Maxi truffa nel biologico: conclusa l’indagine su “Vertical Bio”


Con la richiesta di rinvio a giudizio di 33 persone, è giunta al termine la complessa operazione nel settore del falso biologico scoperta due anni fa

Le indagini - si legge in un articolo su Vivere Pesaro - sono state dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro e condotte da militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pesaro e dagli ispettori dall’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Le investigazioni, durate circa 2 anni, note alla cronaca come “Vertical bio”, hanno consentito di individuare e disgregare due associazioni per delinquere composte da imprenditori italiani, operanti nel settore dell’importazione e vendita di prodotti biologici, situati in Pesaro, Campobasso, Piacenza e Verona e dai responsabili a vario livello di due organismi di certificazione, con sede a Fano (PU) e Sassari, ai quali era demandato il controllo dei prodotti falsamente attestati come “biologici”.
I due sodalizi criminali erano legati dalla comune appartenenza di alcuni soggetti che operavano nell’ambito dei due organismi di certificazione e dal metodo di frode utilizzato che consisteva nella creazione di una filiera unica di produzione, importazione e vendita dei prodotti agroalimentari gestita dai sodali dell’associazione, alla quale veniva affiancata una rete di controlli e certificazioni rilasciate dagli organismi, i quali attestavano falsamente la natura biologica dei prodotti.
Il sistema fraudolento ha consentito alle aziende coinvolte di importare, dal 2007 al 2013, un quantitativo di granaglie di circa 350.000 tonnellate, costituto in particolare da mais, soia, grano, colza, semi di girasole, con il conseguimento di un fatturato stimato di circa 126 milioni.
L’attività operativa ha permesso, attraverso la mappatura dei prodotti e la rilevazione delle relative vendite, di calcolare il provento illecito derivante dall’attività fraudolenta per un ammontare complessivo pari a circa 32 milioni di euro.
L’articolata indagine si conclusa oggi con il rinvio a giudizio di 33 indagati per i reati di cui agli artt. 416 c.p. (associazione per delinquere), frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.) con l’aggravante che trattasi di prodotti derivanti da agricoltura biologica, la cui specialità è protetta dalle norme vigenti (517 bis c.p.).

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome