Contributi all’agricoltura: necessario correggere il modo ingiusto in cui sono ripartiti


Il 97% dei fondi europei e nazionali destinati a sostenere l’agricoltura va a quella convenzionale e il 3% a quella biologica che però è praticata nel 15% della superfice agricola. Equità vorrebbe che la parte degli aiuti destinati all’agricoltura biologica fosse dunque almeno pari al 15%. Un’interrogazione porta la questione in parlamento

Questa ripartizione iniqua dei fondi è l’elemento che maggiormente ha attratto l’attenzione fra quelli presenti nel “Rapporto Cambia la Terra 2018”. Tanto è vero che il problema è approdato al Parlamento con una interrogazione della Senatrice Donatella Agostinelli (M5S) al ministro delle Politiche Agricole, Forestali, Alimentari e del Turismo.

“Con la pubblicazione del Rapporto 2018 “Cambia la Terra” – ha dichiarato in una nota la Senatrice - riferisce senato.it - è emerso in modo inequivocabile che la quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali va all’agricoltura tradizionale, che utilizza elementi inquinanti quali pesticidi, fertilizzanti sintetici e diserbanti, mentre al biologico va poco meno del 3% delle contribuzioni totali. Una netta contraddizione rispetto al principio “chi inquina paga”, più volte espresso nelle sedi europee e nazionali, anche in considerazione degli alti costi che la collettività deve sostenere per rimediare ai danni dell’inquinamento ed alle conseguenze per la salute dei cittadini che esso comporta, come dimostrato dai vari studi internazionali citati nel Rapporto”.

“Non va poi dimenticato – ha proseguito la Senatrice – che l’agricoltura biologica è già penalizzata rispetto all’agricoltura tradizionale per i costi burocratici di certificazione e per la maggior mano d’opera impiegata, proprio per garantire lavorazioni rispettose dell’ambiente. Inoltre, vari studi dimostrano che l’agricoltura biologica comporta un risparmio energetico e riduce la desertificazione, l’erosione dei suoli e l’effetto serra. Sembra quindi assurdo che a fronte di tutti questi benefici per la collettività, l’agricoltura biologica non venga valorizzata con sovvenzioni pubbliche ma debba essere addirittura penalizzata rispetto a chi utilizza elementi inquinanti”.

Al fine di sensibilizzare il Governo su questa situazione – ha concluso la Sen. Agostinelli – “ho depositato un'interrogazione a risposta orale in Commissione per chiedere al Ministro se non condivida la necessità di invertire questo trend e per sapere quali iniziative intenda intraprendere per cambiare la destinazione di una significativa quota di risorse pubbliche per sostenere un modello agricolo più sicuro, più sano e più equo”.

Dal canto suo Susanna Cenni, vice presidente della commissione Agricoltura della Camera e voce storica in campo agricolo del Pd, in un commento pubblicato nel sito di “Cambia la terra”, esordisce dichiarando: “E’ ora di cambiare passo. Che l’Italia spenda il 97% dei fondi europei e nazionali per l’agricoltura convenzionale e il 3% per l’agricoltura biologica è una follia. Dobbiamo impegnarci per far sì che con la nuova Pac la musica cambi”. E aggiunge: “Dirò di più. Erano circolate voci opposte. Voci secondo le quali era l’agricoltura biologica ad attirare gran parte delle sovvenzioni e addirittura a sopravvivere solo grazie ai finanziamenti pubblici. Mi sono incuriosita e ho chiesto all’ufficio studi della Camera di fare una ricerca. E’ saltato fuori questo quadro surreale, un quadro in cui il modello agricolo bio viene penalizzato nella distribuzione dei fondi europei e statali; circa il 15% della superficie agricola disponibile è bio ma gli aiuti sono solo il 3% del totale. Vuol dire cinque volte meno della media aritmetica. Senza tener conto dei benefici aggiuntivi che le coltivazioni biologiche assicurano, rispetto a quelle convenzionali, in termini di difesa della biodiversità, protezione dal cambiamento climatico, contributo alla lotta contro il dissesto idrogeologico, maggiore cura del paesaggio”. Alla domanda su cosa potrà fare il parlamento per riequilibrare questa situazione, risponde: “Si tratta di rimettere tutto in discussione in occasione del dibattito sulla nuova Politica agricola comune. Inoltre le esperienze dal basso, a livello regionale, stanno segnando in alcuni casi delle innovazioni positive. Qualcosa comincia a muoversi per il verso giusto”. C’è poi in ballo un disegno di legge sull’agricoltura: “Sì, e potrebbe arrivare in aula a novembre, dopo il giudizio della commissione Agricoltura della Camera. Avevamo cominciato il lavoro già nella passata legislatura, questa volta si tratta di portare a casa la legge, l’incremento dei fondi per la ricerca, le norme sui biodistretti. Quella dei biodistretti è una vicenda che sta conoscendo una crescita molto interessante. Prendiamo ad esempio il settore del vino: in molte aree si è ormai affermata la consapevolezza che il biologico non rappresenta solo un sistema di maggiore tutela del territorio e dell’ambiente, ma anche un formidabile strumento per aumentare la competitività delle imprese”.

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