Federbio replica al “Contributo tecnico scientifico alla discussione” sull’agricoltura biologica


Si tratta del documento redatto da un gruppo di ricercatori, docenti universitari, tecnici ecc. che critica in modo radicale il Disegno di legge sul biologico approvato di recente dalla Camera dei Deputati. Il Documento è stato inviato ai membri del Senato con il pressante invito a correggere la legge e, sostanzialmente, a bocciarla

“Far assurgere le produzioni di nicchia del biologico e del biodinamico a pilastri dell’agricoltura nazionale è una scelta improvvida”, così sentenzia il documento inviato lo scorso dicembre a tutti i deputati da un gruppo di docenti universitari, ricercatori e imprenditori che contiene un attacco molto duro ai contenuti del Disegno di legge appena approvato dalla Camera per una proposta che dovrebbe garantire un maggiore sostegno e sviluppo all’agricoltura biologica. Un'iniziativa analoga è stata presa nei giorni scorso da alcune Società scientifiche agrarie.

Federbio, insieme a tutto il movimento per l’agricoltura biologica, porta avanti un progetto esattamente opposto: lavorare per fare dell’esperienza dell’agricoltura biologica e più in generale dell’agroecologia un modello agricolo e agroalimentare alternativo a quello oggi imperante. E’ quello che emerge anche dalla lettura della replica a “Contributo tecnico scientifico alla discussione” sull’agricoltura biologica che trovate qui di seguito:

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“ASPETTI POCO CONOSCIUTI, CONFLITTUALI E NEGATIVI DEL BIOLOGICO

(i) L’evidenza circa la scarsa produttività del biologico

I dati sulle rese unitarie relativi al biologico sono disponibili anche per l’Italia, per quanto sconosciuti agli estensori del documento non essendosi mai occupati di biologico. Proprio la mancanza di conoscenza sulla realtà tecnica e produttiva dell’agricoltura biologica italiana costringe gli autori a dover citare dati di Paesi anche molto differenti rispetto al nostro o dati, come quelli riferiti alla Francia, completamente decontestualizzati e casualmente assortiti. Oltre ai dati dei centri di ricerca del CREA sono disponibili quelli del centro di ricerca federale svizzero FIBL, che da diversi decenni confronta i diversi metodi di produzione proprio per valutarne la diversa efficienza, anche produttiva. La stessa attività che da anni svolgono decine di Università e centri di ricerca in Ue e anche la FAO, il tutto riassunto in una ricerca pubblicata a fine 2017 che smentisce in toto le tesi degli autori del documento.

Il titolo della ricerca è di per sé esaustivo del ruolo che può svolgere l’agricoltura biologica anche a scala globale per nutrire il Pianeta. Le affermazioni contenute nell’approfondimento 1 (qui come più avanti i redattori si riferiscono a parti dello stesso documento) riguardo alla presunta arretratezza dell’agricoltura biologica in merito al contrasto alle piante infestanti, ai parassiti e patogeni nonché alla nutrizione tramite concimazione attribuite a tale Cavigelli e ormai vecchie di 11 anni sono smentite oltre che da ben più autorevoli, numerose e aggiornate ricerche anche dalla pratica quotidiana di aziende agricole biologiche italiane di eccellenza. Del resto da diversi anni sono le aziende convenzionali ad essere in crisi e a chiudere progressivamente, poiché ciò che determina la sostenibilità economica delle imprese anche agricole non è solo la quantità prodotta ma la differenza fra costi e ricavi. Produrre molto per vendere i prodotti agricoli sottocosto, come propongono gli autori del documento contro la legge sul biologico, comporta profitti per le aziende che vendono mezzi tecnici e servizi, ma il fallimento delle aziende agricole convenzionali e la schiavitù del lavoro nero nelle campagne.

(ii) La sostenibilità ecologica del biologico a livello di singole aziende

L’affermazione degli autori secondo la quale l’agricoltura biologica dipende dalla sostanza organica prodotta da allevamenti convenzionali alimentati con vegetali coltivati in maniera convenzionale è di per sé la migliore dimostrazione del fatto che è necessario aumentare la conversione al biologico dell’agricoltura e zootecnia italiane per realizzare una vera agricoltura biologica circolare, dunque che la legge in discussione è necessaria. Per il resto le argomentazioni di natura tecnica sono prive di fondamento, anche perché gli autori del documento mostrano anche in questo caso di non conoscere minimamente la realtà tecnica e normativa dell’agricoltura biologica.

