Cibo & psiche

C’era una volta la verdura a tavola…


“Mio figlio la verdura non vuole neanche vederla.” Sei anche tu tra le mamme che si lamentano di questo fatto? Bastano pochi gesti quotidiani e un po’ di fantasia per riportare l’armonia a tavola

Le zucchine non sanno di niente, l’insalata mette acqua allo stomaco, le carote sono troppo dolci… e va bene! Le verdure, a volte, mettono guerra a tavola. O così si convince la maggior parte dei genitori che lottano con il proprio bambino per due piselli, una foglia di spinacio, una rondella di ravanello, a ogni (o quasi!) pasto. Tra tutti i cibi le verdure hanno un sapore delicato, più amabile e aggraziato, non paragonabile, per un palato viziato, alla fragranza croccante delle patate fritte o al salato del prosciutto. Ma proprio qui è il punto. Alimentare un bambino significa abituarlo sia a sapori intensi sia delicati, ad alimenti da sgranocchiare e da assaporare. Se il bambino invece si abitua a sapori sempre più intensi, finirà per privilegiare aromi pungenti, piccanti, forti, ridefinendo persino, in casi estremi, la propria soglia della fame. Non è un caso che bambini obesi o sovralimentati mettano il cibo in bocca, non per fame, ma per dipendenza da certi sapori o alla sola vista dell’alimento. La soglia della fame si vizia, si altera e dirà stop solo quando sentirà un’overdose di gusti. Ma se chiedessimo al bambino “che sapore aveva la cioccolata?”, il più delle volte non ce lo saprebbe dire, perché gustare i cibi significa avere sul palato, nella testa e nel proprio comportamento un ventaglio di fragranze, sensazioni, emozioni, stili comportamentali differenti.

In pratica

Perché tutto non sia perduto, proviamo a tenere a mente che:

  • Assumere le verdure è molto più che una sana regola di salute, è uno stile di vita. Il bambino potrà più facilmente impadronirsene se vede i genitori mangiarne cotte e/o crude ad ogni pasto. Variando il più possibile i colori, i sapori e le cotture.
  • La vista ha la sua parte per un bambino nell’approccio con le novità o nel perseverare vecchie abitudini. Inventare menu giocando sui colori può essere un modo sereno per il piccolo di accostare il verde dei piselli, all’arancio delle carote, al rosso del pomodoro, al bianco del finocchio.
  • Anche se il vecchio adagio dice “a tavola non si gioca”, c’è gioco e gioco! Insegnare dove va ogni cibo a un bambino è un modo per educarlo a non mangiare a caso, a tutelare la propria salute, a sentirsi bravo e quindi ad aumentare la propria autostima. Sapere che gli zuccheri della pasta andranno nei muscoli delle braccia e delle gambe, ad esempio, e che il calcio del latte della colazione andrà a irrobustire le ossa, possono diventare un mezzo indiretto per correggere il bambino quando assume cibi più per golosità che per sana abitudine. Chiedergli ad esempio “che cosa abbiamo fatto oggi per i capelli?” o, per contro, se la pancia è gonfia “che cosa abbiamo messo in bocca che conteneva troppo lievito?”, insegna al bambino a non temere le trasformazioni del corpo e a scoprire la causa, il rimedio e, in genere, a coltivare l’interesse per la salute.
  • Le verdure, poi, danno la possibilità di cucinare sformati, gratinati, o di accompagnare pasta o riso. Inventare ricette o pizze alle verdure può essere un modo per far cimentare il bambino in cucina. Non solo per gioco, ma anche per educarlo alla cura, alla pulizia delle verdure.
  • Come tutti noi anche i bambini si imbattono in cibo e sapori che troppo non tollerano. Tenendo presente che la scelta del gusto non è immediata per un piccolo, meglio fargli assaggiare più volte (due o tre) i cavolfiori o il finocchio in forme, cottura e ricette diverse. Se passato questo ciclo perdura la difficoltà, meglio tralasciare o lasciare trascorrere un certo lasso di tempo e ritentare con cautela. In età diverse mutano anche le sensazioni del gusto e dell’olfatto o forse un invito a pranzo da un amico può far scattare, per spirito d’emulazione fra pari, l’esigenza di riassaggiare carote, broccoletti o spinaci tenuti in stand by. Se poi il bambino è piccolo perché non inventare con lui un gioco o una favola sul “capriccio” vegetariano?

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