'è motivo di allarmarsi. Gli stessi autori dello studio precisano che si tratta di una associazione e non di una prova certa di causa-effetto. Come spiega l'autore principale Martin Mulligan nell’articolo di presentazione del lavoro: "Questi risultati suggeriscono che livelli più alti di vitamina D nella mezza età possono offrire protezione contro lo sviluppo di questi depositi di Tau nel cervello e che la carenza di vitamina D potrebbe essere un fattore di rischio modificabile e trattabile per ridurre il rischio futuro di demenza". Tuttavia, Mulligan aggiunge con cautela: "Naturalmente, questi risultati devono essere ulteriormente testati con studi aggiuntivi".
Come evitare i deficit?
Se da una parte non c’è da preoccuparsi troppo (almeno al momento), tuttavia è bene tenere presente che comunque sarebbe meglio evitare carenze di questa vitamina. E riuscirci non è difficile: la particolarità della vitamina D è che viene fabbricata dalla nostra pelle quando stimolata dai raggi solari: bastano 15-20 minuti al giorno di esposizione per garantirne una buona produzione. L'alimentazione contribuisce solo per il 10–20% del fabbisogno totale e molti fattori – dallo stile di vita sedentario al luogo in cui viviamo – possono limitare la capacità di sintetizzarla correttamente.
Sebbene l'esposizione solare sia la fonte principale, possiamo dare una mano al nostro organismo anche a tavola, tenendo presente che la vitamina D si trova sotto forma di vitamina D2 negli alimenti vegetali e vitamina D3 in quelli animali. Poiché il tenore nei cibi non è altissimo, è importante variare le scelte. Per chi non è vegetariano, i pesci grassi come aringa, aringa, salmone, sarde, tonno e sgombro ne forniscono le quantità maggiori. Seguono il tuorlo delle uova, i formaggi e il latte, ma anche i funghi commestibili e persino il cacao e il cioccolato fondente offrono un piccolo contributo. Per saperne di più, in questo articolo trovate le informazioni più importanti, da come assorbirla al meglio alla dieta o alle eventuali integrazioni.





