Grande distribuzione e negozi specializzati a confronto


Il biologico cresce in maniera progressiva e rappresenta un modello produttivo sempre più rilevante sotto il profilo economico, sociale e ambientale. A partire da un ulteriore aggiornamento dei dati di vendita rilevati da Nielsen nel primo semestre, AssoBio ha promosso, al Sana, un confronto tra le principali imprese del settore sulle dinamiche commerciali dell’oggi e quelle di domani

Ci eravamo lasciati a giugno con i dati Nielsen - si legge in un comunicato stampa di Assobio  - che confermavano il biologico alla guida della crescita del food. Sabato 9 settembre, in del Salone SANA di Bologna, AssoBio, l’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali, ha presentato un ulteriore aggiornamento delle statistiche che testimoniano un boom progressivo e costante del settore.

La fotografia scattata da AssoBio è quella di un mercato in forte evoluzione, sempre più competitivo e strutturato che rappresenta una grande opportunità per le imprese, invogliate allo sviluppo di ulteriori nuove strategie e politiche di distribuzione.

L’ attrattiva del biologico. Crescono in maniera significativa la produzione e i consumi di prodotti biologici in una conversione dell’economia in chiave sostenibile. In Italia, sono 72mila le aziende (+20% sul 2016) e 300mila gli addetti del comparto per un giro d’affari interno di 3 miliardi. Il nostro Paese è tra i maggiori produttori (le superfici coltivate con metodo bio continuano a crescere) e il primo esportatore mondiale di biologico (1,7miliardi, dato 2017). Nel 2016, la domanda di prodotti bio ha superato in valore i 4,7 miliardi di euro e il bio è ormai entrato a far parte della quotidianità degli italiani (78% le famiglie acquirenti). I terreni convertiti al biologico superano  il 14% della superficie agricola nazionale, i consumi interni crescono del 10%.

Continua l’avanzata del bio nella GDO. I dati relativi all’anno 2016 -2017 testimoniano una forte impennata delle vendite di prodotti biologici: solo nei super e ipermercati il giro di affari supera 1 miliardo e 100 milioni.  A giugno 2017, la grande distribuzione ha fatto segnare un +16% con assortimenti sempre più ampi; le vendite dei negozi specializzati che si confermano il secondo principale canale segnano un +3,5% di vendite nel 2016. 

“Secondo i dati Nielsen – riassume Roberto Zanoni, Presidente di Assobio – “la Gdo rappresenta ormai il 38% delle vendite a valore di biologico, mentre il canale specializzato si attesta al 29%”.

I prodotti best seller. Per quanto riguarda le referenze più vendute, è interessante notare che i prodotti top 5 non corrispondono nei canali GDO e specializzato. Nella grande distribuzione i consumatori prediligono l’acquisto di: gallette di riso, uova, composta di frutta, bevande vegetali sostitutive del latte (ricordiamo che sul portale www.change.org è in corso la petizione lanciata da Il Salvagente con il supporto di AssoBio per la riduzione dell’aliquota Iva su queste bevande, per non penalizzare  chi soffre di intolleranze) e pasta. Mentre i prodotti maggiormente acquistati nello specializzato sono: le bevande vegetali sostitutive del latte, le banane fair trade, le uova, le zucchine e i dessert di soia.

Un’analisi dello storico 2012-2016: a confronto Gdo e specializzato. I dati presentati da Assobio testimoniano come negli ultimi cinque anni si sia assistito a un trend costante di crescita delle vendite di prodotti biologici nei  principali canali distributivi, che conferma la Gdo in vantaggio sugli specializzati.

Considerata la crescita del comparto e il cambiamento culturale in atto nei confronti del modello economico, il Presidente di AssoBio, Roberto Zanoni torna ad affrontare il tema della disparità di trattamento tra imprese bio e convenzionali: “ Lo Stato dovrebbe sostenere  e agevolare i settori  promettenti, in particolare se sono imprese produttive protagoniste di un’economia sana. Invece proprio le aziende produttrici di alimenti biologici devono assumersi l’onere di pagare un ente certificatore che garantisca che non inquinano, mentre chi inquina non paga e scarica i costi ambientali sulla collettività Un’altra disparità riguarda la bozza di decreto sui controlli che vorrebbe le imprese bio  le uniche a dover cambiare organismo di controllo ogni cinque anni, con complicazioni tecniche e costi".

Il  Segretario di AssoBio, Roberto Pinton parte da un’analisi di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): “I dati ufficiali dell’Istituto di ricerca del Ministero per l’Ambiente dicono che il 63,9% delle acque superficiali e il 31,7% di quelle sotterranee sono contaminate da pesticidi. Il 21,3% delle acque superficiali e il 6,9% di quelle profonde hanno concentrazioni superiori al limite di qualità ambientale. Per ogni italiano, l’agricoltura convenzionale immette nell’ambiente 70,5 kg di pesticidi. È un dato che deve assolutamente far pensare. Il nostro obiettivo è che il consumo di prodotti biologici continui a crescere e con esso i terreni votati a un’agricoltura sostenibile che non inquina il territorio, preserva la fertilità dei suoli e titela l’ecosistema”.

AssoBio. Fondata nel 2006 da 11 imprese biologiche italiane, AssoBio conta oggi 85 soci e si pone tra i suoi obiettivi l’integrità, il miglioramento della qualità e della quantità dei prodotti biologici, la tutela e il sostegno allo sviluppo delle imprese. Le rappresenta, inoltre, nei confronti delle istituzioni europee, delle autorità competenti nazionali, nell’ambito della federazione interprofessionale italiana FederBio, dell’organizzazione europea IFOAM-EU, di quella mondiale IFOAM Organics e dei loro gruppi di lavoro tecnici, di cui è parte attiva.

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