Anche in Francia bollicine sempre più biologiche


Almeno questa è la scelta di un famoso marchio di champagne, che è già stata fatta da tanti produttori italiani di spumante, motivata dalla importanza maggiore attribuita a come si lavora nella vigna nel determinare la qualità di un vino

Lo Champagne Cristal, una delle etichette del produttore Louis Roederer Champagne, sta scommettendo sempre di più – si legge su “Innaturale" - biologico e biodinamico. Sotto la guida dell’enologo Jean-Baptiste Lécaillon il marchio si sta muovendo in maniera sempre più decisa per scolpire la propria identità, allo stesso tempo anticipando quelle che potrebbero essere le future problematiche legate al cambiamento climatico.

Sempre più consumatori si stanno rivolgendo a piccoli produttori, considerando le grandi cantine, per quanto di pregio, troppo commerciali. Per questo motivo Mr Lécaillon sta spostando la sua attenzione verso vigneti propri, senza acquistare – a parte per il loro marchio meno prestigioso – uva da altri produttori.

In questo modo l’identità del marchio è sempre più forte, mettendo in dubbio la distinzione netta tra etichette di piccole dimensioni e grandi marchi. Del resto il consumatore di oggi non è interessato solo a chi affina e lavora il vino, ma soprattutto alla vigna dal quale viene prodotto.

Un tempo non si parlava praticamente mai di terroir, era più conveniente, soprattutto per le grandi cantine, spostare l’attenzione verso l’abilità degli enologi di creare mix di uve sempre organoletticamente stupefacenti. Ora la questione è cambiata e parole come biologico e biodinamico, legate alla coltivazione delle vigne, sono diventate fondamentali.

A detta di Mr Lécaillon, che ha raccontato la sua esperienza in un articolo del New York Times, dopo 4 o 5 anni di coltivazione la differenza tra i due metodi è diventata molto evidente. Il biodinamico in particolare dà risultati eccellenti, nonostante lui e i suoi enologi preferiscano – almeno in alcuni anni – la produzione biologica.

Il risultato sono vini limpidi, dal profilo gustativo ben riconoscibile, con note minerali e una consistenza unica nel suo genere. Una firma che diventa di anno in anno più legata a viti e territorio, non solo alla lavorazione dell’uva.

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