Come realizzare i kusamono

Photo Young Choe
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Un piccolo, originale e personale paesaggio, da creare con armonia sopra una zolla o dentro una ciotola. Ecco come comporre in casa dei bellissimi kusamono

Se volete far entrare in casa la bellezza e la freschezza della nuova stagione chiedete aiuto ai kusamono. Sono composizioni che hanno in sé tutto il fascino della filosofia Wabi Sabi, l’approccio alla bellezza tipico del Giappone, che celebra l’imperfezione e la transitorietà degli oggetti. Nonostante il minimalismo riesce a ottenere risultati elegantissimi, che appagano l’anima e gli occhi. In base al tipo di pianta usata è, infatti, possibile evocare veri e propri paesaggi, di montagna, lacustri o tropicali. E se per fare un lavoro a regola d’arte è necessario frequentare dei corsi, per realizzare una composizione piena di poesia serve solo qualche indicazione e un po’ d’immaginazione. Ecco come procedere.

Alla ricerca delle piante giuste

Le specie migliori sono quelle che non sviluppano radici profonde e che crescono molto lentamente. Per una composizione vanno scelte piante con le stesse esigenze in fatto di luce, acqua e temperatura.

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Sedum

Se andate al garden center potete trovare alcune piante che sono una garanzia di successo perché resistenti e adattabili. Per esempio le piccole fittonie nelle differenti varietà: a foglie verdi, rosse o con nervature colorate. Oppure i sedum, una famiglia davvero multiforme. L’edera è un’altra immortale e anche il capelvenere è a misura di principiante. Le composizioni sono quasi sempre ricoperte di muschio, così assomigliano all’erba di un prato.

L’alternativa al negozio è cercare fra le piante spontanee. L’ideale sarebbe andar per boschi, ma anche i bordi delle strade di periferia possono essere ricchissimi di sorprese. E dal momento che servono esemplari molto piccoli, quelli che crescono negli interstizi dei muri, che in genere vengono tolti perché dannosi, si rivelano ideali: hanno naturalmente radici piccole e si accontentano davvero di poco.

Vasi e terriccio, spazio alla fantasia

Non ci sono limiti per quanto riguarda i vasi. Anche in Giappone c’è assoluta libertà: alcuni utilizzano il classico vaso da bonsai, ma molto spesso il supporto ha forme stravaganti e a volte è semplicemente un piatto o una lastra di roccia su cui viene adagiata una zolla di terra tenuta ferma dal muschio. In occidente la libertà è ancora maggiore e c’è chi riutilizza vecchie scodelle e lattine di ferro, creando composizioni degne di nota.

Per cominciare va bene un buon terriccio universale, ma se desiderate coltivare su una lastra l’ideale è il ketotsuchi, il substrato tipico per bonsai. È molto ricco di sostanze nutritive, viscosa e plastica, così potete modellare la zolla di terra da ricoprire di muschio.

Come allestire l'opera d'arte

Photo Young Choe

Prendetevi del tempo, un kusamono non è qualcosa da fare in fretta tra una commissione e l’altra. È un processo che parte dalla scelta della pianta: che voi siate in un negozio o nella natura, cercate di immaginarvi in quale contenitore potrebbe star bene e in compagnia di cosa. Per semplificare potete iniziate con del muschio e un paio di piantine, una deve essere alta e slanciata e una più bassa e tonda. Una volta a casa, riempite la base del vaso con della ghiaietta che serve a drenare l’acqua in eccesso e che è obbligatoria se il contenitore non ha un foro sullo sfondo. Aggiungete un po’ di terriccio, interrate i due esemplari cercando di trovare la posizione che più soddisfa il vostro senso estetico. Ricoprite con il muschio e innaffiate bene, ma senza creare ristagno d’acqua sul fondo. D’ora in poi potete limitarvi a inumidire con uno spray una o due volte la settimana, in base alle esigenze delle vostre piante. Prendetevi ogni giorno qualche minuto per osservare la vostra creazione, guardare come si sviluppa, cercare di capirne e assecondarne i bisogni. È una ginnastica antistress molto appagante. Non è un caso se in Giappone chiamano i bonsai erbacei “piante da compagnia”.

Da non confondere con i l bonsai

In giapponese kusamono significa letteralmente cosa (mono) erbacea (kusa). La filosofia che sta alla base è la stessa dei bonsai con cui condivide molte tecniche di coltivazione, anche se trattandosi di erbe è tutto molto più semplice. Le origini si perdono nella notte dei tempi, visto che i primi bonsai risalgono a più di mille anni fa. Queste composizioni erbacee non vanno confuse con le più piccole e semplici shitakusa, che si trovano solo accanto a un bonsai e per completarne l’atmosfera. I kusamono possono essere grandi anche 40 centimetri e suggerire veri e propri paesaggi in pochi elementi.

 

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Come realizzare i kusamono - Ultima modifica: 2022-04-01T12:06:07+02:00 da Sabina Tavolieri
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