La FAO lancia l’allarme sull’inquinamento del suolo diffuso in tutto il mondo


Nel rapporto “Soil pollution a hidden reality”, realizzato dall’agenzia dell’Onu e dalla Global Soil Partnership, si legge tra l’altro: «L’industrializzazione, le guerre, l’estrazione mineraria e l’intensificazione dell’agricoltura hanno lasciato in tutto il pianeta un’eredità pesante in termini di contaminazione del suolo, mentre con l’aumento dell’urbanizzazione è cresciuto lo smaltimento dei rifiuti urbani nel terreno»

Secondo la Fao - riferisce un articolo su GreenReport - «L’inquinamento del suolo rappresenta una preoccupante minaccia per la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la salute umana, ma si sa ancora troppo poco sulla portata e gravità di tale minaccia». E’ quanto emerge dal rapporto “Soil pollution a hidden reality” presentato dall’agenzia Onu e dalla Global Soil Partnership in occasione dell’avvio del Global Symposium on Soil Pollution (Gsop18), che si è svolto a Roma nei primi giorni i maggio.

Nel rapporto si legge che «L’industrializzazione, le guerre, l’estrazione mineraria e l’intensificazione dell’agricoltura hanno lasciato in tutto il pianeta un’eredità pesante in termini di contaminazione del suolo, mentre con l’aumento dell’urbanizzazione è cresciuto lo smaltimento dei rifiuti urbani nel terreno».

Aprendo il simposio di Roma, il vice-direttrice generale Fao, Maria Helena Semedo, ha sottolineato che «L’inquinamento del suolo colpisce il cibo che consumiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e la salute dei nostri ecosistemi. La capacità dei suoli di fare fronte all’inquinamento è limitata; prevenire il loro inquinamento dovrebbe essere una priorità globale». Ma la Fao fa notare che «anche se l’intensificazione agricola, la produzione industriale e l’urbanizzazione continuano a crescere a un ritmo rapido, non è mai stata effettuata una valutazione sistematica dello stato di inquinamento del suolo a livello mondiale. Gli studi condotti sinora sono stati in gran parte limitati alle economie sviluppate».  Secondo lo studio, «Ne consegue, che nella letteratura scientifica esistente vi siano enormi lacune circa la natura e l’estensione del problema.  Ma anche quel poco di cui si è a conoscenza è motivo di grande preoccupazione».

Il rapporto fa l’esempio dell’Australia dove «si stima che circa 80.000 aree soffrano di contaminazione del suolo. La Cina ha classificato il 16% di tutti i suoi suoli – e il 19% dei terreni agricoli – come inquinati». Anche nell’Area economica europea e nei Balcani occidentali ci sono circa 3 milioni di aree potenzialmente contaminate, mentre negli Stati Uniti d’America 1.300 aree sono nella lista  Superfund National Priorities degli hot spot dell’inquinamento.

Il rapporto è una sintesi della ricerca scientifica esistente sull’inquinamento del suolo. Ecco alcuni dei dati emersi:

La produzione di sostanze chimiche è cresciuta rapidamente negli ultimi decenni e si prevede che fino al 2030 aumenterà annualmente del 3,4%. I paesi non-Ocse in futuro vi contribuiranno maggiormente.

Nel 2015, l’industria chimica europea ha prodotto 319 milioni di tonnellate di prodotti chimici. Di questi, 117 milioni di tonnellate sono stati ritenuti pericolosi per l’ambiente.

La produzione globale di rifiuti solidi urbani era nel 2012 di circa 1,3 miliardi di tonnellate annue; entro il 2025 si prevede un aumento di 2,2 miliardi di tonnellate l’anno.

In molte regioni del mondo, i livelli d’inquinanti organici persistenti nel latte umano sono significativamente superiori a quelli considerati sicuri, con una maggiore incidenza in India e in alcuni Paesi europei e africani.

Nell’ultimo decennio alcuni Paesi a basso e medio reddito hanno aumentato l’uso di pesticidi. In Bangladesh, per esempio, si stima sia aumentato di 4 volte, in Ruanda e in Etiopia più di 6 volte, e in Sudan sia addirittura decuplicato.

