Quando arriva l’Alzheimer: ecco una guida pensata per i parenti e per chi si prende cura dei malati

Piccola presentazione e qualche riga del libro Guida all'Alzheimer e alle altre demenze, opera di 4 autori e arrivato in libreria da pochi giorni.

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Quella che vedete sono io fotografata in una nota libreria milanese in occasione della recentissima uscita di Guida all'Alzheimer e alle altre demenze - Suggerimenti e strategie per la cura e l'assistenza del malato. Un libro scritto oltre che da me per la parte dedicata alla nutrizione, da tre noti professionisti esperti dei numerosi aspetti coinvolti nell’accudimento e la cura delle persone con demenza quali Bianca Maria Petrucci (docente universitaria) che è anche la curatrice del volume, Giovanni Del Zanna (architetto) e  Andrea Fabbo (medico geriatra). Insomma, una guida rivolta alle famiglie e agli operatori che assistono una persona affetta da demenza con tanti suggerimenti che vanno dall’accudimento pratico quotidiano al superamento delle barriere architettoniche, dalla progettazione dell’ambiente domestico all’alimentazione più adeguata.

Per darvi una minima idea della mia parte del libro, Alimentazione e Alzheimer, qui sotto allego qualche paragrafo della premessa.

Mangiare, come respirare, è un atto naturale, strettamente legato alla nostra natura di animali, ancor prima che di umani. Tuttavia, rispetto alle “cugine” scimmie, la nostra evoluzione lo ha reso più complesso e anche meno spontaneo. Lo sappiamo: il cibo non viene più raccolto o cacciato ma acquistato, e consumato solo dopo varie fasi di preparazione.

Se poi è fresco, va conservato in frigorifero e consumato entro una scadenza, poi va cotto, tagliato e messo in tavola. E, ancora, in tavola non si mangia con le mani ma è necessario servirsi di tanti utensili che, nella nostra società, bisogna saper maneggiare se si vuole stare in compagnia, facendo anche attenzione a non farsi male con i coltelli o le forchette, o mentre si beve da fragili bicchieri di vetro.

Immaginate ora di provare fame o sete ma di non essere capaci di comunicarlo. Oppure di non sapere da quante ore digiunate o di non provare mai il senso di sazietà e desiderare sempre di mangiare. Oppure di non riconoscere più gli alimenti che vi propongono e non capire se ciò che mettete in bocca ha un buon sapore oppure no, ma anche se è rovente e vi ustionerà il palato. E poi di non ricordarvi più come si mangia, come portare gli alimenti alla bocca. E, ancora, la fatica di stare seduti a lungo mentre avreste voglia di alzarvi e camminare.

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