La conversione dell’intera agricoltura al biologico? Sarebbe una catastrofe!


Questo è quanto sostengono sessantacinque fra docenti universitari, ricercatori e imprenditori agricoli, in un lungo e articolato documento inviato a tutti i Deputati, nel quale commentano la recente discussione alla Camera sul testo unificato in tema di agricoltura biologica, approvato lo scorso 11 dicembre

Far assurgere le produzioni di nicchia del biologico e del biodinamico a pilastri dell’agricoltura nazionale – si legge nel testo che introduce il documento e che è stato pubblicato da agrariansciences.blogspot - è una scelta improvvida per un Paese dove solo il 70% del cibo che consumiamo è prodotto dalla nostra agricoltura e che vede la propria sovranità alimentare inesorabilmente erosa da decenni di rifiuto dell’innovazione nel settore della genetica vegetale e delle tecniche colturali.

Sessantacinque fra docenti universitari, ricercatori e imprenditori agricoli, in un documento inviato a tutti i Deputati, commentano la recente discussione alla Camera sul testo unificato in tema di agricoltura biologica, approvato lo scorso 11 dicembre ed auspicano “un più elevato livello di attenzione alle istanze del mondo dell’agricoltura” nella prossima discussione della proposta di legge che sarà svolta in Senato.

L’agricoltura italiana - ricordano i 65 firmatari del documento - per mantenersi competitiva merita un’attenta valutazione dei dati disponibili e un atteggiamento culturale aperto all’innovazione e rispettoso della libertà di innovare nelle nostre imprese che devono in ciò essere adeguatamente supportate dai nostri centri di ricerca.

Per garantire sicurezza alimentare a un mondo che nel 2050 raggiungerà i 10 miliardi di abitanti, in larga maggioranza inurbati, non è sufficiente fare appello ai valori della tradizione ma occorre mirare all'integrazione delle conoscenze dell’agronomia e agroecologia con le migliori tecnologie che la ricerca scientifica mette a nostra disposizione (genomica, nuove biotecnologie, proteomica, metabolomica, tecniche di difesa integrata, RNAi, informatica, robotica, micro-fertirrigazione, ecc.), fondamentali per migliorare la produttività, la sostenibilità e la sicurezza delle produzioni agricole.

Secondo i dati 2007-2015 raccolti dall'Académie d'Agriculture de France il frumento convenzionale francese produce in media 7,3 tonnellate per ettaro mentre il frumento biologico ne produce 2,9 (il 68% in meno). Il caso francese è esemplare in quanto la Francia oltre a essere tecnologicamente all’avanguardia è il primo produttore di frumento dell’Unione Europea e produce sette volte l’Italia. Oggi nel nostro Paese il 10% della superficie coltivata a frumento usa il metodo biologico e abbiamo un livello di autosufficienza del 60% per tale cereale. L’autosufficienza si abbasserebbe però al 45% se il biologico andasse a occupare il 40% della superficie totale a frumento e addirittura al 22% se tutta la superficie a frumento fosse coltivata a biologico.

Ancor più deleteria si rivelerebbe una conversione globale al biologico. Dimezzandosi infatti la produzione per unità di superficie, occorrerebbe raddoppiare le superfici coltivate, con danni irreparabili alle foreste e alle praterie naturali. A ciò si aggiunga che il rifiuto dei concimi azotati di sintesi che è sostenuto dai seguaci del bio si tradurrebbe nella riduzione del 50% della disponibilità mondiale di proteine per l’alimentazione umana, con conseguenze catastrofiche sul piano della sicurezza alimentare.

La sicurezza alimentare globale sarebbe messa a repentaglio non solo dal calo assoluto di disponibilità di alimenti, ma anche da prezzi che per i prodotti biologici sono molto più elevati, fino al doppio e oltre, rispetto a quelli dell’agricoltura convenzionale.

In sintesi dunque non vi è nulla di male se il biologico continua a mantenersi come un prodotto di nicchia appannaggio di piccole elites ma la sua diffusione generalizzata sarebbe deleteria sotto molti punti di vista. Quello che chiede la collettività è oggi cibo salubre in quantità adeguate e a prezzi bassi. Queste sono le garanzie che governi sensibili alle esigenze della popolazione debbono impegnarsi a garantire, indipendentemente dal metodo usato per produrre tale cibo. Su questo sono impegnati gli agricoltori italiani che per tale ragione debbono essere visti dall’intera collettività come una categoria benemerita.

Il testo integrale del documento si può scaricare QUI

 

 

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