(iii) La sostenibilità ecologica del biologico a livello globale

Lo studio della FAO, FIBL e Università già citato nel punto (i) smentisce clamorosamente la tesi degli autori del documento contro la legge sul biologico. Gli studi citati dagli autori del documento nell’approfondimento 4 sono tutti più datati, parziali e decisamente meno autorevoli di quello commissionato dalla FAO. A ulteriore confutazione delle tesi infondate esposte nel documento contro la legge sul biologico citiamo la Carta del biologico di EXPO Milano 2015 e la Carta del biologico del G7 agricoltura di Bergamo:

(iv) La sostenibilità del biologico sul piano economico e sociale

Non risulta che la legge in discussione al Senato imponga ai cittadini di acquistare prodotti biologici e tanto meno agli agricoltori di convertire tutte le loro superfici agricole al biologico, dunque la tesi che l’approvazione della legge sul biologico potrebbe provocare “effetti dirompenti sui bilanci dei consumatori” se non addirittura un aumento dei tumori per minor consumo di frutta e verdura appaiono nella migliore delle ipotesi bizzarre congetture di nemici dichiarati dell’agricoltura biologica alla disperata ricerca di argomenti d’effetto.

(v) Il marketing del biologico

È comprensibile la frustrazione degli autori del documento per il fatto che l’agricoltura biologica è l’unica agricoltura sostenibile che dal 1991 è normata a livello Ue e l’unica che consente di mettere sull’etichetta dei prodotti agricoli e alimentari il logo europeo, come per le produzioni tipiche certificate. Del resto l’agricoltura integrata è diventata obbligatoria a partire dal 2014 e, nonostante questo, ingenti risorse pubbliche sono tuttora spese in Italia per diffonderne la pratica, la formazione e la consulenza per gli agricoltori, oltre che per sostenere gli agricoltori che la attuano attraverso la Misura 10 dei PSR che in diverse Regioni italiane è stata attivata con possibilità di raggiungere livelli di contributo per unità di superficie e azienda superiori a quelli previsti per il biologico. È comunque bizzarro chiedere che una legge sull’agricoltura biologica si occupi di promuovere piuttosto l’agricoltura integrata ovvero che non si faccia una legge sull’agricoltura biologica per non sfavorire l’agricoltura integrata. Che non è più una libera scelta degli agricoltori, come la conversione al biologico, ma un obbligo di legge che non necessita quindi di ulteriori atti normativi e tanto meno di risorse per la promozione.

(vi e vii) Circa il reale peso del biologico sul mercato italiano e la sua crescita

Anche in questo caso gli autori del documento nel tentativo di sminuire l’importanza e la dimensione reale del biologico in Italia di fatto sostengono la necessità di una legge che ne promuova efficacemente la crescita. I numeri tuttavia non vanno letti solo in senso assoluto ma anche relativo. Secondo i dati di AC Nielsen sulle vendite dei prodotti confezionati con codice a barre a partire dal 2017 nella GDO circa il 40% dell’incremento delle vendite dei prodotti alimentari su base annua rispetto all’anno precedente si è dovuto ai prodotti biologici. Oltre il 60% dei giovani agricoltori scelgono l’agricoltura biologica, anche se purtroppo i giovani in agricoltura sono numericamente ancora una percentuale ridotta. Dunque, è già nei fatti che nei prossimi anni la dimensione anche delle superfici coltivate a biologico è destinata a crescere significativamente con il ricambio generazionale, così come crescerà stabilmente il consumo di prodotti biologici perché è in atto anche in questo caso un cambio generazionale e di stili di vita. Non solo in Italia ma in tutto il Pianeta e del resto il mercato per i prodotti biologici italiani è un mercato globale. Tutti fenomeni che gli autori del documento contro la legge sull’agricoltura biologica ignorano.

(viii) Circa i sussidi destinati al biologico italiano

La legge sul biologico non si occupa di sussidi diretti agli agricoltori biologici previsti dalla PAC, in ogni caso i dati elaborati dall’ufficio studi della Camera dei Deputati sono dati ufficiali, le valutazioni espresse dagli autori del documento sono opinioni personali.

(ix) Il biologico fa largo ricorso ai fitofarmaci

I fitofarmaci ammessi in biologico sono quelli previsti dalla normativa europea e nazionale di riferimento, la pretesa degli autori del documento che la legge sull’agricoltura biologica promuova l’informazione sui fitofarmaci non ammessi in biologico oltre che essere assurda testimonia solo, una volta di più, che l’intento degli autori del documento è contrastare l’agricoltura biologica normata dall’Ue perché non incentiva l’utilizzo della chimica di sintesi e vieta l’impiego degli OGM. Appunto perché l’agricoltura biologica non prevede affatto il divieto di impiego di fitofarmaci citare nell’approfondimento 6 uno studio commissionato all’Università Cattolica di Piacenza da AGROFARMA relativo a uno scenario di questo tipo è del tutto fuorviante e non pertinente con il contesto normativo e tecnico dell’agricoltura biologica e della legge di cui si tratta.

(x) Il biologico rifiuta in modo preconcetto l’innovazione

Gli autori del documento contro la legge sull’agricoltura biologica intendono l’innovazione esclusivamente quale l’ingegneria genetica e la chimica industriale di sintesi. Si tratta di una tipologia di innovazione che non è compatibile con i principi dell’agricoltura biologica sanciti anche dal Reg. CE 848/2018, che non vieta affatto altro tipo di innovazione, anzitutto per quanto attiene le tecniche agronomiche e agroecologiche, la lotta biologica, la chimica “verde”, i metodi fisici, il miglioramento genetico, la meccanizzazione, i farmaci omeopatici e fitoterapici, il benessere animale, l’agricoltura di precisione e digitale.

