Meno agnelli in tavola, più pecore a tener puliti i prati


Come? Lanciando un programma di adozione a distanza delle pecore. È l’iniziativa proposta dalla Coopetariva Agnello d’Alpago, l’associazione Food Environment Test e il Presidio Slow Food, con il patrocinio dell’Unione Montana per trovare modi nuovi di sostenere agricoltura e allevamento di montagna

Più agnelli, meno incuria del territorio. Le pecore verranno utilizzate per sfalciare i prati. Alla prossima Pasqua, l'agnello, va adottato. La Cooperativa Agnello D'Alpago Fardjma, che raccoglie gran parte degli allevatori di questa razza in Provincia di Belluno, l'associazione Food Environment Test e Presidio Slow Food con il patrocinio dell'Unione Montana – racconta Il Gazzettino di Belluno  - lanciano l'iniziativa per salvare i piccoli di pecora, farli crescere all'aperto fino alla fine naturale della loro vita. Un'inversione di tendenza epocale per un territorio noto da anni, da ristoratori di tutta Italia e chef di grido, proprio per le carni dell'agnello razza alpagota. 
Non è una boutade, non è l'accodarsi alla tendenza animalista che va diffondendosi, è amore per il territorio e per i suoi ritmi naturali. I promotori del programma ci hanno pensato a fondo. «C'è bisogno di sostenere l'agricoltura e l'allevamento in montagna spiega Giorgio De Bona, presidente di Food Environment Test -, attività difficili e gravose in termini economici. Con questa iniziativa vogliamo lanciare un input nuovo creando le condizioni perché in montagna si continui a lavorare, ad operare e ad esserci. Gli obiettivi sono più d'uno: aiutare gli allevatori ad avere stimoli maggiori e questo avviene quando il reddito è sufficiente. Inoltre vogliamo creare le condizioni affinchè gli allevamenti siano più predisposti a far vivere gli animali in modo naturale». Non tutti gli agnelli saranno fatti adottare, ma la gran parte.  Basterà inviare una mail a info@foodenvironmenttest.it e ottenere così tutte le indicazioni del caso.
Costo dell'adozione 150 euro l'anno. Con questa cifra si otterrà un certificato con il numero di identificazione del capo salvato e la sua foto e si avrà diritto a effettuare visite nell'azienda agricola. L'idea, con il tempo, è di dotarsi anche di sistemi di web cam per permettere a chiunque di seguire la vita sui pascoli dell'Alpago e, in futuro, di estendere il progetto anche alle pecore.

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