Un artista del sorriso che ama la semplicità


Nato e cresciuto nelle Marche tra i buoni sapori della cucina di casa, Neri Marcorè è attore, cantante e grande uomo di spettacolo. Ama i cibi buoni, genuini, puliti che attraverso la loro semplicità svelano una grande ricchezza... proprio come lui

Nato e cresciuto nelle Marche tra i buoni sapori della cucina di casa, Neri Marcorè è attore, cantante e grande uomo di spettacolo. Ama i cibi buoni, genuini, puliti che attraverso la loro semplicità svelano una grande ricchezza... proprio come lui

Da dove viene il tuo nome?

Dalla Toscana, anche se la mia origine è marchigiana. Sono cresciuto a Porto Sant’Elpidio, in mezzo alle bande di ragazzini del mio paese, liberi di giocare insieme sotto lo sguardo vigile di tutti i genitori. E questo mi ha consentito di non crescere viziato e coccolato, anche da un punto di vista alimentare, benché fossi figlio unico. Non ero un bimbo difficile, ma avevo già un mio gusto personale e una certa capacità di valutare la bontà del cibo. Ricordo perfettamente il salto di qualità quando lo scettro della cucina passò dalla mia nonna paterna, una vera matriarca che cucinava in modo un po’ pesante e ripetitivo, alla mia mamma che preparava i pasti con cura, e io li mangiavo più volentieri. Così sono cresciuto apprezzando la buona tavola.
Per rendere giustizia a nonna però devo dire che il suo baccalà in umido con le patate era meraviglioso.

Il cibo crea un radicamento molto forte con la terra d’origine: è così anche per te?

Ho ricordi molto precisi a proposito. Uno è legato all’uccisione del maiale: spero di non urtare troppo la sensibilità dei molti lettori vegetariani di questa rivista, ma era veramente un rito familiare che iniziava con l’acquisto dell’animale e continuava per lunghi mesi con il suo allevamento, accurato e assolutamente naturale.
Ma ricordo anche la preparazione della salsa di pomodoro, la bollitura, i barattoli, gli imbuti… Questi avvenimenti hanno impresso tracce profonde nella mia vita, lasciandomi una grande attenzione per la qualità del cibo, la provenienza, il metodo di allevamento o coltivazione, la trasformazione. Anche mia moglie è molto attenta all’alimentazione e facciamo di tutto per offrire ai nostri tre figli, una ragazzina di undici anni e due gemelli di otto, cibi buoni e sani. Diamo la priorità al cibo biologico, agli alimenti integrali e cerchiamo di acquistare i prodotti all’origine e presso commercianti conosciuti e di fiducia.

La distanza tra produttore e consumatore è alla base di molti problemi alimentari, tra cui lo spreco. Cosa ne pensi?

Penso che stia aumentando la sensibilità e la consapevolezza riguardo alla qualità del cibo, agli sprechi, alla necessità di tracciare l’origine degli alimenti che ingeriamo. Pur vivendo in una grande città come Roma mi pare che oggi sia meno difficile di qualche anno fa procurarsi carni e verdure senza troppi passaggi, grazie anche a produttori che si sono ingegnati per vendere direttamente al consumatore. È ovvio che non sempre si riesce a procurarsi tutto in questo modo, così quando si acquista al supermercato bisogna stare un po’ più attenti a cosa si mette nel carrello.

E in cucina come te la cavi?

Abbastanza bene, se ho tempo: ho iniziato a cucinare con un amico con cui dividevo l’appartamento quando mi sono trasferito a Bologna per studiare alla Scuola superiore per interpreti e traduttori.
Cucinare per gli altri, condividere il pasto è un bel modo per stare insieme e crea legami profondi, perché attraverso il piacere del cibo e del vino si aprono canali di comunicazione che rendono più semplice conoscersi, fare amicizia, quasi come cantare e fare musica insieme, che per me è una delle cose più coinvolgenti e gioiose della vita.

Come dimenticare il tuo film Lezioni di cioccolato? Hai imparato davvero a fare il cioccolatiere?

Era venuto a casa mia un maestro a spiegarmi la provenienza del cioccolato, come temperarlo, come lavorarlo per fare i cioccolatini: è stata un’esperienza davvero interessante ed è l’ennesima prova della bellezza del mestiere dell’attore, che consente di avere stimoli sempre diversi e di entrare in contatto con mondi difficilmente avvicinabili.

Ti è mai capitato di soffermarti ad osservare le persone a tavola? Che considerazioni puoi fare?

Ci sarebbe da fare un trattato su come la gente mangia al ristorante a seconda del suo stato d’animo, della compagnia, dell’orario e della latitudine. Di certo a tavola si rivelano molti aspetti di sé che magari non vengono fuori dalle parole: quelli schifiltosi, quelli che non rinunciano a spizzicare dai piatti altrui, quelli che si abbuffano come se non esistesse un domani e quelli che può venire il terremoto ma non aumentano il ritmo lentissimo della masticazione.

Un pensiero conclusivo sul cibo

Auguro a chiunque ci legga di vivere il cibo con allegria e soddisfazione, laddove non avvenga già. Non vedo perché rinunciare, certo senza esagerare, a questi “piccoli momenti di estasi”, frase che ripeto spesso nel film Lezioni di cioccolato. E poi, se i piccoli cuscinetti adiposi intorno alla vita si chiamano maniglie dell’amore, un buon motivo ci sarà, no?

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