AIAB si oppone all’obbligo per le aziende, comprese quelle bio, a usare pesticidi contro la Xylella


Secondo l’associazione non ci sarà alcun vantaggio per gli ulivi malati. Ci sarà invece un danno certo per l’ambiente e per le aziende biologiche che, dopo i trattamenti, non potranno avere la certificazione bio per almeno 4 anni

“Gli interventi in agricoltura, anche se cercano di eradicare una patologia grave come la xylella, vanno fatti con criterio, nel rispetto dell’ambiente, della salute della popolazione e con l’attenzione verso l’economia del territorio” E’ quanto afferma Patrizia Masiello, presidente di AIAB Puglia preoccupata per il “decreto xylella” non solo per l’impatto ambientale e i danni al settore bio ma anche per il rischio che un’area sottoposta a una così alta pressione chimica, venga “bruciata” dal mercato e scansata dal turismo a mo’ di terra dei fuochi.
Dal mese di maggio corre, infatti, l’obbligo di trattamento contro il vettore (Philaneus spumarius) della Xylella con pesticidi (in particolare insetticidi e diserbanti) a largo spettro d’azione, per tutte le aziende dell’area infetta e nelle aree cuscinetto, con pesanti sanzioni per chi non lo eseguisse.
Un intervento che pone numerosi interrogativi per il territorio, sia per il fortissimo impatto ambientale, sia per il danno che subiranno le aziende biologiche.
Impatto elevato soprattutto se effettuato in assenza del “bersaglio” dato che l’intervento proposto è un intervento a “calendario”, cioè fatto perché ci possano essere le condizioni per lo sviluppo e non per evidenza della presenza, rilevata con un serio e capillare monitoraggio. Assenza di campionamenti che sembrano mancare soprattutto nelle aree così dette cuscinetto.
“E’ da oltre un decennio – dichiara Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB – che la ricerca scientifica esclude l’utilità di questo tipo di trattamenti che colpiscono tutta l’entomofauna, compresa quella utile a partire dalle api, deprimendo la biodiversità naturale e il rischio dell’insorgenza di resistenze”.
E dire che c’è un PAN (Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei presidi fitosanitari), bypassato in nome dell’emergenza, a dettare i criteri obbligatori di corretto intervento. “L’emergenza – conclude il presidente di AIAB – non giustifica scorciatoie e comportamenti sbagliati”.
AIAB lancia inoltre l’allarme sui principi attivi imposti per il trattamento obbligatorio dal Servizio fitosanitario
(in particolare gli insetticidi neonicotinoidi) perché pericolosi, dannosi per le api e assolutamente vietati in biologico. Le aziende biologiche certificate, se obbligate a quel trattamento perderanno i requisiti per la certificazione, con un danno che non si limita alla mancata vendita del prodotto sul mercato bio quest’anno ma alla perdita della clientela per altri tre cicli produttivi, dovendo riaffrontare, da regolamento, la fase di conversione.
In biologico ci sono metodi agronomici e prodotti a bassa tossicità e persistenza ammessi dal regolamento, che possono essere usati con effetto abbattente della così detta “sputacchina” quali il piretro naturale e i sali di potassio. Sono stati poi già utilizzati anche prodotti a base di olio essenziale di arancio. Questi, necessitano di autorizzazione ministeriale che in clima di emergenza e obbligo di intervento, troverebbe ampia giustificazione.
AIAB chiede con forza che, qualora si dovesse perseverare nell’obbligo per tutte le aziende, si autorizzino le aziende biologiche a intervenire con i prodotti ammessi dal Regolamento.
Obbligare le aziende biologiche all’uso di pesticidi 
pericolosi per l’ambiente e per la salute degli stessi agricoltori, delle loro famiglie e dei consumatori finali dei prodotti agricoli è un grave atto ostile allo sviluppo del settore nell’intera area con gravissime ripercussioni economiche e ambientali. Inoltre un buon biologico si fonda sul principio di tutela della biodiversità, che è il primo elemento di contrasto allo sviluppo endemico di patologie e che sarà invece gravemente danneggiata dall’applicazione del decreto legge.
AIAB chiede quindi che venga riconsiderato il decreto adottando criteri di tutela ambientale e rispetto per l’agricoltura biologica. “Se non si terrà conto delle nostre richieste, con questa scelta, prima che la Xylella venga eradicata da quei territori (ipotesi peraltro estremamente improbabile), scomparirà  l’agricoltura biologica, con danni inestimabili per l’economia e l’ambiente” Conclude il presidente di AIAB Puglia Patrizia Masiello

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome