Diete e dintorni
Sazi ma ancora affamati? Tutta colpa del cervello

Perché è così difficile resistere a uno snack invitante anche quando si è a stomaco pieno? Una nuova ricerca svela questo automatismo della mente e suggerisce una strategia per non cedere alle tentazioni

dieta pance piatte
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A marzo iniziano due stagioni: la primavera e quella delle diete. È questo il momento dell’anno nel quale si decide di rimettersi in forma, cercando di sbarazzarsi dei chili acquistati durante l’inverno. E anche se si sceglie di non aderire a schemi dietetici particolari, quanto meno si sta più attenti alle calorie e a fare scelte alimentari più sensate. Eppure, nonostante le buone intenzioni, può succedere un fenomeno frustrante: dopo un pasto equilibrato, qualcuno nomina il dessert e la voglia di mangiarlo diventa quasi irresistibile, indipendentemente dalla fame reale.

Di questa reazione avevamo già parlato a proposito del cosiddetto dessert stomach: un meccanismo evolutivo per cui certi neuroni della sazietà, se stimolati dallo zucchero, rilasciano endorfine. In pratica, il cervello vede lo zucchero come energia preziosa e ci "premia" per averlo mangiato, ignorando la pienezza dello stomaco. Ma una nuova ricerca ha scoperto che c’è un automatismo ancora più profondo e difficile da disattivare.

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La nuova ricerca

Appena pubblicata sulla rivista scientifica Appetite e condotta principalmente dalla University of East Anglia (UEA), ha voluto indagare cosa succede esattamente nel nostro cervello quando siamo esposti ad alimenti altamente appetibili (generalmente ricchi di grassi, zuccheri o sale) dopo aver mangiato a sufficienza. Come spiega Thomas Sambrook, coordinatore dello studio, in un articolo universitario: "L'aumento dell'obesità non è una semplice questione di forza di volontà. È il segnale che gli ambienti in cui viviamo, carichi di cibo e tentazioni costanti, spingono il nostro cervello a reagire in modo automatico, finendo per scavalcare i naturali segnali di sazietà del nostro corpo."

Per dimostrarlo, i ricercatori hanno utilizzato l’elettroencefalogramma (EEG) su 76 volontari impegnati in un compito basato su ricompense alimentari (dolcetti, cioccolato, patatine, popcorn). A metà della sperimentazione i partecipanti venivano invitati a mangiare uno di questi cibi fino alla completa sazietà, ovvero finché non ne desideravano più nemmeno un morso. Ma mentre i volontari dichiaravano di essere pieni, il loro cervello mostrava il contrario.

I tre risultati principali

I risultati dello studio sono sorprendenti e in un certo senso possono aiutare a smettere di colpevolizzarsi per aver ceduto a uno snack non proprio sanissimo.

  1. Il segnale di ricompensa non si spegne (Reward-related ERPs). Anche quando lo stomaco è pieno e la persona dichiara di non voler più quel cibo, il cervello continua a rispondere alle immagini degli snack con la stessa intensità di quando era affamato. Nei primi 700 millisecondi dopo aver visto il cibo, il segnale elettrico di piacere resta acceso.
  2. Mancanza di sensibilità per la svalutazione (Devaluation insensitivity). Significa che il cervello si rifiuta di aggiornare il valore del cibo. Sebbene quel biscotto non serva più a livello energetico, per il sistema neurale resta una vincita a prescindere dalla fame. "Quello che abbiamo visto è che il cervello semplicemente si rifiuta di declassare quanto un cibo sembri gratificante, non importa quanto tu sia pieno", sottolinea Sambrook.
  3. È indipendente dal controllo (Habit-led system). La ricerca ha dimostrato che non esiste un legame tra la capacità di autocontrollo cosciente e questa specifica risposta del cervello. Anche chi possiede una disciplina ferrea subisce questo automatismo, che riesce a scavalcare il sistema orientato all'obiettivo, ovvero quello che dovrebbe farci agire in base a ciò che è meglio per la nostra salute.

Lontano dagli occhi è meglio

Queste reazioni, spiegano i ricercatori, funzionano come vere e proprie abitudini: sono riflessi che abbiamo appreso in anni di associazione tra il cibo e il piacere che ne deriva. Di fatto, mentre siamo convinti di scegliere consapevolmente cosa mangiare, spesso il nostro cervello sta solo eseguendo un programma automatico già scritto. In altre parole, possiamo avere l'impressione di mangiare per fame, ma in realtà stiamo solo obbedendo a un impulso cerebrale che si attiva a prescindere dalle reali necessità del nostro organismo.
In conclusione, sapere che non si tratta di pigrizia mentale (o, almeno, non soltanto) è il primo passo per gestire meglio l'ambiente che ci circonda. Se il segnale parte nei primi millisecondi alla vista del cibo, la strategia migliore non è resistere, ma evitare lo stimolo visivo: tenere gli snack fuori dalla vista può davvero essere un espediente in più per seguire meglio la dieta di primavera.

 

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