La produzione mondiale di letame è aumentata del 66% tra il 1961 e il 2016, passando da 73 a 124 milioni di tonnellate. Il volume di letame applicato ai terreni è cresciuto da 18 a 28 milioni di tonnellate, e la quantità di letame lasciata sui pascoli è passata da 48 a 86 tonnellate. Il letame può contenere elevate quantità di metalli pesanti, organismi patogeni e antibiotici.

I terreni adiacenti alle strade presentano livelli elevati di metalli pesanti, idrocarburi e altri inquinanti, che costituiscono una minaccia quando la produzione di cibo o i pascoli avvengono su di essi.

Circa 110 milioni di mine o di altri pezzi di ordinanza inesplosi sono sparsi in 64 Paesi di tutti i continenti, resti di guerre che possono avere conseguenze mortali per gli agricoltori e che possono rilasciare metalli pesanti attraverso gli agenti atmosferici.

Quasi tutti i terreni dell’emisfero settentrionale contengono radionuclidi in concentrazioni più elevate rispetto ai livelli tollerabili – anche in aree remote, a seguito di ricadute atmosferiche da test nucleari o eventi radiologici come l’incidente di Chernobyl.

Il rapporto di Fao e Global Soil Partnership evidenzia che «Numeri come questi ci aiutano a comprendere i tipi di pericoli che l’inquinamento pone ai suoli, ma non  ne riflettono l’intera portata in tutto il mondo, e sottolineano l’inadeguatezza delle informazioni disponibili e le differenze nella registrazione di siti inquinati in tutte le regioni geografiche».

La Fao ricorda che «L’inquinamento del suolo spesso non può essere percepito visivamente o direttamente valutato, rendendolo un pericolo nascosto dalle gravi conseguenze. Influisce sulla sicurezza alimentare sia compromettendo il metabolismo delle piante e riducendo così i raccolti, sia rendendo le colture non sicure per il consumo. Gli inquinanti inoltre danneggiano direttamente gli organismi che vivono nel suolo e lo rendono più fertile.  E, naturalmente, il suolo contaminato da elementi pericolosi come arsenico, piombo e cadmio, da sostanze chimiche organiche come i policlorobifenili (PCB), da idrocarburi aromatici policiclici (IPA), da farmaci come gli antibiotici o da interferenti endocrini presentano gravi rischi per la salute umana».

Quel che è certo è che la maggior parte dell’inquinamento del suolo è dovuto alle attività antropiche: «Attività industriali come l’estrazione, la fusione e la produzione di materiali; i rifiuti domestici, zootecnici e urbani; i pesticidi, gli erbicidi e i fertilizzanti utilizzati in agricoltura; i prodotti derivati dal petrolio che vengono rilasciati nell’ambiente o distrutti nell’ambiente; le emissioni generate dai trasporti – sono tutti fattori che contribuiscono al problema – dicono alla Fao – Anche i cosiddetti “inquinanti emergenti” sono motivo di crescente preoccupazione. Tra questi i prodotti farmaceutici, gli interferenti endocrini, gli ormoni e le sostanze biologiche inquinanti; i rifiuti elettronici; e le materie plastiche oggi utilizzate in quasi ogni attività umana».

Il rapporto fa notare che «Non esiste quasi nessuno studio scientifico sul destino della plastica nel suolo, mentre la maggior parte dei rifiuti elettronici continuano a essere smaltiti nelle discariche piuttosto che riciclati».
Al Gsop2018  esperti e responsabili politici discutono di questa minaccia e, nelle intenzioni della Fao, il simposio di Roma  rappresenta un primo passo per «individuare e colmare le lacune d’informazione e per formulare una risposta internazionale più coesa a queste minacce. Ciò include la definizione di un programma d’interventi per promuovere l’attuazione delle Linee guida volontarie per una gestione sostenibile dei suoli sviluppate dalla Fao e dai suoi partner nel 2016, e dei recenti impegni internazionali per una migliore gestione dell’inquinamento del suolo

 

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