Quelle bottiglie di vino decorate a mano


C’è un’azienda biodinamica, in Provincia di Pavia, dove si fanno grandi vini. Le bottiglie che li contengono sono impreziosite dai disegni di fantasia realizzati da ragazze e ragazzi con disabilità, che lavorano nel laboratorio aziendale “Fuori dalla mischia”. Ne parliamo con il titolare Fausto Andi

 

Per “agricoltura sociale” s’intende un insieme di pratiche che utilizzano le attività agro-alimentari e il contesto rurale per promuovere l’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate e a rischio di emarginazione o per svolgere attività terapeutiche e di sostegno di persone portatrici di disabilità. Come è stato rilevato da una ricerca realizzata dall’Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica) molte delle aziende che svolgono questo tipo di attività sono condotte con il metodo dell’agricoltura biologica o biodinamica.
E’ il caso dell’Azienda agricola di Fausto Andi (Frazione Moriano 48, 27040 Montù Beccaria – Pavia), che si presenta così:

“L’azienda, che mi viene dalla famiglia, è a prevalente conduzione vitivinicola, però coltiviamo anche frutta e ortaggi, insieme a tutto quello che serve per fare agricoltura biodinamica. Essenzialmente abbiamo due linee di produzione, una l’abbiamo chiamata “Vini quotidiani”, l’altra “Per le occasioni”. La base di partenza è la stessa ed è data da terreni vocati e da vitigni tipici di quest’ area, a bassa produttività. Quel che cambia sono i metodi di coltivazione, di raccolta, di vinificazione e affinamento”.

“Vini quotidiani” vuol dire vini da tavola, semplici, leggeri?

No, al contrario. Sebbene la tendenza prevalente oggi voglia vini freschi, a bassa alcolicità che invogliano a bere tanto, i miei invece sono vini a elevata alcolicità, fino a 18°. Bere è un piacere, quindi io punto a vini che danno forti sensazioni, non da bere in quantità ma da centellinare. Sono vini importanti ma con un rapporto qualità prezzo eccezionale.

E la linea “Per le occasioni"?

Io faccio un lavoro che mi piace, nel modo che mi piace. Nei “Vini quotidiani”, che sono la gran parte delle nostre 30 mila bottiglie, lavoro seguendo le mie idee ma al tempo stesso cercando di condividere i risultati con quelli che acquistano i vini, incontrando i loro gusti. I vini “Per le occasioni”, invece, li faccio per il semplice piacere di farli, per l’amore di sperimentare strade nuove. Non cerco la condivisione dei bevitori. La “Creatura” che è uno di questi vini, per alcuni anni addirittura non è stato ammesso alla degustazione perché alcune sue caratteristiche non rientravano nei canoni. Poi lo scoglio è stato superato e ora è un vino che fa tendenza. Certo, non si tratta di vini “per tutti”, a differenza dei “Quotidiani”, sia per le loro caratteristiche che per il loro prezzo.

Come siete arrivati ad avviare un’attività di “agricoltura sociale”?

Il nostro lavoro è fortemente ancorato al territorio, alla sua storia e alla sua gente. Le vigne, per esempio, sono esclusivamente locali e noi conduciamo un lavoro di ricerca, recupero e conservazione di antiche varietà locali di vitigni. L’attività di “agricoltura sociale” è un aspetto di questo legame con il territorio e della responsabilità che sentiamo verso il tessuto sociale e l’ambiente che ci circonda. Da dieci anni siamo legati da una convenzione con i Comuni di Broni e Stradella, entrambi in Provincia di Pavia, in base alla quale gruppi di ragazzi portatori di disabilità partecipano alle attività della nostra azienda come segmento di programmi terapeutici messi a punto dalle istituzioni socio-sanitarie.

A quale delle attività aziendali partecipano i ragazzi e le ragazze che passano una parte del loro tempo nella vostra azienda?

Un po’ a tutte, naturalmente a seconda del tipo di disabilità di cui sono portatori. Però l’attività nella quale la loro presenza è più numerosa e sistematica è quella del laboratorio che abbiamo chiamato “Fuori dalla mischia” dove sono confezionate le conserve di frutta e di ortaggi che produciamo e dove, soprattutto, si confezionano a mano le nostre bottiglie di vino. I nostri clienti, infatti, possono scegliere fra diverse tipologie di confezionamento: la decorazione a mano delle bottiglie, l’applicazione di una miniatura firmata, una dedica. Lavori che sono eseguiti dalle ragazze e dai ragazzi del laboratorio.

Come avviene il loro inserimento nell’attività?

Nei primi giorni mia moglie, che è psicologa, li accompagna per l’azienda, spiega quel che facciamo, cerca di capire che cosa li attira e li incuriosisce, quali sono le loro potenzialità e cosa possono fare. Poi è importantissimo che riusciamo a farli sentire a casa loro.
Ora a partecipare all’attività del laboratorio sono due gruppi, uno di sei ragazze e uno di sei ragazzi che vengono tre volte la settimana, uno la mattina e uno il pomeriggio. In entrambe i gruppi è sempre presente un operatore del Comune che è garante della applicazione di quello che è previsto dalla convenzione. Quanto a noi, dopo la fase di istruzione, ci limitiamo a preparare il lavoro. Per esempio per il confezionamento delle bottiglie di vino portiamo le 150 che mediamente riescono a fare ogni giorno, e i materiali che servono.

Lei ha parlato di bottiglie dipinte, in che modo?

Sono dipinte con disegni liberi inventati dai ragazzi ed è importante che sia un lavoro che impegna la loro creatività altrimenti sarebbe più difficile coinvolgerli, si annoierebbero e si stancherebbero prima.

Ma questo lavoro così particolare non incide poi sul prezzo delle vostre bottiglie di vino?

No, perché il lavoro di questi ragazzi non può essere retribuito, per le caratteristiche delle loro disabilità, perciò aggiunge un valore molto particolare ai nostri vini, ma senza incidere sul costo, quindi senza aumentarne il prezzo. Naturalmente qui il lavoro è cosa del tutto diversa che in un laboratorio qualsiasi. L’opera che noi svolgiamo è anche un’opera terapeutica, perché questi ragazzi hanno bisogno di stimoli e di gratificazioni che possano migliorare o almeno non peggiorare le loro condizioni. Non ci sono obiettivi produttivi da raggiungere, si rispettano i tempi e i modi di ciascuno, incoraggiandolo, coinvolgendolo, gratificandolo. Ma quello che fanno è un lavoro vero e loro lo sanno. Noi puntiamo principalmente alla vendita diretta dei nostri prodotti e loro partecipano anche a questa attività così e anche in questo modo loro vedono benissimo che il loro è lavoro vero. E dicono “Il nostro vino”, “Le nostre confetture”, “La nostra azienda”…

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