False certificazioni bio per un valore di 135 milioni


Dopo il caso della soia dei giorni scorsi, questa volta oggetto della falsificazione sono prodotti cerealicoli. L’operazione è partita dal Tribunale di Cagliari che ha emesso sedici ordinanze cautelari eseguite in diverse città italiane. Il commento di Paolo Carnemolla, presidente di Federbio

Dopo il caso della soia dei giorni scorsi questa volta oggetto della falsificazione sono prodotti cerealicoli.  L’operazione è partita dal Tribunale di Cagliari che ha emesso sedici ordinanze cautelari eseguite in diverse città italiane
Sedici ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e dodici ai domiciliari) e otto provvedimenti di interdizione dagli uffici nei confronti di altrettanti responsabili appartenenti ad una presunta organizzazione criminale accusata di essere implicata in un vasto giro di false certificazioni "bio". I provvedimenti – secondo quanto riferisce Sardegna Oggi - sono stati emessi, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari e dal G.I.P. del Tribunale di Cagliari, dopo gli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari. Le indagini hanno preso il via da una verifica fiscale condotta nei confronti di un'azienda di Capoterra (CA), operante nel settore dell'intermediazione di prodotti cerealicoli derivanti da agricoltura biologica ed hanno consentito di individuare un giro di fatture false per oltre 135 milioni di euro. Lo scopo era di realizzare, attraverso la creazione di certificazioni e di documenti fiscali falsi, ottenuti da una serie di vere e proprie "scatole cinesi" posizionate lungo tutta la filiera del biologico, un redditizio business illecito, "piazzando" sul mercato nazionale ed europeo, a prezzi elevati, prodotti in realtà non biologici e lucrando sulla notevole differenza di prezzo esistente tra i prodotti "bio" e quelli "convenzionali".
“FederBio plaude l'operato della Magistratura di Cagliari e della Guardia di Finanza - ha commentato Paolo Carnemolla, presidente di Federbio - che ribadisce e amplia le risultanze delle indagini già avviate dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Verona con alcune condanne già passate in giudicato per alcuni personaggi e un processo ancora in corso che vede come unica parte civile ammessa FederBio.
I fatti illeciti sono noti ormai dal 2011 dunque le aziende, i prodotti e le persone coinvolte sono da tempo state allontanate e perseguite anche in altri ambiti.
Anche in questo caso FederBio si costituirà parte civile, a tutela e a risarcimento dei danni subiti dal settore biologico nazionale.
Sui medesimi fatti e personaggi stanno ancora indagando anche le Procure di Bologna e Pesaro per cui attendiamo anche in questo caso la conferma delle ipotesi accusatorie e ulteriori iniziative contro una banda di criminali nota da tempo”.

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