Spesa e crisi a teatro con Marina


Marina Massironi, brillante attrice di cinema e teatro, ci racconta il suo personalissimo rapporto con il cibo che oscilla dalla ricerca di una dieta perfetta all’appagamento di ogni desiderio culinario

Marina Massironi, brillante attrice di cinema e teatro, ci racconta il suo personalissimo rapporto con il cibo che oscilla dalla ricerca di una dieta perfetta all’appagamento di ogni desiderio culinario.

Da piccola mangiavi volentieri i piatti che ti preparava la mamma?

La mia mamma non cucinava volentieri, tanto che io, da sempre amante della buona tavola, mi intrufolavo da una vicina napoletana che mi nutriva e che sicuramente ha contribuito a farmi creare un ottimo rapporto con il cibo. Ma a onor della mia mamma devo dire che, quando mia sorella e io siamo cresciute e non ha più dovuto cucinare per costrizione, ha iniziato a dedicarsi alla cucina per il piacere di farlo ed è diventata perfino una brava cuoca. In quanto a me, la mia prima produzione culinaria, verso i dieci anni, è stata la torta Monnalisa di nonna papera…

E poi com’è proseguita la tua carriera di cuoca?

Mi sono arrangiata in modo decoroso, anche se, quando sono uscita di casa, a ventidue anni, avevo un fidanzato bravissimo che si occupava della cucina e io gli ho lasciato volentieri lo scettro. Eravamo comunque agli inizi della carriera e i soldi erano pochini, quindi bisognava fare le acrobazie con la spesa. Ora, invece, ho un fidanzato meraviglioso per tutto tranne che come cuoco, anche se molto volenteroso: ricordo che una sera, teneramente, ha voluto farmi trovare la cena pronta al ritorno dal teatro, solo che, non so come, nella pentola in cui aveva fatto cuocere i tortellini era finito anche un sottopentola di sughero che aveva tinto di arancio e reso immangiabile il tutto.

Hai ricordi culinari legati a uno spettacolo?

Me ne viene in mente uno, molto differente da questo: durante le riprese del film “Quasi quasi”, uscito qualche anno fa, ho dovuto mangiare sette filetti al pepe verde nel giro di due o tre ore, perché la scena non andava mai bene. E al cinema non è come a teatro, dove mangi per finta: si mangia davvero e a ogni rifacimento di scena si ricomincia da capo. Comunque quel filetto era consumato durante una cena “pacificatrice” fra due vicini di casa: mangiare insieme, insomma, fa sempre capitolare le difese, anche se forse la sceneggiatura non aveva valutato che la carne rende aggressivi e che, per “far pace”, sarebbe stato più adatto un piatto di pasta.

Sei attenta alla qualità e alle proprietà nutritive del cibo?

Sì, mi informo molto, anche se poi va a finire che ho una gran confusione in testa. Ad esempio, una volta leggi che bisogna mangiare in modo dissociato, a mezzogiorno le proteine e a cena i carboidrati. Poi senti il contrario, cioè a pranzo i carboidrati e a cena le proteine, altrimenti non smaltisci, oppure l’amica informata ti dice che a pranzo devi mangiare un po’ di tutto, carboidrati, proteine, grassi, in modo bilanciato, perché all’organismo servono tutti i nutrienti. C’è anche il filone “del gruppo sanguigno”: se sei del gruppo A non devi mangiare carne, se sei del gruppo B niente carboidrati. Insomma, come si concilia il tutto? Allora io mi osservo e cerco di capire di cosa sento il desiderio, perché credo sia anche ciò di cui ha bisogno il mio organismo.

Alimentarsi in base ai propri desideri è un buon sistema…

Già, forse, io lo faccio e mi trovo bene, anche se poi qualche esperto dice che non è corretto. Prendiamo il desiderio di zuccheri: le ultime novità sono che, se hai voglia di qualcosa di dolce, non devi mangiare dolci, perché poi l’insulina si innalza troppo e ti fa ritornare ancora la voglia di dolce. Ma come si fa? Non posso certo mangiare formaggio se ho voglia di un cioccolatino! Comunque, in linea di massima, cerco di alimentarmi in modo corretto e, quando ho tempo, e quando le trovo, mi preparo tutte le verdure sane e biologiche, e i cereali, in chicco, come raccomandano tutti. Poi però, sempre osservandomi e sperimentando, ho appurato che per me, prima di andare in scena, il pasto più adatto è un’industrialissima merendina, piena di grassi e zuccheri, accompagnata da un bel caffè del distributore automatico. Evidentemente è ciò di cui ho bisogno, perché arrivo alla fine della rappresentazione senza sentire i morsi della fame e non troppo stanca. Guai, infatti, a fare un pasto vero e proprio, anche se “sano”, prima di recitare, come ci è successo qualche tempo fa a Boretto, in provincia di Parma, dove portavamo in scena una commedia. Lo spettacolo era alle nove e mezza e così, pensando che ci sarebbe stato il tempo per digerire, siamo andati al ristorante alle sette e mezza: quella sera abbiamo dovuto raccogliere tutte le nostre forze per non strisciare letteralmente sul palcoscenico.

Concludiamo con un pensiero o una speranza “alimentare”…

Vorrei che ci fosse più attenzione alla qualità degli alimenti e soprattutto che venissero scoperte tutte le truffe alimentari che, oltre a creare un clima di diffidenza, mettono anche a repentaglio la nostra salute: corriamo troppi rischi per colpa di gente senza scrupoli. E vorrei anche che non si sprecasse più il cibo, come purtroppo succede ora in buona parte dei Paesi industrializzati. Per quanto mi riguarda, cerco di fare del mio meglio.

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