Farmaci e cibo: un rapporto da conoscere (parte prima)


Ne prenda una compressa ogni otto ore, per sette giorni”: quante volte abbiamo sentito il nostro medico darci una prescrizione simile a questa mentre ci porge la ricetta con il nome di un antibiotico? Poi, arrivati a casa ne prendiamo subito la prima dose (per guarire prima!) senza pensare se stiamo andando a tavola o se siamo digiuni. Sbagliato. Infatti, anche se non sempre noto o rilevante, non va sottovalutato il rapporto che esiste tra gli alimenti e le medicine: esistono molte interferenze reciproche, anche complesse, tra farmaci e cibo, ma  fortunatamente nella maggior parte dei casi queste non sono tali da compromettere totalmente l’efficacia della cura o da rappresentare un pericolo per la salute.

Ma perché l’assunzione di pasti può interferire con un trattamento farmacologico? Innanzitutto va ricordato che l’azione dei cibi può influenzare sia la velocità di assorbimento,  metabolismo ed eliminazione delle sostanze  (farmacocinetica) sia la quantità di farmaco presente nel sangue e di conseguenza il suo effetto terapeutico che potrà aumentare o diminuire (farmacodinamica).

È abbastanza intuitivo che se si ingerisce una pillola a stomaco pieno, il suo assorbimento, che avviene nel primo tratto dell’intestino tenue, verrà ritardato a seconda dalla lunghezza dello svuotamento gastrico. I pasti abbondanti e ricchi di grassi, ad esempio, richiedono tempi più lunghi e ritarderanno particolarmente l’entrata in circolo delle sostanze medicinali. Se perciò si deve assumere una medicina a stomaco pieno, meglio associarla a pasti leggeri, con pochi grassi e a base di proteine, la cui digestione richiama una maggior produzione di succhi gastrici, facilitando così la dissoluzione del farmaco. Sembra che i farmaci beta-bloccanti (ipertensione e problemi cardiaci) si avvantaggino dei pasti proteici raggiungendo una più rapida concentrazione sanguigna, al contrario dei farmaci tipo levodopa, utilizzati per il trattamento del Parkinson: le proteine addirittura riducono l’efficacia del trattamento. Anche l’eccesso di sale provoca degli effetti: oltre ad aumentare la ritenzione idrica data dai cortisonici, aumenta l’escrezione di litio (farmaco usato per problemi psichiatrici) mentre poco sodio ne causa la ritenzione.

 

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