Nuova ricerca sfata il trucco del piatto piccolo per dimagrire

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Francamente non ricordo se l’ho mai consigliato. Mi vengono in mente altri trucchi dei quali ho scritto per contenere le porzioni di un pasto, da quelli più classici di masticare a lungo o di fare crescere i volumi delle pietanze con le verdure, a quelli più simpatici come l’usare le stoviglie colorate oppure le bacchette orientali (se non si è molto pratici, però) per rallentare l’atto del nutrirsi.

Di quest’ultima categoria fa parte il suggerimento di ingannare il cervello servendo i pasti in piatti piccoli per dare l’illusione che si stia servendo una porzione normale e non ridotta. Una teoria riconducibile all'illusione ottica di Delbouef, secondo la quale le persone identificano le misure delle cose in modo diverso a seconda della grandezza dell’oggetto dentro le quali sono posizionate.  Come, appunto, il cibo nel piatto. Ma secondo, gli autori di un interessante lavoro appena pubblicato su Appetite, quando si tratta di cibo non c’è illusione che tenga. Specie se si è affamati.

Gli studiosi hanno messo alla prova dei soggetti tenuti a digiuno per almeno tre ore e hanno appurato che riuscivano a identificare benissimo l’entità della porzione, ad esempio in un test la pizza, a prescindere dalla grandezza del vassoio nel quale veniva servita.

La cosa che sorprende è che questo effetto è valso solo per il cibo: le stesse persone, se messe alla prova con oggetti tecnici, non sono stati altrettanto precisi. Secondo i ricercatori, ciò sta a indicare che la fame stimola una più forte elaborazione analitica da parte del cervello che non viene facilmente ingannato dall'illusione di Delbouef.

Insomma, si è capito che il trucco del piatto piccolo cessa di essere uno stratagemma per mangiare meno, ma semmai può essere utile quando – del tutto razionalmente però! - si decide volontariamente di ridurre le porzioni. Ma forse è meglio così, no?

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