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Famosi biscotti farciti di crema, la richiesta di un bimbo, la nascita di friabili cuoricini farciti con una buona nocciolata, tutto questo racconto nel post di oggi, ma in particolare quella gioia profonda e autentica di creare con le proprie mani qualcosa che fa felice gli altri e se stessi!

L’antefatto si è svolto diversi giorni fa in due parti distinti, da un lato alcuni amici hanno voluto a tutti i costi farmi provare questi ormai famosissimi biscotti farciti di nutella vantandoli come qualcosa di assolutamente irresistibile e ben realizzato.

Onestamente io personalmente li ho trovati orribili percependo al mio palato l’insieme degli scadenti ingredienti utilizzati, ma so che è un parere assolutamente isolato e quindi se vogliamo insignificante, per cui me ne sono fatto subito una ragione e archiviato il tutto serenamente.

Allo stesso tempo il mio bimbo suggestionato dal grande clamore di questi biscotti complice l’avvicinarsi del natale mi ha chiesto, diciamo insistentemente, di preparare dei biscotti farciti ricalcando quelli così tanto sugli onori della cronaca.

Ora non so esattamente se li ha assaggiati, nel senso che a casa mia non ci sono e mai ci saranno, ma immagino che sicuramente qualche compagno di scuola li avrà portati per merenda questi biscotti e generosamente donati.

Al di la di questo la sua richiesta mi è piaciuta molto non per scimmiottare il prodotto, ma perché trovo che lasciar lavorare i bimbi in cucina sia un dono supremo che facciamo a loro molto più importante di altri doni materiali e superficiali.

La dimensione esperienziale è molto profonda e li coinvolge con tutti i sensi, li fa riflettere, capire la natura delle cose, li mette in condizione di sperimentare l’alchimia del prodotto ma anche le proprie capacità di saper fare avvolti nella nuvola magica del gusto, del sapore e del calore umano di chi li segue in questa avventura.

Così in una domenica fredda in cui era proprio un piacere rimanere nel caldo della propria casa siamo partiti per questa prova comune lasciando libertà di azione o per farla breve di sporcarsi, impiastrarsi, sbagliare divertendosi e di nascosto gustare ogni tanto qualcosa di rubato.

Protagonisti prima un impasto di biscotti tutto sommato semplice in cui due farine di qualità biologica sono state amalgamate con l’aiuto di olio vegetale emulsionato con latte e uova, profumo di buccia di limone e un poco di polvere lievitante.

Poi una volta impastati, stesi, scelti le forme e cotti l’abbinamento con una crema nocciolata molto buona di un’affidabile azienda di cui non faccio nome e che non ha nulla da invidiare alla crema di nocciole e cioccolato così famosa.

Risultati da grandi sorrisi e grande soddisfazione di bimbo, la stessa che credo è bello ritrovare anche da adulti lavorando in cucina, nessuna grande pretesa di capolavori o chissà quali grandi innovazioni, solo quella gioia profonda e autentica per aver creato con le proprie mani qualcosa che piace innanzitutto a se stessi!

Le sequenze di foto (prese al volo e di non eccelsa qualità ma poco importa) testimoniano questa piccola avventura che quanto prima vedrò di ufficializzare con la ricetta completa così se avrete voglia ci potrete giocare anche voi con o senza i vostri bimbi!!!

La felicità di preparare biscotti - Ultima modifica: 2019-12-09T11:53:02+00:00 da Giuseppe Capano

2 COMMENTI

  1. ciao Giuseppe, buongiorno
    sottoscrivo in pieno il tuo post e sono stato colpito dall’enfasi con cui quel prodotto è stato diffuso. Fra l’altro, mi è sembrato per dei versi surreale che esaltassero l’invenzione dell’acqua calda in sedicesimo: mi ricordo (chissà se è ancora così) che tutti i bambini scoprono quanto è buono il cioccolato nel pane e con i biscotti, senza bisogno del surrogato industriale 🙂
    Ti racconto un episodio di bambino, potevo fare la seconda elementare. Ho avuto la fortuna che i miei mi affidassero per una vacanza ad una famiglia di mezzadri, in piene crete senesi: niente corrente, acqua da prendere dal pozzo, buoi per tirare l’aratro, nessuno intorno per chilometri, tutto auto-prodotto. La signora della casa, che chiamavo nonna, forse per fare contento il ragazzino di città, un giorno mi offrì una fetta di pane con quella crema. E’ stato un bene che la scoprissi in un contesto in cui faceva una pessima figura, al confronto delle marmellate fatte in casa e di tutte le scoperte organolettiche possibili in quel luogo. E ancora possibili, se non restiamo supini e passivi
    grazie e a presto
    michele

    • Ciao Michele,
      grazie per questo bel ricordo e racconto, a leggerlo sembra quasi di vedere un film da quanto oggi sembra irreale e impossibile.
      Credo che per fortuna situazioni non dico uguali ma che si avvicinano almeno un po’ ancora esistono, conta il contesto, la situazione, le condizioni, però prima di tutto questo contano le scelte di vita che si fanno ogni giorno a prescindere da dove sei e dalle tendenze delle masse fuorviate da molti abbagli.
      Il paradosso per me che mi occupo di alimentazione e salute è che l’apparente bontà di molti prodotti di questo tipo porta con se conseguenze notevoli sulla salute e quindi che bontà reale è?
      Soprattutto alla luce del fato che le alternative buone, gustose e di piena soddisfazione esistono, basta vincere spesso barrire come la pigrizia o il finto tempo che manca!
      A presto

      Giuseppe

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