Novità dalla ricerca
Quando l’allenamento è intenso, il microbiota ringrazia

Sebbene l’alimentazione resti fondamentale per avere una flora intestinale in salute, è stato scoperto che anche l’intensità dell’attività fisica può contribuire al suo equilibrio, migliorando così il benessere generale

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Con l’arrivo delle temperature più miti e delle giornate più lunghe, la primavera diventa il momento ideale per rimetterci in moto. Molti di noi sentono l'esigenza di aumentare l’attività fisica, magari approfittandone per correre o allenarsi all'aperto. Sappiamo bene che fare sport ci aiuta a bruciare calorie, a scaricare lo stress e a migliorare la salute cardiovascolare, ma l’attività fisica ha anche un effetto collaterale ancora poco conosciuto: è in grado di rimodellare  la popolazione di batteri che ospitiamo nel nostro intestino. E un microbiota in equilibrio è fondamentale per diverse funzioni dell'organismo: regola la risposta immunitaria, protegge la mucosa intestinale dalle aggressioni esterne e produce molecole che intervengono nel metabolismo del glucosio e dei grassi. Uno studio sul Journal of the International Society of Sports Nutrition ha gettato nuova luce su un legame tra sport e microbiota ancora poco esplorato e che può essere interessante conoscere.

La ricerca, in breve

Per capire come l'attività fisica impatti sulla nostra flora intestinale, i ricercatori della Edith Cowan University (Australia) hanno monitorato un gruppo di 23 canottieri di alto livello (con un'età media di circa 19 anni) durante diverse fasi della loro preparazione. L'obiettivo era osservare le variazioni del microbiota in relazione al carico di allenamento, confrontando i periodi di sforzo molto intenso (HT-High Training) con quelli di scarico o riposo (LT-Low Training). Attraverso vari test il team ha verificato come la variazione dell'intensità sportiva influenzasse la presenza di batteri e la produzione di sostanze chiave per la salute.

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C’è un rapporto tra fatica e batteri buoni

I dati raccolti hanno confermato che non è tanto l’attività fisica in sé a contare, ma quanto questa è intensa. Quando l'allenamento si fa più impegnativo, la flora intestinale risponde modificandosi in modo positivo. Come spiega l’autrice Bronwen Charlesson in un articolo di presentazione dello studio: "In base alle nostre ricerche, sembra che gli atleti abbiano un microbiota differente rispetto alla popolazione generale. Questo include una maggiore diversità batterica e una presenza superiore di alcuni microrganismi benefici a discapito di altri."

In particolare, durante le fasi di carico intenso, i ricercatori hanno riscontrato un aumento significativo degli acidi grassi a catena corta (SCFA), come l'acido propionico e il butirrico, molecole preziose che aiutano a tenere bassa l'infiammazione. Una delle ipotesi più affascinanti riguarda il lattato: prodotto dai muscoli durante lo sforzo, una volta arrivato nell'intestino verrebbe utilizzato da alcuni batteri come nutrimento, favorendone la crescita e migliorando la salute complessiva dell'organismo.

Dopo lo sport, serve mangiare bene

La ricerca ha però evidenziato una nota dolente che riguarda i momenti di riposo. Quando l'intensità calava, negli sportivi testati è emersa una qualità piuttosto scadente della loro alimentazione. Come sottolinea Bronwen Charlesson: "Durante i periodi di scarico o di riposo, gli atleti sono spesso più rilassati riguardo alla dieta. In questo studio abbiamo osservato un calo della qualità alimentare, con un aumento di cibi ultra-processati e una diminuzione di vegetali freschi. Inoltre, abbiamo notato un significativo rallentamento del transito intestinale, che impatta negativamente sulla composizione del microbiota."

Insomma, questa primavera abbiamo una ragione in più per aumentare l’attività fisica, con una nuova conferma di quanto abbinare sport e alimentazione rimanga la strategia più efficace per prenderci cura della nostra salute a lungo termine.

 

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