L’agricoltura biologica riduce la diffusione dei patogeni alimentari?


E’ la domanda dalla quale sono partiti alcuni ricercatori statunitensi e alcuni neozelandesi e che sono arrivati a una risposta affermativa. La ragione? La maggiore biodiversità dei terreni coltivati con il metodo biologico che favorisce la presenza di microbi e insetti del suolo che ostacolano la diffusione di agenti patogeni

Le aziende agricole biologiche ospitano – si legge in Greenreport - una maggiore diversità di microbi e insetti del suolo che potrebbero combattere la minaccia di agenti patogeni mortali. A dirlo è lo studio Organic farming promotes biotic resistance to foodborne human pathogens” pubblicato sul Journal of Applied Ecology da un team di ricercatori della Washington State University, dell’università della California – Davis e dell’University of Canterbury di  Christchurch (Nuova Zelanda) che spiegano che «la diffusione di agenti patogeni, come i batteri  fecali Escherichia coli, nei terreni agricoli ha causato migliaia di morti e milioni di malati a livello globale. Questo ha spinto gli agricoltori a rimuovere gli habitat naturali come siepi e stagni dai loro terreni, perché si pensa che attirino animali selvatici e domestici che causano il problema spargendo nelle colture vicine le loro feci patogene».

Una concezione semplicistica dei terreni agricoli che può minacciare la biodiversità e ridurre servizi ecosistemici essenziali come l’impollinazione, ma che viene ancora vista come una decisione fondamentale per la sicurezza alimentare, come se l’uomo e il cibo che mangia non facessero più parte della natura “sporca e nemica”. Il nuovo studio rivela che è vero il contrario e dimostra che se scompaiono gli habitat selvatici vengono persi anche i microbi e gli insetti, lo scarabeo stercorario, che possono effettivamente contribuire a eradicare gli agenti patogeni dal terreno.

I ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver studiato nel West Usa  70 campi coltivati a verdure  sensibili agli agenti patogeni di origine alimentare perché crescono vicino al suolo. I ricercatori hanno confrontato le fattorie convenzionali intensive e le fattorie biologiche, dove le caratteristiche selvatiche sono mantenute intatte e l’uso di pesticidi è ridotto al minimo. Spargendo le feci dei maiali (Sus scrofa) negli appezzamenti di terreno  per attirare i coleotteri che si nutrono di feci, hanno scoperto che quelli coltivati a biologico ospitavano un maggior numero di questi insetti e che lì gli scarabei stercorari ripulivano circa il 90% delle feci in pochi giorni, molto più rapidamente che nelle fattorie tradizionali dove c’erano meno coleotteri.

I ricercatori hanno anche analizzato  il terreno di tutte le fattorie oggetto dello studio e hanno scoperto che i terreni biologici  avevano più materia organica e quindi sostenevano una maggiore diversità di microbi del suolo rispetto alle fattorie convenzionali, con possibili benefici per il controllo degli agenti patogeni di origine alimentare.

Il team statunitense e neozelandese ha anche condotto esperimenti di laboratorio per verificare se i batteri del suolo e gli scarabei stercorari stavano non solo eliminando i rifiuti ma anche riducendo davvero il livello di batteri E.coli scoprendo che «Le specie di scarabei stercorari e gli assemblaggi batterici biodiversi tipici delle fattorie biologiche erano significativamente più efficaci nel sopprimere i patogeni-umani Escherichia coli  O157: H7, rispetto alle comunità dei coprofagi associate alle fattorie convenzionali. Ciò suggerisce che le pratiche di gestione delle fattorie, la conservazione dei coprofagi e la soppressione dei patogeni umani potrebbero essere collegate». Come scrive Emma Bryce  su Anthropocene, «Nessuno sa per certo perché anche gli scarabei stercorari hanno questo effetto, ma altri studi suggeriscono che è possibile che contengano proprietà antimicrobiche che spazzano via i batteri presenti nelle feci mentre le processano».

Questo non significa necessariamente che l’agricoltura biologica sia la soluzione, ma piuttosto che le aziende agricole che contengono habitat naturali e una maggiore biodiversità probabilmente hanno un suolo più ricco e una maggiore biodiversità di insetti. Una specie di team di pulizia naturale che potrebbe costituire un potente fronte contro i patogeni trasmessi dagli alimenti. Invece l’agricoltura intensiva e tradizionale, che eradicano gli habitat naturali, possono effettivamente essere più suscettibili a un’epidemia patogena.

I ricercatori concludono: «Lo studio traccia un forte legame tra la biodiversità dei terreni agricoli e la nostra salute. Quindi, forse, quando pensiamo ai benefici derivanti dal preservare l’habitat naturale nelle fattorie, dovremmo andare oltre gli impollinatori. Complessivamente, i nostri risultati indicano che insetti e microbi possono rimuovere rapidamente le feci, con la possibilità di ridurre anche la persistenza dei patogeni umani. A sua volta, ciò suggerisce che il miglioramento della sicurezza alimentare può essere un servizio ecosistemico importante e forse sottovalutato, potenziato dalla biodiversità in fattoria. Raccomandiamo che i manager e le autorità di regolamentazione agricola prendano in considerazione i rischi e i benefici dei coprofagi quando prendono decisioni di gestione relative alla sicurezza alimentare».

L’agricoltura biologica riduce la diffusione dei patogeni alimentari? - Ultima modifica: 2019-04-09T09:00:42+00:00 da Franco Travaglini

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