Chi dice la verità sull’agricoltura biologica?


Vincenzo Vizioli, Presidente dell’Aiab Federale, risponde ad alcune delle affermazioni fatte in un’intervista dal professor Luigi Mariani, docente di Storia dell'Agricoltura all'Università di Milano e vicepresidente della Società agraria di Lombardia

Pubblichiamo - si legge su In Terris - il contributo che ci ha inviato un nostro lettore, in riferimento all'articolo "Vi dico la verità sul biologico" di Federico Cenci che ha intervistato il professor Luigi Mariani, docente di Storia dell'Agricoltura all'Università di Milano e vicepresidente della Società agraria di Lombardia.

"Gentile direttore, ho pensato molto prima di scrivere in merito all'articolo "Vi dico io la verità sul biologico" per ildubbio che sia poco utile dialogare con chi sentenzia senza la capacità di dialogare e l'umiltà di informarsi su ciò di cui parla. Ho deciso di farlo perché le dichiarazioni del Prof. Mariani purtroppo, si inseriscono nel solco di chi parla di cose che non conosce o, peggio, parla a sproposito per difendere il proprio 'dante causa'. L'intervista riporta non poche informazioni che, per gentilezza, definisco fuorvianti,  e sul biologico avrei molte altre cose da dire ma mi soffermo solo sulla questione rame, sia perché emblematica per quanto appena detto, sia perché utilizzata strumentalmente anche dalla Sen. Cattaneo per di più rapportandola al glifosato. 

Il rame è un metallo come ci insegna la chimica inorganica e la sua collocazione nella tavola di Mendeleev; come tale se assunto può risultare tossico. In biologico nelle formulazioni in cui è ammesso, agisce per contatto, come dice lo stesso Mariani, cioè non penetra nella parte edule del frutto come invece i formulati di sintesi che sono citotropici. Viene quindi rimosso con il semplice lavaggio della frutta e della verdura, mentre nell'altro caso lo ingeriamo, sempre in piccole dosi sotto la soglia di tossicità, light motives dei fautori della chimica, non discernendo mai tra tossicità acuta e tossicità cronica; non parlando mai di dispersione nell'ambiente e tossicità per gli insetti pronubi o percolazione nelle acque superficiali e profonde. 

Il problema rame in biologico si presenta quindi non per la tossicità per chi consuma bio, ma per l'accumulo nel terreno, in particolare nei vigneti, dove può creare competizione con altri elementi. Rispetto alle "dosi elevate" bisogna sapere che la questione, il mondo del biologico, se l'è posta sin dalla commissione "Cos'è biologico", quella che ha stabilito negli anni '80 le norme di produzione e le modalità di controllo prima dell'entrata in vigore del primo regolamento europeo nel 1992. Le relazioni prodotte parlavano di ammissibilità rivedibile in funzione della ricerca che avrebbe dovuto produrre soluzioni alternative. Il vigente regolamento europeo infatti, ha posto limiti che vanno diminuendo ogni biennio e la quantità di rame oggi utilizzabile è massimo di 6 kg/ha l'anno e prossimamente scenderà a 4, purtroppo ancora in assenza di ricerca e sperimentazione per il biologico.

La stessa sensibilità non c'è da parte delle Multinazionali della chimica che hanno prodotto principi mutageni, teratogeni e cancerogeni, tolti dal mercato solo dopo la scadenza del brevetto. La stessa cosa non è valsa per il glifosato la cui licenza è stata rinnovata per decenni dopo la scadenza del brevetto. "Meno tossico del rame" per Cattaneo e Mariani che cita EFSA e agenzie americane che ne certificano l'innocuità, dimenticandosi però di citare anche il parere dello IARC, agenzia per la ricerca sul cancro dell'OMS che lo inserisce tra i probabili cancerogeni e, per esempio, degli studi dell'Istituto Ramazzini di Bologna o delle relazione prodotte dall'ISDE.

Si dimentica di dire, a proposito di tossicità cronica, che diversamente dal rame, lo si ritrova nella pasta, nelle farine, nella birra, nei biscotti, nei pannolini di cotone dei bambini e nelle urine di donne in stato di gravidanza residenti al centro di Roma. Non si dice mai che l'ISPRA , agenzia per l'ambiente del Ministero, lo rileva come primo inquinante nelle acque superficiali, dove il 67% dei campioni analizzati risulta contaminato da pesticidi. Le aziende convenzionali hanno preso soldi dall'UE per diminuire l'impatto ambientale e l'uso di pesticidi che invece nelle rilevazioni dell'ISPRA sulle acque, dal 2007 ad oggi sono raddoppiati Non si dice poi che il primo inquinante delle acque profonde è l'atrazina diserbante io cui uso è vietato dagli anni 90 E' il biologico il problema?".

Vincenzo Vizioli

 

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