  1. LA NECESSITÀ DI UNA LEGISLAZIONE AGRICOLA CHE TUTELI L’INTERESSE GENERALE

(i) L’autosufficienza alimentare da garantire al Paese

Gli squilibri fa produzione agricola nazionale e consumo interno di prodotti alimentari descritti sono frutto delle dinamiche produttive e di mercato dell’agricoltura convenzionale. Il disegno di legge, anche attraverso l’istituzione di un logo nazionale per i prodotti biologici, punta a favorire l’autosufficienza alimentare per il Paese per il settore del biologico, come tassello di una strategia più complessiva che certamente non può essere messa in campo con questa legge.

(ii) La tutela del diritto ad alimenti salubri

Sono completamente destituite di ogni fondamento le affermazioni degli autori del documento in merito al maggior rischio di contaminazione da micotossine dei prodotti biologici italiani: anche in questo caso vengono utilizzati strumentalmente dati che fanno riferimento ad altri Paesi e per nulla contestualizzati. Esaminando i rapporti del sistema rapido di allerta sanitario dell’Ue su alimenti e mangimi (RAFFS) per il 2018 si può verificare che ci sono state complessivamente 655 allerta per micotossine, solo 11 di queste (cioè l'1,7%) hanno riguardato prodotti biologici (ergo, il 98,3% ha riguardato prodotti non biologici). Inoltre, di quegli 11 casi 8 (72%) hanno riguardato frutta secca di importazione e 1 solo farina di cereale di produzione nazionale. Considerando che la superficie coltivata a biologico in Italia è ormai il 15% è evidente che in proporzione il rischio di contaminazione da micotossine è decisamente più basso nel caso di agricoltura biologica.

(iii) La tutela del territorio e la sua gestione e manutenzione

Com’è noto l’agricoltura biologica da sempre ha precise limitazioni sulle quantità di rame impiegabili e solo negli anni recenti ha raggiunto una superficie coltivata significativa, mentre il rame si utilizza da 150 anni in agricoltura e anche nell’agricoltura integrata, per la quale nel 2018 diverse Regioni hanno consentito impieghi di quantità di rame per unità di superficie anche doppi di quelli ammessi in agricoltura biologica. Se dunque secondo gli autori del documento il rame è un problema questo va risolto limitandone l’impiego in agricoltura convenzionale/integrata. L’agricoltura conservativa con impiego di glifosato è una pratica scarsamente diffusa anche nell’agricoltura convenzionale, dunque anche in questo caso i rischi di erosione dei terreni sono propri dei terreni coltivati ad agricoltura convenzionale/integrata in quanto la presenza di sostanza organica è minore e le lavorazioni meccaniche si svolgono comunque. La maggiore presenza di sostanza organica, la diversa tipologia e profondità delle lavorazioni meccaniche e la copertura vegetale di fatto permanente che caratterizza una buona pratica di agricoltura biologica aumenta notevolmente la resilienza dell’agricoltura agli effetti negativi del cambiamento climatico, in particolare per quanto riguarda eccessi o carenza d’acqua. È infine sufficiente leggere i rapporti di ISPRA sulla qualità delle acque per comprendere che solo una maggiore pratica di agricoltura biologica potrà consentire di ridurre la notevole presenza di sostanze chimiche di sintesi anche nelle acque profonde che alimentano gli acquedotti.

(iv e v) La tutela della libera concorrenza e degli imprenditori agricoli convenzionali

I due capitoli del documento trattano argomenti assai diversi e in maniera molto superficiale. L’inserimento nella legge sull’agricoltura biologica di una delega al Governo per una riforma rigorosa del sistema di certificazione è certamente auspicabile, per il resto è bizzarro pretendere che una legge sull’agricoltura biologica che è un sistema regolamentato di qualità a livello europeo debba incentivare forme di agricoltura che non hanno analogo rango e riconoscimento normativo in quanto semplici buone pratiche obbligatorie, oltretutto non soggette a certificazione e controlli come nel caso dell’agricoltura biologica.

(vi) La tutela dei redditi dei consumatori

Si ribadisce che non si vede in quale punto del disegno di legge in discussione vi sia obbligo per i consumatori di acquistare prodotti biologici. È invece evidente, leggendo questo paragrafo del documento, come i redattori e sottoscrittori del documento siano degli accaniti sostenitori degli OGM, ambito del tutto estraneo all’agricoltura e ai prodotti biologici per decisione del legislatore europeo”.

Bologna, 10 gennaio 2019

Federbio replica al “Contributo tecnico scientifico alla discussione” sull’agricoltura biologica - Ultima modifica: 2019-01-15T14:05:09+01:00 da Franco Travaglini

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